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Basilio Talatinian, ofm
Il Vangelo di Maria

I
I PURI SPIRITI E LA MATERNITÀ DIVINA DI MARIA

Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, uno nella sostanza divina e trino nelle persone, pur essendo infinitamente beato e glorioso in se stesso, volle fin dall’eternità creare i puri spiriti, ossia gli angeli, e gli uomini per ammetterli alla sua visione beatifica e renderli felici per sempre; tutto questo per puro amore che è diffusivo per se stesso, a condizione però che essi credano alle verità che avrebbe loro rivelate, verità che avrebbero superato di molto, anzi di moltissimo la capacità dei loro intelletti. Senza fede non è quindi possibile piacere a Dio; bisogna cioè credere che Dio esiste e che ricompensa chi Gli è fedele nei sentimenti e nelle opere.

Dio Padre decise fin dall’eternità che il suo unigenito Figlio s’incarnasse nascendo da una donna vergine per opera dello Spirito Santo, per essere re, sacerdote e profeta di tutti, degli angeli e degli uomini - i quali ultimi sono composti di anima spirituale e corpo materiale - e glorificare degnamente la Santa Trinità e portare tutti alla gloria celeste. Quanto alla donna che lo avrebbe dato alla luce, sarebbe stata associata al Figlio suo nel regno e perciò era destinata a diventare la regina di tutti, tanto degli angeli quanto degli uomini.

Arrivato il tempo fissato, Dio uno e trino creò gli Angeli in numero incalcolabile e l’immenso materiale per la formazione di miriadi di stelle, da una delle quali avrebbe avuto origine la terra che sarebbe stata abitata dagli uomini, i quali si sarebbero moltiplicati a miliardi e da uno dei quali sarebbe nata la donna che sarebbe diventata la madre del Figlio di Dio.

Gli angeli erano adorni della grazia santificante col corteo di tutte le virtù, come lo furono Adamo ed Eva. Non vedevano però Dio faccia a faccia; per questo non erano beati, non erano perfettamente felici. Perché potessero arrivare alla visione beatifica di Dio, dovevano prima essere provati sia nel loro intelletto che nella loro volontà.

Dio, il loro creatore, li provò rivelando loro la sua natura intima, cioè che Egli è uno nella sostanza e trino nelle persone - Padre, Figlio e Spirito Santo - e che il Figlio si sarebbe incarnato e sarebbe nato da una donna piena di grazia e santità, per cui sarebbero diventati rispettivamente il re e la regina dell’universo creato, e che perciò tutti, angeli e uomini, per raggiungere la salvezza eterna, si sarebbero dovuti servire della loro mediazione e avrebbero dovuto tributare loro lode, onore e amore.

Tutti gli angeli capirono perfettamente il contenuto della rivelazione e la sua importanza. Ma qui bisogna dire che non tutti gli angeli, non appena creati, cominciarono ad adorare, lodare e ringraziare il loro Creatore e a pregarlo di conservarli nella sua grazia e nel suo amore. Infatti un certo numero di angeli erano così intenti a contemplare la bellezza dei doni ricevuti che non si chiesero neppure da chi provenissero, e quindi non seppero riferirli a Dio e rendergli gloria come era giusto che facessero.

Il risultato di questi due differenti atteggiamenti verso Dio si vide nella risposta data alla rivelazione. I primi espressero subito il loro atto di fede a quanto era stato loro rivelato e si mostrarono disposti fin da quel momento a riconoscere, rispettivamente per loro re e per loro regina, il Figlio che si sarebbe fatto uomo e la sua degna madre.

I secondi, invece, rimasero incerti per un attimo se dovevano credere o no alla rivelazione testé ricevuta e riconoscere la regalità dei due. Fra di loro ce n’era uno, di nome Lucifero, che superava di molto gli altri per la perspicacia e acutezza del suo intelletto, ma anche per la sconfinata sua superbia. Egli era propenso a non credere, ma voleva sentire un po’ anche i suoi numerosi ammiratori influendo su di loro perché stessero tutti dalla sua parte. Li abbordò quindi dicendo loro che ciò che avevano sentito non poteva essere che un’allucinazione, perché, a considerarla bene, l’espressione «Dio uno nella sostanza e trino nelle persone» non ha proprio alcun senso ed è una specie di contraddizione che un intelletto ben pensante non può in alcun modo accettare e credere vera. «Io credo - disse Lucifero - a un Dio unipersonale e certamente anche voi la pensate come me. L’esistenza di tre persone che sono tutte Dio ci porta al politeismo e il politeismo porta all’ateismo, perché è impossibile che ci siano più Dei. Dunque non vi possono essere tre persone divine. Ora se non esistono queste tre persone, non può esistere neppure il cosiddetto Figlio che dovrebbe diventare anche uomo e che noi dovremmo riconoscere come nostro re, riverire e onorare. Quindi non si può parlare neppure di una donna che lo dovrebbe dare alla luce. Supponiamo anche che esisterà questa donna: ma può forse una natura impastata di fango essere superiore alla natura angelica che è tutta spirituale? Neanche per sogno!».

Prima che gli ammiratori di Lucifero dessero una risposta, Michele, che era pieno di zelo per la gloria di Dio e altrettanto pieno di amore verso il prossimo, volle esporre il suo pensiero al fratello Lucifero. Era accompagnato da Gabriele e da Raffaele, e così gli parlò: «Vorrei che tu splendessi ancora di più col prestare fede e obbedienza al nostro Creatore. Tu sai benissimo che noi tutti siamo creature di Dio, il quale ci ama e vuole vederci felici con Sé, e che lo saremo certamente se Gli crederemo e Gli ubbidiremo. Egli è l’eterna verità che non s’inganna ed è anche somma santità che non può ingannare. Umiliamoci, ubbidiamo e crediamogli, anzi mostriamogli la nostra riconoscenza, perché ci ha arricchiti di cognizioni sulla sua natura intima che il nostro intelletto non avrebbe mai raggiunto da solo. Chi di noi, infatti, avrebbe mai pensato che in una sola sostanza divina ci potessero essere tre persone? Tu credi in un solo Dio unipersonale, ma un Dio uno e trino allarga enormemente il nostro orizzonte! Le tre persone hanno nomi pieni di amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, che sono tra di loro in una comunione vitale di amore sempre in atto. Inoltre il Padre ama talmente le sue creature dotate d’intelletto e di volontà che dà loro il Figlio come mediatore e, in previsione dei meriti che il Figlio acquisterà nella sua vita umana futura, dà loro gratuitamente la grazia di credere e di sperare per meritare la visione beatifica della Santissima Trinità. Il Figlio, incarnandosi, non cessa di essere Dio; ma la natura umana sussistente in lui viene nobilitata perché unita alla sua persona divina, per cui egli è veramente il re di tutte le creature, di noi angeli e dei futuri uomini, e come tale merita il nostro omaggio, la nostra riverenza, il nostro onore e la nostra lode!

«Quanto poi alla madre del Figlio di Dio, ella generandolo diventa madre di Dio, perché ciò che nascerà da lei è la persona divina del Figlio di Dio in un uomo perfetto, benché privo della personalità umana. Perciò ella è di una dignità inconcepibile e superiore a qualsiasi altra dignità. In corrispondenza a tanta dignità ella sarà ornata d’immensa grazia e santità, così da essere degna di essere riverita e onorata da tutte le creature sia angeliche che umane. Quindi è anche la nostra regina, come ci è stato rivelato. Non è pensabile che il Figlio anteponga un’altra creatura a colei che lo genererà nella natura umana. Di conseguenza tutte le altre creature sono a lei inferiori».

Lucifero, sempre estremamente pieno di sé e nello stesso tempo divorato dall’invidia che covava nei confronti di Michele, che era un angelo bello e potente come e quanto lui (non poteva davvero sopportare nessuno che in qualche maniera gli facesse “ombra”), non badava alle parole di quest’ultimo, ma continuava a ripetere tra sé che un Dio tripersonale è un assurdo e che perciò non esiste alcun Figlio. E che è assurda anche la sua incarnazione, perché sarebbe un annichilimento, un annientamento della sua divinità e perché la donna, da cui nascerebbe, sarebbe più grande di lui.

Gabriele aveva suggerito a Michele, prima che abbordasse Lucifero, di ammonirlo e rimproverarlo severamente e con decisione, perché si ravvedesse e credesse alla rivelazione ricevuta. Ma Raffaele, che aveva notato l’aria sprezzante di Lucifero, diagnosticò che era vittima di una malattia inguaribile, essendo pieno di un’inconcepibile superbia e alterigia.

Quando Michele ebbe finito di parlare, Lucifero gli disse: «Tra nemmeno un istante conoscerai la mia risposta al tuo… sproloquio!». E rivoltosi ai suoi ammiratori li arringò con forza dicendo loro che non fossero di mente debole come gli altri angeli, e invece di credere a una palese allucinazione credessero al loro proprio intelletto, secondo cui esiste un solo Dio unipersonale che in quanto tale esclude la trinità delle persone. «Rifiutate perciò assolutamente - così proseguì - l’esistenza di un Figlio che possa incarnarsi e annichilirsi, e parimenti rifiutate l’idea che una donna possa diventare madre di Dio, così da essere degna del tributo della nostra riverenza e del nostro onore. Come è possibile che una donna impastata di fango meriti di essere chiamata nostra regina, di noi che siamo di natura tutta spirituale? Quanto vi dico è dettato dal mio lucido intelletto, che non può in alcun modo sbagliare. Dite con coraggio la vostra decisione di non accettare tutto ciò che la pretesa rivelazione ci ha invece chiesto di accettare e di credere».

Gli ammiratori di Lucifero gridarono forte: «Noi seguiamo decisamente il nostro condottiero Lucifero, perché siamo assolutamente convinti che tutto quanto egli ha detto a Michele è la pura e semplice verità. Non c’è infatti intelletto più acuto del suo; il suo intelletto è divino; la sua voce è la voce di un Dio!».

Lucifero fu così lusingato dall’acclamazione dei suoi ammiratori che si scordò persino di attribuire quel successo al Dio unipersonale che aveva appena “difeso” e guardando con disprezzo Michele gli disse: «Hai sentito cosa hanno detto i miei ammiratori? Ti consiglio di aderire anche tu alla mia e nostra decisione».

Michele, profondamente amareggiato dalla tracotanza del capo dei ribelli e dalla sua ribellione a Dio, gli rispose: «Ti condanni il Signore!». Subito il cielo tuonò con un fragore immenso e dal tuono uscì una voce potente che disse a Lucifero e ai suoi seguaci: «Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per voi». Lucifero e gli altri ribelli piombarono immediatamente nell’inferno che avevano meritato con la loro infedeltà e disubbidienza.

Quella stessa voce si rivolse poi agli angeli che avevano creduto alla rivelazione: «Venite, benedetti del Padre mio: entrate nel regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione dell’universo. La vostra fede vi ha salvati; ora potrete vedere con vostra immensa gioia che Dio è veramente uno nella sostanza e trino nelle persone. Un giorno, quando sarà il tempo, vedrete anche il vostro Re nella natura umana. Per mezzo di lui tutto fu creato; anche voi siete stati creati per mezzo di lui e in vista di lui! Con lui vedrete anche sua madre e vi invaghirete della bellezza della sua anima piena di grazia divina e l’acclamerete vostra regina. Beati voi che avete creduto alla mia rivelazione. Ecco che vi apro il mio paradiso, e voi vi vedrete la Santa Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito, e d’ora innanzi sarete sommamente beati!».

Michele, Gabriele e Raffaele, alla testa di tutti gli angeli che avevano creduto, varcarono dunque la soglia della dimora di Dio. E mentre contemplavano la Triade sacra cantavano: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza appartengono al nostro Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Tutte le sue rivelazioni sono vere e giuste!».

Quand’ecco apparire nell’empireo anche una donna rivestita di sole con la luna sotto i piedi e con una corona di dodici stelle sul capo, adorna d’infinita e incomparabile bellezza, grazia e santità. Era la futura madre del Figlio di Dio! Non appena gli angeli la videro, tutti insieme la salutarono e acclamarono loro regina.


B. Talatinan, In Vangelo di Maria,
Franciscan Printing Press, Jerusalem 2005
15x21.5; 266 pp.; illustr. a colori
US $ 20.00

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