Updated: Tuesday, February 15, 2000 at 19:16
Una grande mostra a Milano
Terrasanta. Dalla crociata alla custodia di Terra Santa
di Michele Piccirillo (SBF - Jerusalem)

"Noi abbiamo potuto vedere colui che è il primo fondatore e il maestro di questo Ordine (dei Frati Minori), al quale obbediscono tutti gli altri come a loro superiore generale: un uomo semplice e illetterato, ma caro a Dio e agli uomini, di nome frate Francino (Francesco). Egli era ripieno di tale eccesso di amore e di fervore di spirito che, venuto nell'esercito cristiano, accampato davanti a Damiata in terra d'Egitto, volle recarsi intrepido e munito solo dello scudo della fede nell'accampamento del Sultano d'Egitto. Ai Saraceni che l'avevano fatto prigioniero lungo il tragitto, egli ripeteva: "Sono cristiano; conducetemi davanti al vostro signore". Quando gli fu portato davanti, osservando l'aspetto di quell'uomo di Dio, la bestia crudele si sentì mutata in uomo mansueto, e per parecchi giorni l'ascoltò con molta attenzione, mentre predicava Cristo davanti a lui e ai suoi. Poi preso dal timore che qualcuno dei suoi si lasciasse convertire al Signore dall'efficacia delle sue parole, e passasse all'esercito cristiano, lo fece ricondurre con onore e protezione nel nostro campo. E mentre lo congedava, gli raccomandò: Prega per me, perché Dio si degni mostrarmi quale legge e fede gli è più gradita".

Chi scrive è Giacomo di Vitry vescovo di San Giovanni di Acri poi cardinale di Santa Romana Chiesa, contemporaneo di Francesco di Assisi, che probabilmente aveva incontrato in terra di Egitto tra le armate cristiane impegnate nell’assedio di Damietta.

"Va anche aggiunto -continua il vescovo- che i Saraceni tutti stanno ad ascoltare i predetti frati minori mentre liberamente annunciano la fede di Cristo e la dottrina evangelica, ma solo fino a quando nella loro predicazione incominciano a contraddire apertamente a Maometto come ingannatore e perfido. Allora quegli empi insorgono contro di loro, li percuotono e li cacciano fuori delle loro città; e li ucciderebbero anche, se Dio non li proteggesse in maniera prodigiosa".

Dopo circa due secoli di guerre tra armate cristiane e musulmane per il possesso della terra di Palestina, Francesco con il suo gesto profetico di vero seguace di Gesú Cristo che annuncia il Vangelo della pace ad amici e nemici, inaugura un nuovo modo di convivere e confrontarsi con i Musulmani sulla sponda orientale del Mediterraneo.

Un gesto in qualche modo rivoluzionario da inserire nella volontà di Francesco e dell’Ordine di predicare Cristo a tutte le genti, secondo il mandato di Cristo stesso: "Andate e predicate il Vangelo a tutte le creature". Quando nel capitolo del 1217 il mondo da evangelizzare fu diviso in province, nella provincia di Siria o di Terra Santa fu inviato frate Elia come superiore del primo nucleo di frati della Provincia Ultramarina, un vasto territorio che da Costantinopoli si estendeva a tutto il Levante e perciò fu chiamata anche provincia di Romania (da Rumaioi, i Greci).

In questo contesto si inserisce il viaggio in Oriente di Francesco e il suo incontro con il sultano Malik al-Kamil. Le fonti francescane posteriori sono unanimi nel far seguire all’incontro con il sultano Malik al-Kamil un pellegrinaggio di Francesco ai Luoghi Santi di Palestina facilitato per lui e per i suoi frati da un lasciapassare del sultano: "Il sultano...lo invitò con insistenza a prolungare la sua permanenza nella sua terra, e diede ordine che lui e tutti i suoi frati potessero liberamente recarsi al sepolcro di Cristo, senza pagare nessun tributo". Sempre secondo tali fonti, chiaramente di parte ma nello spirito dei futuri rapporti tra i Frati Minori e la Terra Santa, Angelo Clareno scrisse: "Quando san Francesco partì per le regioni d’oltremare per visitare i Luoghi Santi, predicare la fede di Cristo agli infedeli e guadagnarsi la corona del martirio...fatto visita al Sepolcro di Cristo, tornò prestamente nella terra dei Cristiani".

La presenza dei Frati Minori in Oriente

Con un breve papale inviato al Patriarca di Gerusalemme (che risiedeva a San Giovanni d’Acri) con il quale il Papa autorizzava i Frati Minori a impiantarsi in oriente con la costruzione di conventi e di oratori, le fonti dell’epoca informano sull’esistenza di conventi dei Frati Minori prima del 1291 a Acco, Tripoli, Sidone, Tiro, Antiochia, e Giaffa, dove San Luigi IX fece costruire loro un convento e una chiesa nel 1252/53, e a Gerusalemme, dove il convento abbandonato viene sicuramente indicato nel 1294 da fra Ricoldo da Santa Croce percorrendo la Via Dolorosa: "E ivi appresso (dopo la Quinta Stazione) si è un luogo di Religiosi che fu dei Frati Minori".

Le successive sconfitte crociate seguite dalla caduta di Asdud nel 1265, di Antiochia e di Jaffa nel 1268, di Tripoli nel 1289, e di Acri nel 1291, vengono ricordate nelle cronache dell’Ordine per i frati che vi persero la vita. Un frate minore fu decollato a Asdud dopo aver accompagnato al martirio duemila cristiani, quattro frati minori furono decollati dopo la presa del castello di Safed in Galilea insieme a tutti i cavalieri Templari nel 1266, due conventi furono distrutti a Antiochia, frati furono uccisi a Tripoli, altri 14 furono messi a morte a Acri (oltre a 74 clarisse).

Quello che meraviglia nel racconto di questi fatti tragici di guerra, sono i rapporti "amichevoli" intercorsi prima, durante e dopo, tra le autorità musulmane e i Frati Minori.

Il caso più singolare è quello di Fra Fidenzo da Padova, superiore della provincia d’Oltremare negli ultimi anni della presenza crociata sulla costa palestinese. Durante il concilio di Lione del 1274 al quale partecipò, Papa Gregorio X gli chiese di scrivere un trattato per la riconquista della Terra Santa. Nell’opera, oltre al racconto della caduta del castello di Safed e della morte di quattro dei suoi frati che egli aveva inviato come cappellani ai Cavalieri Templari, fra Fidenzo ricorda anche la libertà di movimento che egli godeva nel territorio e tra le truppe vittoriose musulmane grazie ad un salvacondotto datogli dal sultano. Si trovava a Tripoli, quando seppe della caduta di Antiochia il 18 maggio 1268. Subito vi accorse in aiuto dei cristiani prigionieri, e per vari giorni seguì a cavallo l’esercito del sultano. Dopo la caduta di Tripoli , il 26 aprile 1289, il sultano Kalaun gli permise di entrare tra le sue truppe vittoriose, dove troviamo il frate a discutere di teologia con i soldati di fede musulmana.

Con questi precedenti, si spiega un documento conservato nell’archivio del convento di San Salvatore a Gerusalemme emanato il 24 novembre 1427 dal sultano Barsabai Ashraf che ratifica quanto già precedentemente emanato da Bibars e dai suoi successori a favore dei Frati Minori: "I religiosi franchi dimoranti in Gerusalemme, nel convento di Sion, in Betlemme, ed in Ain Karim...si presentarono al maestoso nostro palazzo e sollecitarono con preghiere l’abbondanza delle nostre nobili beneficenze, proponendosi di ottenere dalla nobile nostra benevolenza che c’interessassimo di loro, essendo essi sotto la nostra nobile protezione, e l’alto nostro governo; e che facessimo di nuovo un secondo nobile firmano generale, da annettersi al primo già emanato in loro favore, il contenuto del quale è che: "questi religiosi hanno in mano nobili firmani dati loro dai re (nostri) predecessori, i quali sono: il vittorioso re Melek Saher Bibars (1260-1277), il vittorioso re Melek Mansur Kalaun (1279-1290), il vittorioso re Melek Naser Muhammad (1293-1294)...".

I sultani Bibars, Kalaun e Melek Naser, che avevano ricacciato l’esercito crociato fuori dalla terra palestinese, nello stesso tempo garantivano con firmani la presenza dei Frati Minori a Gerusalemme e a Betlemme.

La presenza fu ufficializzata da parte musulmana con il permesso di proprietà concesso ai Frati Minori del convento del Monte Sion costruito sulle rovine della basilica della Santa Sion presso il Cenacolo, e da parte della Chiesa Cattolica con la creazione della Custodia di Terra Santa nel 1342 con bolla papale. A questo passo importante della storia della presenza francescana si giunse grazie ai buoni uffici dei reali di Napoli Roberto e Sancia di Angiò presso la Sede Apostolica e presso la corte del Sultano mamelucco al Cairo.

Fra Nicolò da Poggibonsi che si trovava in quegli anni a Gerusalemme, visitando la basilica del Santo Sepolcro scrisse: "All’altare di Santa Maria Maddalena ufiziano i Latini, cioè Frati Minori, ch’è di noi, Cristiani latini; ché in Ierusalem e in tutto oltremare, cioè in Siria e in Israel e in Arabia, ed in Egitto, non ci è altri religiosi, né preti, né monaci, altro che Frati Minori e questi si chiamano Cristiani Latini". E giungendo a Betlem: "Essendo tornati alla chiesa di Bethelem, la quale tengono oggi i Frati Minori di santo Francesco, che ce la donò Medephar, soldano di Babillonia; e’ frati c’entrarono quando io era in Ierusalem".

La mostra

In occasione del Nono Centenario della Prima Crociata abbiamo voluto inserirci nelle rievocazioni di questo episodio storicamente complesso delle relazioni tra cristiani e musulmani, e leggerlo alla luce dell’incontro di Francesco con il Sultano che colpì per la sua ardita novità la memoria storica del vescovo Giacomo da Vitry e l’immaginazione poetica di Dante Alighieri ("E poi che, per la sete del martiro,/ nella presenza del Soldan superba/ predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro,/ e, per trovare a conversione acerba/ troppo la gente, per non stare indarno,/ reddissi al frutto dell’italica erba" Cant. XI).

Al gesto di Francesco, infruttuoso secondo il giudizio di Dante, si rifanno idealmente i Frati Minori della Custodia di Terra Santa che durante lunghi secoli hanno vissuto tra i Musulmani estendendo progressivamente la loro operosità al servizio dei Luoghi Santi, dei pellegrini e della popolazione cristiana locale.

Quell’incontro fecondo e di forte attualità per le relazioni islamo-cristiane, in occasione delle celebrazioni del Secondo Millennio cristiano, diventa il filo conduttore della mostra, che intende illustrare una pagina poco conosciuta di storia della Terra Santa scritta dai Frati Minori dopo le Crociate come continuatori della presenza occidentale nelle terre delle origini cristiane accanto alle comunità dei cristiani orientali.

La mostra è imperniata sui Luoghi Santi, al cui servizio i Frati Minori dedicarono gran parte della loro attività pastorale e scientifica. All'attivismo edilizio dei Crociati prodigato in poco meno di cento anni per ricostruire i santuari danneggiati, distrutti o abbandonati in epoca precedente, dobbiamo la rinascita che ridiede alla Terra Santa il suo volto cristiano, un secondo periodo di splendore che in qualche caso eguagliò quello di epoca bizantina.

Sculture, lacerti di affreschi, oggetti liturgici provenienti dagli edifici ricostruiti dai Crociati e ereditati dai Frati Minori, serviranno a illustrare la basilica dell’Annunciazione a Nazaret, l’edicola del Santo Sepolcro, il monastero e il santuario di Lazzaro a Betania , la Basilica della Natività a Betlem, i santuari della valle del Getsemani.

Per la prima volta fuori della Palestina, verranno esposti gli splendidi capitelli scolpiti per la basilica dell’Annunciazione da un anonimo scultore di formazione francese pellegrino in Terra Santa, e il tesoro liturgico appartenuto alla basilica della Natività ritrovato dai Frati Minori nei sotterranei del convento ereditato dagli Agostiniani a nord del santuario.

Con la fortezza del Monte Tabor costruita dai discendenti di Saladino sulla cima dove sorgeva il santuario della Trasfigurazione ricostruito dai Crociati, si vuole ricordare anche la guerra che fu una costante del periodo. La costruzione della fortezza musulmana fu vista dai capi Crociati come una rottura degli equilibri instauratisi nella regione dopo la battaglia di Hattin nel luglio del 1187. La fortezza divenne il pretesto per l’indizione della Terza Crociata. Nello stesso tempo si vuole sottolineare il rispetto dimostrato dai musulmani per il santuario cristiano che non fu distrutto, anche se inglobato all’interno del muro fortificato, e l’aspetto pacifico conciliatorio dei capi musulmani che preferirono essi stessi eliminare la causa scatenante della guerra, dando l’ordine di smantellare la fortezza, ad appena 12 anni di distanza dalla costruzione, per impedire la devastazione della regione circostante di cui era vittima la popolazione indifesa. Il periodo è quello stesso di San Francesco. Il sultano è il fratello di Salah ed-Din, Sayf ed-Din al-Malik al-Adil.

Per una provvidenziale coincidenza, nel XVII secolo l’Emiro della montagna libanese, Fakhr ed-Din, donò la cima della montagna con le rovine della fortezza e del santuario della Trasfigurazione ai Frati Minori che ne divennero i custodi fino ai nostri giorni. I capitelli raccolti tra le rovine della chiesa ricorderanno il santuario cristiano, e le iscrizioni arabe con oggetti recuperati nello scavo, la fortezza saracena.

Nella seconda metà del XIX secolo, i Frati della Custodia di Terra Santa riuscirono a riscattare le rovine del villaggio di Qubeibeh/Piccola Mahomeria costruito dai Frati dell’Ospedale alle porte di Gerusalemme. Presso le rovine della chiesa parrocchiale del villaggio crociato che si trovava a sessanta stadi dalla città, i Frati Minori, salendo dal porto di Giaffa a Gerusalemme, si fermavano con i pellegrini a ricordare l’Emmaus del Vangelo dove Gesú si era manifestato a due discepoli dopo la sua resurrezione il giorno di Pasqua. Le case e gli oggetti ritrovati nello scavo del villaggio, serviranno a presentare la vita di ogni giorno in epoca crociata. Monete latine e musulmane, sigilli di principi e di ecclesiastici, ricorderanno i protagonisti di un’epoca e di un’avventura ancora presente nell’immaginario comune.

Un nuovo modo di presenza e di convivenza tra i Saraceni.

Nel convento del Monte Sion

Alla partenza dei cavalieri crociati dagli ultimi avamposti sulla costa orientale del Mediterraneo, i Frati Minori restarono o ritornarono in Terra Santa come cappellani dei prigionieri e dei mercanti occidentali, o come inviati papali. L’isola di Cipro servì da base di partenza di questi nuovi tentativi di ritorno pacifico in Terra Santa.

La costruzione del convento francescano presso il Cenacolo sul Monte Sion a Gerusalemme fu una tappa importante. Nacque così la Custodia di Terra Santa al servizio dei pellegrini e dei santuari affidata da Papa Clemente VII ai Frati Minori con bolla del 1342. Ai frati progressivamente venne riconosciuto il diritto di abitare nel convento abbandonato dagli Agostiniani a Betlemme, di celebrare sul Monte Calvario e nell’edicola del Santo Sepolcro, e nella chiesa della Tomba della Madonna nella valle del Getsemani.

Per tre secoli, la comunità dei Frati Minori visse in questo convento. Il superiore ebbe il titolo di Guardiano del Monte Sion e del Santissimo Sepolcro di Nostro Signore Gesú Cristo e di Custode di Terra Santa.

Nel convento del Sion visse come membro della comunità e poi come Guardiano per due trienni Padre Francesco Suriano, che nella sua opera Trattato della Terra Santa, racconta di un periodo particolarmente difficile vissuto dalla comunità francescana in Terra Santa. Il compito principale di Padre Francesco fu quello di assicurare alla comunità dei frati, la protezione delle autorità mamelucche egiziane, approfittando della sua amicizia personale con l’Amir Isbek presso il sultano Kaietbei del Cairo. Fu un periodo di relativa calma che terminò tragicamente nel 1510, quando una piccola flotta dei Cavalieri di Rodi riuscì a sconfiggere pesantemente nel porto di Giaffa la flotta egiziana e turca. Il sultano Kansu per rappresaglia gettò in prigione tutti i frati e i mercanti occidentali presenti nel suo territorio, confiscandone i beni, le navi ai mercanti, i conventi ai frati. Padre Francesco si trovò tra i frati che scontarono due anni di duro carcere al Cairo. Dopo un po’ di tempo quattro frati furono inviati dal sultano come ambasciatori, due alla corte di Francia, due a Rodi presso i Cavalieri per chiedere la restituzione delle navi e dei prigionieri e assicurare così la liberazione dei loro confratelli. Dopo un vano tentativo della diplomazia francese, l’ambasciatore veneto riuscì ad ottenere la liberazione dei prigionieri e la restituzione dei conventi saccheggiati.

Con il passaggio della Palestina sotto il governo turco, nel 1552 i frati furono obbligati ad abbandonare il convento del Sion, e a stabilirsi nel convento di San Salvatore restato fino ai nostri giorni la sede del Guardiano del Monte Sion. Partendo, riuscirono a portare con sé nella nuova sede alcune icone e diversi libri della biblioteca tra i quali tre preziosi antifonari miniati del XIV secolo, regalo del re d’Inghilterra Enrico IV, un breviario, e alcuni messali.

Nel convento di San Salvatore

Nella nuova sede del convento di San Salvatore, che andò espandendosi nei secoli fino a diventare una piccola cittadella all’interno delle mura di Gerusalemme, nell’angolo di nord ovest, i frati ricrearono lo spazio per la comunità e per i servizi esercitati nella sede precedente a favore dei pellegrini e della comunità cristiana della città. Il convento fu descritto nei dettagli da padre Elzeario Horn, organista al servizio del Santo Sepolcro, di Betlem, di Nazaret e della chiesa di san Giovanni ad Ain Karim nella prima metà del 1700. Una minuziosa descrizione della chiesa, della biblioteca conventuale, della parrochia , della scuola parrocchiale e delle officine che davano istruzione e lavoro ai cristiani della città, dell’ospizio per l’accoglienza dei pellegrini con gli interpreti e i frati guida, della farmacia famosa in città e all’estero per l’Elisir di Gerusalemme" che vi si produceva. Al tempo di padre Eleazaro, negli armadi della farmacia già erano allineati i vasi che il padre Commissario di Terra Santa di Genova aveva ordinato alle migliori fabbriche della Repubblica verso la fine del 1600.

Le descrizioni di Terra Santa e le guide per i pellegrini

Con l’interesse dei Frati Minori per i Luoghi Santi, fin dalle origini dell’Ordine si assiste al nascere di un’attività letteraria francescana riguardante la Terra Santa, con la pubblicazione di guide e mappe nelle quali si mettono le premesse della Palestinologia moderna.

Non a caso tale attività letteraria iniziata prima del 1292, acquistò sempre più importanza dopo il 1342, quando i Frati Minori ottennero una dimora fissa nel loro convento del Monte Sion. Fra Nicoló da Poggibonsi scrisse in quegli anni il Libro d’Oltramare, una guida fortunata di cui si registrano ben 64 edizioni!. Lo aveva preceduto nel 1330 la Descriptio Terrae Sanctae di padre Giovanni Fidanzola da Perugia, Superiore della Provincia di Terra Santa.

Sul piano pratico, i frati si presero cura di conservare con opportuni restauri i monumenti a loro affidati. Il restauro più famoso è il rifacimento dell’edicola sulla Tomba di Gesú nella basilica del Santo Sepolcro portato a termine nel 1555 da padre Bonifacio da Ragusa, dopo un intenso impegno diplomatico condotto di persona con viaggi in Europa, a Costantinopoli e in Persia, per avere aiuti economici dalle potenze occidentali, e i necessari permessi delle autorità turche.

Il grande merito di aver fatto conoscere i santuari di Terra Santa in Europa, in particolare la basilica del santo Sepolcro con l’edicola ricostruita dal padre Bonifacio sulla tomba, e la basilica della Natività a Betlem, è del padre Bernardino Amico, due secoli prima che l’orientalista David Roberts ne divulgasse l’esterno e l’interno con le sue litografie acquarellate eseguite durante il viaggio del 1838. Verso il 1591 lo troviamo in Terra Santa, come lui stesso racconta nella sua opera, dove si fermò per diversi anni al servizio dei Luoghi Santi. Tornato in Europa affidò i suoi disegni all’incisore Antonio Tempesti di Roma. Nel 1610 uscì la prima edizione del Trattato delle Piante e Immagini dei Sacri Edifizi di Terra Santa illustrato con 20 lastre di rame e 38 disegni. Nel 1620 padre Bernardino curò una seconda edizione dell’opera che fu stampata a Firenze e illustrata con 47 disegni incisi da Giacomo Callot.

In Terra Santa le tavole servirono, per espressa volontà dell’autore, agli artigiani di Betlem per costruire i modellini su scala dei santuari oggi conservati nei musei d’Europa. Se dall’amore dei Frati Minori verso la Terra Santa origineranno in Europa i Sacri Monti, sul piano sociale, l’interesse antiquario per i Luoghi Santi servì anche al sostentamento delle famiglie cristiane che gravitavano intorno ai santuari e al convento dei frati. I modellini della basilica del Santo Sepolcro e quelli della basilica della Natività di Betlem, espressioni maggiori dell’artigianato sacro di Terra Santa, sono il risultato dell'azione combinata dell'interesse professionale di padre Bernardino Amico, architetto e guardiano del convento di Betlem, e della laboriosità dei cristiani della cittadina che ben guidati seppero eseguire questi oggetti di artigianato d'arte al servizio dei pellegrini.

Nella sua opera padre Amico situa la basilica del Santo Sepolcro nel suo contesto urbano utilizzando, lo dice lui stesso, la pianta di Gerusalemme pubblicata a Roma nel 1578 da un confratello, fra Antonino degli Angeli che era stato, a sua volta, aiutato dal padre Gianfrancesco Salandra. Persa per gli studiosi moderni, la pianta di fra Antonino è ricomparsa nel luglio 1999 in una mostra organizzata a Tel Aviv come parte di una collezione privata della famiglia Molodovan di New York.

Sul piano scientifico l’interesse verso i santuari si è concretizzato in un’opera documentaria pregevole e di sicura attendibilità storica, l’Elucidatio Terrae Sanctae di padre Francesco Quaresmi pubblicata in due grossi volumi in quarto ad Anversa nel 1639.

Un'apologia convinta della presenza francescana in Terra Santa affidata alla memoria storica, per cui padre Quaresmi è considerato con quest'opera il caposcuola di una scuola francescana di palestinologia , conservatrice di tradizioni locali "finché non se ne dimostra l'assurdità e l'infondatezza storica". Un principio che se in diversi casi può far sorridere, non manca di giustificazioni moderne venutegli dalla continuazione della ricerca condotta dai suoi confratelli archeologi.

Il restauro di padre Bonifacio, i rilievi del padre Amico e la descrizione del padre Quaresmi sono da comprendere anche come risultato di un certo clima culturale che si viveva nella comunità francescana di Gerusalemme , dove si ponevano le basi della moderna palestinologia scientifica.

Nello stesso periodo, troviamo a Gerusalemme padre Tommaso Obicini da Novara eletto Custode di Terra Santa dopo la morte del suo predecessore per peste. Come superiore della missione, Padre Tommaso riuscì a realizzare il sogno di ridare vita al santuario dell’Annunciazione a Nazaret. Quattro mesi dopo la sua elezione, come lui stesso racconta in un opuscolo pubblicato a Roma nel 1624, si recò prima a Sidone poi a Beirut per incontrare l’Amir Fakhr ed-Din principe del Libano e della Galilea. Ricevuto cordialmente, gli espose il motivo della sua visita. Il principe druso, con sua grande sorpresa, non solo gli regalò la grotta ma aggiunse anche una somma per l’inizio dei lavori di restauro. Come orientalista, Padre Tommaso aprì a Roma nel convento di San Pietro in Montorio una scuola per l’insegnamento della lingua araba e caldea (siriana) dove i futuri missionari avrebbero potuto imparare la lingua prima della partenza per la loro destinazione. Per gli studenti, Padre Tommaso pubblicò una grammatica e un dizionario di lingua araba.

Concludiamo questa rassegna degli scrittori francescani di Terra Santa con lo storico che in lunghi anni di paziente ricerca nelle biblioteche di Europa ha riportato alla memoria fatti da molti dimenticati, padre Girolamo Golubovich, autore e animatore nella prima metà del Ventesimo secolo della Biliblioteca Bio-bibliografica di Terra Santa, una miniera a disposizione degli studiosi. A Padre Girolamo, nato a Costantinopoli in un ambiente cosmopolita e poliglotta, il Padre Custode affidò nel 1898 l’incarico di compilare un sunto storico dei sette secoli di presenza francescana in Terra Santa. Dalle sue ricerche nell’archivio della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme e nelle biblioteche di Costantinopoli e di Europa, maturò l’idea della Biblioteca, nella quale pubblicare i documenti riguardanti la storia della Custodia. Tra le scoperte più importanti del Padre Girolamo, ricordiamo l’originale del Trattato di Terra Santa del padre Francesco Suriano scovato nella biblioteca di Perugia, e l’originale inedito della Ichnographiae Monumentorum Terrae Sanctae di padre Elzeario Horn in tre volumi nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

La Custodia di Terra Santa e le nazioni d’Europa

La Custodia di Terra Santa fin dalle origini si è caratterizzata ed è stata voluta come un’organizzazione internazionale aperta ai frati di tutte le province dell’Ordine dei Frati Minori. Una organizzazione in patria abbastanza semplice ma incisiva con ramificazioni che raggiungevano le corti europee, assicurava le offerte necessarie per il mantenimento delle opere e il sostentamento dei frati in Terra Santa. Tramite questi frati incaricati, detti Commissari di Terra Santa, le nazioni cristiane erano direttamente coinvolte nella Custodia dei Luoghi Santi, con l’invio delle offerte e prendendo le difese diplomatiche dei frati in caso di necessità presso l’autorità mamelucca o turca. I documenti (firmani) conservati nell’archivio della Custodia a Gerusalemme emanati dalla segreteria del sultano del Cairo e poi dalla Sublime Porta di Costantinopoli attestano questo interesse e coinvolgimento delle nazioni cristiane.

Una scelta di doni ai santuari per lo più oggetti liturgici della basilica del Santo Sepolcro e della Basilica della Natività giunti a Gerusalemme dalla ‘Cristianità’, vuole ricordare tali rapporti storici. La scelta è stata guidata oltre che dalla internazionalità, dalla intenzione di presentare nella mostra oggetti rappresentativi di diversi ambiti di produzione artistica.

L’Inghilterra è rappresentata con gli Antifonari di Enrico IV del convento del Monte Sion, il Regno di Portogallo con il catino di argento usato dal Padre Custode per lavare i piedi ai pellegrini appena giunti a Gerusalemme, la Lombardia con gli Antifonari di fra Giacomo da Monza, la Repubblica di Genova con il parato per pontificale solenne e con i vasi della Farmacia, la Repubblica di Venezia con un candeliere di argento con le scene della Passione, la Francia con un calice di Luigi XIV e un ostensorio donato da Madame de Condè, la Polonia con il reliquiario della Santa Croce, l’Austria con alcune tavole d’altare della bottega dei Pacher e i ritratti dei principini di Casa d’Absurgo, il Regno Spagna e di Napoli con gli argenti giunti da Madrid, da Messina e da Napoli. Un ostensorio giunto dal Messico nel 1865 vuole sottolineare il grande interesse dimostrato da Massimiliano d’Austria per la Terra Santa e l’apporto moderno delle nazioni americane per i Luoghi Santi.

Con l’aggiunta di due stelle in metallo che furono approntate nel 1847 per rimpiazzare nella Grotta della Natività quella di argento posta dai Francescani nel 1717 sparita in una disputa di proprietà, causa scatenante della guerra di Crimea. L’intervento della Francia presso la Sublime Porta fece riapparire la stella originale che fu risigillata sul pavimento nel 1852.

Conclusione

"Qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo...I frati...possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani...". Così Francesco ammonisce i suoi frati nella Regola. E il Capitolo Generale dell’Ordine tenutosi a Montepulciano nel 1287 sotto la direzione di padre Matteo da Acquasparta tenne a ricordare ai superiori provinciali "quod nullus minister scienter mittat fratres insolentes ad provinciam Terrae Sanctae"("che nessun ministro coscientemente invii frati attaccabrighe nella provincia di Terra Santa" per chi della redazione capisce poco il latino maccheronico!).

Un monito chiaro nello spirito del Vangelo e dell’incontro di Francesco con il Sultano d’Egitto che aveva aperto il nuovo modo di essere presenti tra i musulmani. L’amore per l’umanità di Gesú Cristo spinse i frati verso la Terra Santa e per la missione al servizio dei Luoghi Santi e dei pellegrini.

La mostra in occasione dell’anno giubilare vuole ricordare gli otto secoli di presenza francescana in Terra Santa un lungo periodo non sempre sereno di cui i Frati Minori furono testimoni privilegiati. Contingenze storiche hanno fatto dei Frati Minori i successori e continuatori dell’esperienza crociata. Con più aderenza storica essi si ritengono l’anello di congiunzione tra il 1291, come termine di un’avventura politico-militare europea in Vicino Oriente, e l’oggi, i conservatori di un patrimonio di fede e di cultura che tutti ci accomuna, i santuari di Terra Santa. Per secoli i Francescani sono stati con i mercanti dei fondaci e i pellegrini occasionali gli unici rappresentanti, meglio testimoni, della cristianità europea nel Vicino Oriente, con una missione primariamente di natura religiosa nata e nutrita dallo slancio profetico di San Francesco. Una presenza che nei secoli di mezzo ha avuto anche un valore forse politico, ma che ha per noi oggi un grosso valore culturale che sarà doveroso per lo studioso attento tener presente nella sua ricerca alla riscoperta dei possibili contatti tra due mondi in qualche modo contrapposti ideologicamente.

© copyright Michele Piccirillo
Studium Biblicum Franciscanum - Jerusalem

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Created / Updated Tuesday, February 15, 2000 at 19:16:34 by John Abela ofm
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