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LETTERA CIRCOLARE DEL CUSTODE A TUTTI I FRATI • 2005
  

 Gerusalemme, 11 marzo 2005

Prot. A-22/05

A tutti i Religiosi della Custodia
Loro Sedi
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Fratelli carissimi,

il Signore vi dia pace!

Desideriamo informarvi del cammino compiuto dal Discretorio di Terra Santa in questo ultimo periodo e condividere serenamente con voi alcune riflessioni sulla vita della Custodia.

In questi mesi ho viaggiato molto, principalmente nelle diverse parti della Custodia, per incontrarvi e conoscere da vicino la vostra vita nel vostro ambiente. Anche come Discretorio cerchiamo di muoverci e di incontrarvi nelle diverse realtà ed attività. Non sempre ovviamente è possibile arrivare a ciascuno ed avere per tutti il tempo necessario, ma cerchiamo di fare del nostro meglio per esservi vicini e solidali. A parte i fratelli che si trovano in Egitto, dove spero di andare tra breve, ho incontrato tutti almeno una volta.

La prima considerazione è un ringraziamento. Sentiamo di dover ringraziare tanti fratelli "per il bene che il Signore dice ed opera in loro" (cfr Amm. XVII, FF 166). Molti svolgono il proprio servizio per la Chiesa e la Terra Santa con passione e spirito di sacrificio ammirevoli. Nonostante gli acciacchi dell’età e la scarsità di personale che ci limita, vi sono ovunque fratelli desiderosi di lavorare per la Custodia, pieni di entusiasmo, con un forte spirito di appartenenza e con tanta voglia di fare. Alcuni di noi sono stati chiamati ad operare in condizioni umanamente difficili, in solitudine, in contesti sociali a volte addirittura ostili; eppure ciascuno continua il proprio lavoro con serenità e senza paura. "Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e nessuno muore per sé stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore" (Rom 14, 7-8). Si avverte in questi fratelli la loro consapevolezza di essere e di vivere di fronte al Signore e la certezza della sua presenza.

Incontrando i pellegrini fa veramente piacere, inoltre, ricevere parole di ammirazione per l’esempio dato da tanti religiosi. Non di rado mi viene fatto notare che con il loro sorriso e la loro accoglienza i francescani riescono a trasmettere a quanti visitano i nostri santuari la grazia dei Luoghi Santi e l’amore a questa nostra terra, patrimonio spirituale dei cristiani di tutto il mondo, e che la Chiesa con fiducia ci ha consegnato.

Con franchezza però bisogna anche lamentare che non sempre la voglia di fare e lavorare in Custodia è accompagnata dal desiderio di condividere i propri sogni e le proprie aspirazioni con la fraternità.

Se da un lato, cioè, vi è desiderio di fare qualcosa per questa terra, dall’altro facciamo fatica ad avere una visione di collaborazione e di condivisione dei nostri progetti. Non è una novità. Molti in passato hanno già lamentato questa forma di individualismo, che ci spinge a considerare proprie le attività a cui siamo dedicati.

"Dobbiamo trovare la nostra identità in «ciò che i frati devono desiderare sopra ogni cosa: avere lo Spirito del Signore e lasciarlo agire in noi» (Rb 10,8), e quindi integrare il nostro "fare" in questa dimensione per superare più facilmente la tentazione molto comune di com-prendere il nostro impegno pastorale come l’affermazione protagonistica di noi stessi, di di-ventare i "padri" delle nostre imprese" (Giacomo Bini, L’Ordine oggi. Riflessioni e prospet-tive, Roma 2000).

In Custodia questo fenomeno si fa ancora più accentuato a causa delle distanze enormi, delle divisioni politiche e geografiche e per l’estrema varietà dei nostri campi di lavoro. La scarsità di personale inoltre, che ci costringe talvolta a lasciare un solo religioso in una attività, certamente non aiuta a creare la mentalità di condivisione e di collaborazione raccomandate dal Padre San Francesco, dalle leggi della Chiesa e dell’Ordine. "La comunione di vita in Fraternità è un elemento essenziale della nostra vocazione. Da quando il Signore diede dei fratelli a Francesco (cfr. 2Test 14), non possiamo considerarci autentici Frati minori senza una relazione di vera comunione con gli altri fratelli. La comunione di vita in Fraternità è anche la nostra prima forma di evangelizzazione" (Seguaci di Cristo per un mondo fraterno. Priorità 2003-2009).
Tempo fa è stato inviato a tutti un libretto (Il progetto comunitario. Cammino d’incontro e di comunione) proprio per stimolare a riflettere su questo fenomeno e cercare di far calare poco alla volta la convinzione che è la fraternità il soggetto del nostro operare e a cui si deve fare riferimento nell’elaborazione dei nostri progetti.

Anche le nostre Segreterie Generali, ad esempio, e le diverse commissioni, salvo qualche eccezione, stentano a muoversi a causa della mole di lavoro cui ciascuno è sottoposto, ma anche per la difficoltà a preparare progetti ed iniziative insieme. Non vogliamo che le Segreterie si radunino solo per presentare un qualche resoconto al Custode e al Discretorio che pretendono di ricevere i rapporti sistematicamente. Vorremmo invece che fossero le Segreterie a suggerire al Governo custodiale cosa fare. In alcuni casi questo succede; ciò sta ad indicare che, se si vuole, non è poi così difficile darsi da fare.

Questa difficoltà alla condivisione si manifesta anche nella vita delle comunità. Se da un lato vi sono fraternità che con semplicità vivono e condividono le gioie e i dolori della vita quotidiana, cominciando dalla preghiera, purtroppo vi sono anche fraternità dove lo stare insieme si riduce ad una semplice convivenza, in cui ciascuno fa il suo lavoro, dove si mangia e si prega anche insieme, ma senza conoscersi, senza il desiderio di conoscersi e purtroppo a volte anche senza amarsi.

Il riferimento non è tanto a quelle fraternità dove esistono normali e legittime divergenze di vedute, umanamente comprensibili, che possono causare tensioni e incomprensioni. In quelle comunità, se non altro, c’è uno scontro su visioni di vita e cultura diverse, vi è insomma una passione. Il pensiero piuttosto va a quelle fraternità spente, dove sembra mancare la passione e dove forse si fa tutto quello che si deve fare, nelle attività come nella preghiera comune, ma senza partecipazione. Accanto a religiosi pieni di entusiasmo, ve ne sono altri demotivati e stanchi, nei quali sembra affievolita la gioia del Vangelo. "Non hanno più vino" (Gv 2, 3).

"È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione" (2Cor 5, 19). Eppure ci sono ancora alcuni fratelli che faticano a perdonare o a lasciarsi perdonare, chiusi ad ogni confronto, in cui sembra che l’ultima parola sia il rancore e non la riconciliazione, che stentano ad accettarsi e che a causa di ciò soffrono e sono fonte di sofferenza.

In fondo a tutto ciò vi è un problema di fede, intesa come cammino continuo di ricerca di Dio e approfondimento delle proprie convinzioni personali (cfr. Rom 14, 5). Non sempre nelle nostre case sussiste la consapevolezza e la percezione della presenza di Dio nel nostro vivere. Dai nostri atteggiamenti e discorsi, insomma, non traspare chiaramente che è Dio colui che illumina l’esistenza, che qualifica i rapporti interpersonali, che sorregge nelle fatiche, che rende fertile la solitudine e dà un senso alla nostra presenza qui, in questa Terra e in questa Chiesa. "La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono" (Eb 11, 1). Quale speranza ci alimenta? Perché facciamo così fatica a vedere Dio nel nostro vivere?

Questo malessere si esprime presso alcuni in atteggiamenti continuamente critici nei con-fronti della fraternità e dei superiori, nella difficoltà a vedere Dio nelle povertà di ciascuno di noi, nel capovolgimento delle priorità e degli interessi a scapito della crescita spirituale, oppure nel dedicarsi esclusivamente ad attività esterne e non legate alla fraternità. In altri si manifesta in atteggiamenti di apatia e disinteresse, quando non di sfiducia, per ogni iniziativa e in generale per la nostra realtà. In altri ancora nel dedicarsi esclusivamente alle diverse attività, mettendo in esse tutto il proprio cuore.
Troppi fratelli, anche nella formazione iniziale, non hanno un accompagnatore spirituale, una persona cioè con cui confrontarsi alla luce della Parola di Dio. È francamente inammissibile.

Questo ovviamente vale innanzitutto per noi. Tuttavia anche ciascuno di voi è invitato a ri-flettere e a interrogarsi sulla qualità della nostra vita e della nostra preghiera.

Ma nonostante tutto, siamo ancora fiduciosi che tutta la fraternità riesca a crescere e a far crescere il Regno di Dio. "Non temere, uomo prediletto, pace a te, riprendi forza, rinfrancati" (Dan 10, 19). Non disarmiamoci dunque e riprendiamo il cammino di fede con serenità, gioia ed impegno. La certezza dell’amore di Dio e della sua misericordia ci renda capaci di amore e misericordia tra di noi e ci apra ad una visione di fede della realtà di questa nostra Terra e del suo futuro.

Permetteteci ora di informarvi sulle recenti decisioni prese dal Discretorio in questi ultimi mesi.

Formazione
Ancora una volta la formazione iniziale e permanente è fonte di interesse del Discretorio e anche di preoccupazione. Certamente non si può pretendere che tutto vada subito per il verso giusto, ma non siamo ancora del tutto soddisfatti. Con onestà dobbiamo riconoscere che alcune scelte dovranno essere rivedute.

Come è già stato annunciato nel Congresso Capitolare e da una mia recente lettera, i professi solenni di San Salvatore sono ora assegnati alle diverse comunità limitrofe di Gerusalemme. Tutte le fraternità interessate hanno accolto con gioia questa decisione, attenuando in parte la nostra apprensione per questa scelta che, seppur considerata dovuta e voluta, come tutte le novità suscita anche trepidazione.

Il Segretario per la Formazione Iniziale sta lavorando bene e con competenza e questo ci rende fiduciosi che poco alla volta si possa impostare adeguatamente il cammino formativo.

Per quanto riguarda invece la formazione permanente, abbiamo deciso di cominciare ad organizzare incontri, conferenze e confronti secondo i diversi settori (superiori, economi, parroci, sagrestani, direttori di scuola, ecc.). Mi auguro che presto si possano attuare queste iniziative.


Statuti CTS
La Commissione per la revisione degli Statuti della Custodia è già al lavoro. Presto riceverete una lettera da parte della stessa Commissione per dare le indicazioni necessarie. Dovranno essere preparati anche gli ordinamenti che regoleranno le attività dei Commissari di Terra Santa, che saranno poi presentati al Definitorio Generale, per la loro ratifica.
Santuari

I pellegrini stanno tornando, grazie a Dio, per cui abbiamo pensato di rivedere gli orari di alcuni santuari, come a Nazareth, che dal mese di aprile resterà aperto continuamente per quindici ore quotidiane. Anche in altri santuari gli orari dovranno essere riveduti e si dovranno trovare forme nuove di accoglienza e di animazione dei Luoghi Santi.

Stiamo cercando di sensibilizzare l’Ordine a preparare guide di Terra Santa. In questo momento, infatti, sono pochissimi in Custodia i frati preparati a questo servizio che è essenziale per la nostra entità.

Abbiamo accettato di accogliere nel nostro santuario di Sephoris, da molti anni rimasto vuoto, un gruppo di monaci appartenenti al ramo contemplativo dell’Istituto Verbo Incarnato, che avranno cura del luogo e dell’accoglienza dei pellegrini e dei cristiani del paese. Ci auguriamo che entro l’anno i monaci possano già entrare nel sito.

Stiamo preparando anche un programma per l’accoglienza di volontari che ci aiuteranno nella vita dei santuari. Cercheremo anche di creare luoghi particolari, in cui i volontari possano vivere senza interferire nella vita delle rispettive comunità religiose.

Ridimensionamento
La grave mancanza di personale attuale e in prospettiva, ci costringe a fare delle scelte dolorose che immagino susciteranno anche sofferenza e dolore in alcuni di noi. Abbiamo già chiuso nei mesi scorsi la casa religiosa di Milano. Entro giugno pensiamo di lasciare anche la casa di Montevideo. Nel Discretorio di Nazareth abbiamo anche votato e deciso di lasciare il complesso di Roma Casalotti. È stata, quest’ultima, una scelta difficile e particolarmente sofferta. Immagino che i tanti fratelli che sono passati da quel luogo o che hanno mosso i primi passi nella vita francescana in quel convento o che hanno costruito anche materialmente quella casa, siano dispiaciuti e forse anche irritati. Me ne rendo conto, ma restiamo convinti che in questo momento sia una scelta obbligata. Non intendiamo comunque vendere il complesso, bensì darlo in comodato per un tempo limitato.

Molti altri progetti sono ancora in cantiere, riguardo alla vita della Custodia e dell’Ordine. Non appena saranno più maturi ve ne renderemo partecipi. Spero che potremo presto coin-volgerci tutti maggiormente nell’elaborazione di progetti e iniziative in modo da sentirci tutti attivamente partecipi della vita della nostra fraternità.

Vi ringraziamo ancora una volta del vostro servizio e dedizione. Vi chiediamo di perdonarci se qualche volta abbiamo ferito qualcuno di voi o se non siamo stati sufficientemente attenti alle vostre necessità. Aiutateci ad animare la Fraternità con suggerimenti, fraterne critiche e soprattutto con la preghiera.

A tutti voi giunga di vero cuore un fraterno augurio per una Felice Pasqua di Resurrezione.

Fraternamente


Fr. Pierbattista Pizzaballa ofm
Custode di Terra Santa



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Created/Updated Monday, 14 March, 2005 at 8:56:08 am by J.Abela, E.Alliata, Marina Mordin
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