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Scuole cristiane in Terra Santa
- La convivenza nelle scuole tra cristiani e musulmani -
L’ESPERIENZA FRANCESCANA DELL’EDUCAZIONE ALLA TOLLERANZA

Artemio Vítores ofm

La convivenza nelle scuole tra cristiani e musulmani

Lo scopo principale delle scuole cattoliche è l’educazione umana e cristiana della gioventù. Però, nello stesso tempo, accettano non solo cristiani non cattolici, ma anche non-cristiani, concretamente i musulmani. Attualmente i musulmani sono circa il 40% degli iscritti alle scuole cattoliche in Terra Santa. Ci sono alcune scuole, per esempio quella dell’Hortus Conclusus, vicino a Betlemme, i cui iscritti sono tutti musulmani, o quella delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta a Gaza, in cui lo sono quasi tutti (il 98,1% degli iscritti). Tra le scuole dei frati, quella di Gerico si avvicina al 90% di musulmani. La scuola spagnola “Vergine del Pilar” ha un 77,1% di bambine musulmane. Nelle scuole che appartengono agli ortodossi circa l’85% degli iscritti sono musulmani e in quella degli Anglicani lo sono ben il 95%.

Le scuole cattoliche in Terra Santa presentano quindi due aspetti fondamentali: seguono i programmi scolastici stabiliti dal ministero della Pubblica Istruzione del Paese nel quale si trovano e, d’altra parte, propongono una educazione prettamente cattolica. Come s’inseriscono coloro che non sono cattolici e, in particolare, i non-cristiani in questo progetto generale?

 Già nel lontano 1809 i francescani avevano stabilito le norme fondamentali perché l’integrazione fosse reale: rispetto da parte della scuola per il diritto dell’alunno al proprio credo religioso; e rispetto da parte dell’alunno per il regolamento della scuola. Queste condizioni valgono per tutti e devono essere accettate, per iscritto, dal padre dell’alunno al momento dell’iscrizione.

Rispetto per il credo dell’alunno

Il problema si presenta soprattutto con i musulmani. La risposta della scuola cattolica è la seguente: l’educazione religiosa, cioè la lezione di religione, sia per il cristiano che per il musulmano. Così, quando i cristiani hanno la loro ora di religione, anche i musulmani hanno la loro. Questa non è una novità per i francescani, giacché nelle loro scuole di Gerusalemme si fa così dall’anno scolastico 1957-‘58; nel 1964 l’”esperimento” è stato esteso a tutte le altre scuole della Palestina, in parte per volontà del governo giordano, e nel 1961 alla scuola di Acri per la zona d’Israele. Così i francescani sono stati tra i primi ad accogliere il principio della libertà religiosa affermato dal Concilio Vaticano II.

È vero che nelle scuole cattoliche c’è di solito una cappella per celebrare la Messa e per altre liturgie, mentre non c’è una moschea, ma questa è solo una precauzione, poiché la costruzione di una moschea all’interno della scuola comporterebbe la perdita della proprietà. Una moschea è un luogo sacro e, come tale, secondo la mentalità musulmana, farebbe passare in secondo piano tutte le altre attività della scuola.

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Rispetto per il regolamento della scuola cristiana

Una scuola cristiana ha i suoi propri “simboli”: il crocifisso nelle aule, la preghiera all’inizio della giornata scolastica, una uniforme che può includere uno stemma in cui compare la croce di Terra Santa, ecc. Come si adegua un musulmano a questi simboli cristiani? Qui prendiamo in considerazione due realtà che possono avere un forte impatto: la recita del Padre Nostro e la proibizione del chador o velo islamico.

Quanto alla preghiera all’inizio delle lezioni, l’alunno musulmano resta in rispettoso silenzio o recita una preghiera propria dei musulmani. Secondo le testimonianze che ho raccolto, i bambini e le bambine musulmane mostrano grande rispetto. Non dimentichiamo che uno dei grandi valori dell’Islam è la preghiera. Forse sarebbe bene recitare una preghiera “buona” sia per i cristiani che per i musulmani. Alcune scuole hanno già pensato a questa soluzione.


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