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Basilio Talatinian, ofm
Il Vangelo di Maria

VI
ANNA PREPARA MARIA AL MATRIMONIO

Era uno dei primi giorni di primavera. I primi tepori davano slancio rigoglioso alle piante e agli alberi. La campagna era tutta verde e fiorita; il sole conferiva al paesaggio circostante splendore chiaro e tranquillo. Bellezza, speranza e splendore incantavano l’occhio, beavano lo spirito e infiammavano il cuore indirizzandolo verso nuove mete. Anna era seduta nel cortile con la schiena appoggiata allo stipite della porta di casa. In questo momento Maria tornava dalla fontana con l’anfora piena. Quando la vide, le disse: «Vai a deporre l’anfora in cucina e vieni a sederti qui accanto a me». Maria ubbidì e si mise ad ascoltare sua madre che così le parlò: «Maria, lodiamo insieme il Signore, creatore di tutte le cose, perché è e si mostra sempre e dovunque magnifico, generoso e amoroso. Lodiamolo soprattutto perché ci comunica il suo amore e la sua potenza di creare. Vedi, figlia, Egli ci potrebbe creare direttamente senza il concorso dei nostri genitori; ma allora il mondo sarebbe troppo arido senza il sorriso e senza l’amore di una madre. Dio è invisibile, ma si rende visibile nella sua prerogativa, per dire così, dominante che è l’amore nella madre. Dunque Dio le comunica non solo la forza di creare ma anche il suo amore, affinché essa si comporti come Egli stesso che, dopo aver creato tutte le cose dal nulla, le governa con la sua amorosa provvidenza.

«Lodiamolo per i fiori dei prati e dei giardini. Hai mai osservato un fiore in sviluppo? È una bellezza e una meraviglia! Esso si slancia in su non solo per dare un bacio al sole che lo vivifica, ma anche per rimanere così in attesa evidente del polline fecondatore che gli darà la gioia di produrre semi dai quali nasceranno piante ed alberi, che faranno a loro volta germogliare altri fiori e maturare semi.

«Lo stesso avviene nell’uomo. Le fanciulle, come fiori, spargono attorno a sé grazia, incanto, dolcezza e sorrisi, scoprendo un lembo del paradiso attraverso il quale si vede un raggio della bellezza e della bontà del Signore. Sì, esse, quando sono ancora pure e buone, manifestano le meraviglie della bellezza, dolcezza e amore del Creatore. I giovani sentono emanare da esse il profumo del nettare divino e se ne invogliano più che l’ape del fiore e se le pigliano per formare un sol cuore e un sol corpo nel matrimonio.

«Vivendo insieme, si scambiano parte dei loro temperamenti, di modo che l’uomo viene raffinato e addolcito e la donna viene fortificata e irrobustita nel suo carattere.

«Questa è la volontà del Signore, che la donna e l’uomo vivano nel matrimonio e rappresentino in se stessi l’amore del Creatore verso le sue creature. E come il Signore mantiene continuamente in vita la sua creatura, così gli sposi procreando figli perpetuano in essi la lode dovuta al Creatore.

«Anche per te, cara figlia, è giunto il tempo di prepararti al matrimonio. Gli occhi di molti giovani si posano sopra di te, ti vogliono per madre dei loro figli, per compagna della loro vita nelle ore felici e nelle ore tristi. Aspettano da te uno sguardo dolce e consenziente alle loro richieste. Ma io che sono tua madre e che ti amo più di me stessa, ho pensato di fare una scelta accurata, buona e proficua per te. Vuoi sapere i nomi di questi giovani?».

MARIA: «Mamma, hai fatto un degno elogio del matrimonio. Se tutti concepissero il matrimonio come lo concepisci tu, la vita umana sopra la terra sarebbe un buon saggio del paradiso. Se non avessi qualcosa di più eccellente del matrimonio, desidererei di essere madre e di prodigarmi nella cura dei figli. Quando vedo una madre con in braccio il suo bambino, mi sembra di vedere Dio che tiene in mano il mondo. Un esempio più vivo e più commovente del Signore non è possibile trovarlo se non nella madre. Io però bramo, più che rappresentare Dio sulla terra, dargli tutto il mio amore e, dimentica di me stessa, perdermi negli abissi del suo cuore. Perciò non mi è necessario nessun altro sposo. Viviamo insieme nel santo amore di Dio come finora. Stiamo tanto bene e siamo tanto felici insieme! Se mi sposo, dovrei lasciarti. Che pena per me e che desolazione per te, cara mamma! Ti prego, non parlarmi di matrimonio».

ANNA: «Oh, figlia, io sono vecchia e sto per abbandonarti per sempre. Ho passato tristi anni senza di te e per averti, gioia dei miei occhi, ti ho promessa al Signore e ti ho offerta a Lui più volte. Tuo padre ti ha lasciata troppo presto e fra non molto ti lascerò anch’io. Tu rimarrai sola, troppo sola. Non capisci cosa vuole dire rimanere sola, per una fanciulla come te? Oh, figlia, io voglio risparmiarti questa disgrazia».

MARIA: «Mamma, perché dirmi sola se sono col Signore? Non mi hai insegnato che Dio si trova nel cuore di chi lo ama e lo serve? Ho sempre cercato di amarlo e servirlo. Perciò non sono sola né lo sarò mai».

ANNA: «È verissimo quanto dici; ne convengo volentieri. Ma questo santo Dio, che riempie di Sé tutto l’universo, si fa alle volte così piccolo che si nasconde nelle profondità del nostro cuore, tanto da sembrare che ci ha abbandonati. Ci sentiamo allora così soli che se la fede non ci sorreggesse, e spesso appena ci sorregge, Lo rinnegheremmo e così rimarremmo veramente soli. Il Signore, che così ci prova, ha voluto che avessimo in questi istanti pericolosi accanto a noi parenti o amici per sostenerci nella fede. Ora gli sposi hanno anche questo meraviglioso compito di confortarsi a vicenda nella fede per superare le difficoltà della vita. Non trascuriamo, cara figlia, i mezzi che il Signore ha messo a nostra disposizione. Il nostro cuore è così piccolo che spesso si contenta di uno sguardo amoroso e di una parolina dolce per tirare avanti in mezzo alle prove della vita».

MARIA: «Mamma, sono persuasa di quanto dici. Ma non hai or ora affermato che mi hai offerta al Signore? Se sono di Lui, e con tutta me stessa ci tengo ad esserlo, come potrei essere di un altro? Non sarebbe questo un insulto al buon Dio? Non sarebbe anche un torto che farei a te? Che cosa avresti promesso al Signore più delle altre madri per la grazia ottenuta da Lui in circostanze tanto straordinarie?».

ANNA: «Maria, anche tuo padre, che ti ha promessa al Signore come me, mi ha raccomandato in punto di morte di sposarti a un buon giovane. Dunque l’intenzione nostra non escludeva il matrimonio. Se il Signore m’indicasse un modo speciale della tua consacrazione a Lui, io Lo seguirei volentieri. Noi intendevamo offrirti a Lui educandoti al suo amore, alla purezza, a tutte le virtù, per far di te un modello di santità per tutte le donne d’Israele. Mi pare di essere stata fedele finora all’impegno assuntomi. Se continuerai a vivere come sei vissuta finora, potrai avvicinarti molto a quella figura di donna di cui il Siracide tesse le lodi. Ma sappi che quest’Autore ispirato parla della donna sposata e non di una donna nubile che non voglia sposarsi, perché lo stato verginale non è esistito e non esiste in Israele».

MARIA: «Non nego quanto sei andata spiegandomi. Ma l’uomo, mosso da Dio, va evolvendosi e perfezionandosi sempre di più. Se l’uomo facesse sempre le stesse cose, rimarrebbe in uno stadio primordiale e assomiglierebbe agli animali, che fanno le cose sempre allo stesso modo, per quanto ingegnoso. Invece l’uomo fa cose nuove, spesso almeno, adattandole alle sue nuove esigenze temporali e intellettuali. Anche lo spirito ha le sue esigenze e aspira a cose più nobili e più perfette. Se lo spirito si contentasse sempre di ciò che ha conseguito, si ridurrebbe a una vita piatta, senza nuovi orizzonti, senza impulso vitale e senza imprese generose. Il fatto che in Israele non esiste un istituto di vita verginale non deve ostare alla sua introduzione. Se nessuno lo comincia ad attuare, non esisterà mai e chi lo volesse abbracciare si vedrebbe incatenato dalla gelida affermazione che non esiste. L’uccellino che non prova a volare, non volerà mai e non godrà il panorama di vasti orizzonti né respirerà l’aria pura delle sublimi regioni. Forse che è tua intenzione di legarmi a questa terra e impedire che mi elevi a Dio con un cuore libero da ogni desiderio soltanto terreno? Non lo posso credere».

ANNA: «Sono lontana dal voler ostacolare le tue ascensioni verso Dio, ché anzi sto cercando di collocarti in una posizione favorevole. So che Dio ha benedetto il matrimonio e benedice gli sposi che nel matrimonio intendono il fine del Creatore. Quanti sacrifici deve fare la madre per allevare santamente i figli, quante virtù deve esercitare per essere fedele al suo stato! La vita matrimoniale presenta specialmente alla donna e alla madre un campo immenso per perfezionarsi ed elevarsi a Dio. Il Signore è veramente mirabile e sapiente; sa come attirare a sé il povero cuore umano, che nel matrimonio è diviso tra la creatura e il Creatore. È vero che se ti sposi, il tuo cuore sarà diviso. Dio vi avrà la sua parte e il tuo sposo la sua. Lo stesso si dica del cuore del tuo sposo. Praticamente avrai un cuore formato da due metà. Ma che cosa t’impedirà d’indirizzare a Dio queste due metà come un cuor solo? Amerai il Signore non più da sola ma insieme col tuo sposo, cosicché il tuo amore sarà raddoppiato, sarà dunque un amore non solitario, ma sociale».

MARIA: «Quanto hai detto è vero solo nella migliore delle ipotesi; ma è anche vero che il cuore rimarrà spesso monco. Chi ha consacrato a Dio tutto il suo cuore, come potrà presentarsi con un cuore così diviso? La donna maritata, se si conserva buona, ha molti meriti e accresce ogni giorno le ricchezze del suo cuore. Ma io sento un forte impulso a cercare la perfezione del mio atto anziché la sua quantità. Un pugno di vetri rotti non uguaglierà nel valore una gemma di diamante. Molti vasi incrinati sono meno appetibili di un vaso sano. Dio ama tutte le anime buone, ma la sua predilezione va a quell’anima che è del tutto immacolata e pura da ogni passione terrena. Quando darà la natura umana a Dio ciò che Egli desidera ardentemente? Non vuoi tu appagare il nostro Dio permettendomi di consacrarmi a Lui totalmente nell’anima e nel corpo? Oh, che somma gloria sarebbe per te e che gioia perfetta e colma sarebbe per me!».

ANNA: «Ora ti comprendo un po’ di più. Tu parli un linguaggio superiore alla tua età. Ciò che dici non è mai venuto al mio pensiero, né ad alcuna delle figlie di Abramo. Noi che siamo discendenti di Davide aspiriamo a dare al mondo il Messia desiderato. Le condizioni politiche della nostra nazione fanno supporre la sua prossima venuta. Se tutti i discendenti di Davide la pensassero come te, come potrebbero avverarsi le profezie del Signore? Non vuoi dunque concorrere al disegno messianico di Dio, alla salvezza di tutto il mondo? Il concorso che puoi offrire a Lui non è forse un dono perfetto di te stessa a Lui? Non è sommamente glorioso e meritorio concorrere alla salvezza di tutti, per radunarli tutti in una sola famiglia che sarà la famiglia del Signore? Pensaci, figlia, con un po’ di calma e non escludere il matrimonio per un ardore giovanile».

MARIA: «Oh, il Messia, quanto bramo vederlo, adorarlo e baciarlo! Senti, mamma, sono molti i discendenti di Davide e tutti desiderano sposarsi per poter generare il Messia. Sennonché questo Messia avrà pur bisogno di uno che lo serva. Io mi faccio fin d’ora sua ancella e con mani verginali desidero servirlo. Che onore per te, mamma, avere tua figlia al servizio del Messia e così la tua promessa avrebbe un esito impensato e consolante insieme».

ANNA: «Ma se per ipotesi mia figlia divenisse madre del Messia non sarebbe per me un onore più grande? Essere la nonna del Messia! Lasciamo, figlia, simili sogni e pensiamo alla vita nella sua realtà concreta col fare come fanno tutti gli altri. Che se contrariamente alla mia proposta sceglierai per te lo stato di verginità, sarai oggetto di critica e di biasimo da parte di tutti e farai irritare coloro che ti vogliono sposare. Chissà dove essi potrebbero arrivare col loro corruccio. Trovandoti nelle strettezze, forse prenderai decisioni sbagliate e dannose, oppure accetterai per forza ciò che ora ricusi di accettare per libera scelta. Sii saggia e ubbidiente!».

MARIA: «Ti ringrazio, mamma, per il disinteressato affetto che porti per me e per i buoni consigli che mi dai. Ma permettimi anche di ricordarti che il Signore, vedendosi scelto per sposo dall’anima verginale, se ne occuperà meglio di chiunque altro e nessuno Gli si potrà opporre senza suo danno. Come è possibile che Egli abbandoni la sua sposa all’arbitrio delle creature?

«Io ho la ferma e intima persuasione che la mia vocazione non è il matrimonio, ma lo stato di verginità. Il mio ideale è di servire Dio con anima vergine e con corpo vergine. Dio merita un olocausto perfetto e io voglio sforzarmi di rendergli ciò che merita e consumare col fuoco del divino amore tutte le esigenze terrene dello spirito e del corpo. Non disprezzo il matrimonio. Bello è avere figli. Ma stimo la verginità dell’anima e del corpo come mezzo per arrivare al più perfetto grado dell’amore divino, dell’amore per Dio».

ANNA: «Che la verginità sia bella, volentieri te lo concedo. Così pure ammetto che sia un mezzo molto adatto per arrivare all’amore divino. Ma non so e non comprendo perché tu voglia annettere tanto valore alla verginità, dal momento che Dio ha creato l’uomo per il matrimonio. Se non fosse così, Egli creerebbe direttamente gli uomini senza il concorso dei loro genitori».

MARIA: «A dire il vero, mamma, io ho una concezione di queste cose diversa dalla tua, perché parto dal principio che l’uomo, se sente in sé uno speciale impulso divino, deve rinunziare a tutto, a se stesso e al mondo, per amare il suo Creatore e cercare d’immedesimarsi con Lui per quanto è possibile. Dio è purissimo spirito e cerca anche in mezzo agli uomini qualcuno in cui possa rispecchiarsi pienamente, imprimendovi tutta la sua bellezza e la sua purezza. Se l’uomo non si libera da ogni perturbazione, l’immagine divina in lui viene adulterata, deformata, e Dio non ha più la gioia di vedersi rispecchiato nitidamente in lui. Io penso che la verginità sia la condizione più adatta a far imprimere Dio nell’anima, ma per verginità intendo quella dell’anima e del corpo insieme, di modo che l’uomo non si compiaccia di null’altro se non di Dio, non si occupi se non di Lui, non voglia piacere a nessun altro se non a Lui, non voglia farsi vedere se non da Lui, non voglia comunicarsi se non con Lui. Solo a questa condizione Dio informerà, per dire così, l’anima umana, vi vivrà a suo agio e prenderà possesso dell’uomo trasformandolo in Se stesso.

«Così l’uomo diventa simile a Dio, quasi una sola cosa con Lui, avendo i suoi pensieri e il suo amore, agendo e parlando come Lui. A questa verginità io aspiro con tutto il mio cuore e con tutte le mie forze, e prego il Signore che gradisca questo mio olocausto verginale per riprodursi in me e abbia la sua felicità in me, come io, se conserverò realmente la mia verginità nell’anima e nel corpo per perfezionarmi nel suo amore, sarò nel gaudio e sarò beata, perché vivrò in Lui che è sommamente beato. Del resto, mamma, io ho appreso da te il nucleo di queste idee. Quando ero bambina tu mi raccomandasti di essere sempre pura e monda, affinché il Signore si rispecchi in me come in uno stagno di acqua pura e limpida».

ANNA: «Sì, me ne ricordo. Ma anche nel matrimonio uno deve mantenersi puro e mondo in tutto ciò che non è necessario alla procreazione dei figli. Non era pura e santa Sara, la madre di tutti i credenti? Anche tu potrai essere come lei. Figlia, tu fai una sublimazione della verginità come può esistere solo fra gli Angeli. Ma su questa terra difficilmente si può arrivare a questa sublimazione, perché noi siamo fatti di carne e ossa. Tu sei ancora piuttosto piccola e non sai quante tempeste imperverseranno sulla tua anima e sul tuo corpo. Dai retta a me e fai quel che ti dico. In avvenire mi darai ragione. La mia volontà è che tu ti sposi possibilmente con uno di questi tre giovani che ti desiderano per compagna della loro vita. Eccoti i loro nomi… ».

MARIA: «Mamma, perdonami se t’interrompo; io ho già emesso il voto di verginità perpetua. Non voler pronunciare i loro nomi, perché sarebbe lo stesso che recar affronto al mio sposo divino».

ANNA: «Come l’hai potuto emettere senza dirmi nulla? Ti ho creduta finora una figlia docile, obbediente e pia, ma ora mi accorgo che fai le cose in segreto come se tua madre non esistesse, come se essa non contasse nulla. Non sei stata prudente e ti pentirai della tua imprudenza. Annullerò il tuo voto. Dio, prevedendo l’immaturo giudizio dei minorenni e la loro precipitazione e imprudenza nel fare i voti, ha lasciato a chi ha cura di loro l’ultima parola per decidere se essi debbano rimanere o no astretti alle obbligazioni assuntesi col voto. E io in forza di questa disposizione divina ann… ».

MARIA: «Mamma, mamma, te ne supplico, non ti adirare contro di me, non dichiarare nullo il mio voto. Aspetta un momento, ascoltami; ti dirò tutto». E piangendo continuò a dire: «Io sapevo che tu volevi sposarmi. Ma io sentivo che la mia vocazione era un’altra. Credendo di turbarti molto, non volli parlarti della mia decisione e perciò ti pregai di lasciarmi sola qualche istante col vecchio Simeone. Quando fui sola con lui, gli domandai consiglio se potevo emettere il voto di verginità perpetua. Dapprima egli era contrario. Ma dopo aver riflettuto un po’ e con un certo senso di trepidazione, me lo permise e io emisi allora nelle sue mani il mio voto. Ti prego, mamma, di non voler dichiarare nullo il mio voto. Ché se lo farai mi farai piangere e soffrire per tutta la vita».

ANNA: «Figlia, non vedi in quale imbarazzo mi hai messa? Ora io non so cosa fare. Ho una grande stima di quel vecchio sacerdote. Se dichiaro nullo il tuo voto, temo di andare contro la volontà del Signore manifestata nel responso di Simeone. Ma d’altra parte come potrei lasciarti sola al mondo, ora che sto per andarmene via? Come addossarmi tutta la colpa davanti a tutti per non averti dato uno sposo? Io non sapevo nulla del tuo voto e perciò ti avevo promessa a Roboamo, poi a Elia e da ultimo a Giuseppe, affinché tu potessi scegliere uno di tuo gusto. Ma ora non so dove sbattere la testa».

MARIA: «Mamma, se mi vuoi assolutamente sposare, sposami con Giuseppe».

ANNA: «Figlia, e così tu credi di avermi tolta dall’imbarazzo? Con codesta soluzione forse mi liberi dal timore di andare contro la volontà del Signore? Se io non annullo il tuo voto, non ti posso sposare con chicchessia. Il tuo peccato cadrebbe sopra di me e tutte e due saremmo colpevoli».

MARIA: «Mamma, se ho suggerito il nome di Giuseppe, è perché ne so qualche cosa. Certamente tu ti ricorderai bene come egli si comportò egregiamente quando ci accompagnò durante il nostro viaggio di ritorno da Gerusalemme a Nazaret. Ebbene, in una delle tre notti passate nel viaggio io stavo coricata vicino a te e dormivo. Durante il sonno mi sembrò di trovarmi in un deserto immenso, arido e desolato. Quand’ecco spuntò davanti a me un poggio ricoperto di fiori e in cima a esso germogliò un bellissimo giglio. Io ne fui invaghita e stavo per coglierlo, quando mi svegliai dal sonno. Sentii un mormorio che proveniva dall’apertura del vano in cui giacevamo e alla luce tenue della luna vidi Giuseppe che era in ginocchio e pregava. L’ardore del suo cuore prorompeva in parole che nel silenzio della notte potevano essere percepite da me: “Signore, - egli mormorava - la tua santità mi abbaglia e mi rapisce talmente che io mi credo spoglio delle mie miserie e ammantato della tua abbagliante purezza. Santo d’Israele, volgi lo splendore del tuo volto sull’anima mia e sul mio corpo, affinché io risplenda della tua purezza immortale e mi avvicini a Te, m’immerga in Te e scompaia in Te, per vivere di Te. Fa’ che il mio cuore non sia tocco da nessuna bufera mondana, anzi da nessuna aura per quanto leggera dei piaceri mondani, affinché il tuo purissimo amore permei tutte le fibre del mio cuore e vi prenda dimora stabile e perpetua. Quando vedo quel volto, mi sembra di vedere il volto della tua purezza, che m’incatena e mi fa disprezzare tutti i beni di quaggiù. Signore, d’ora innanzi sono tutto tuo e rinunzio definitivamente a tutte le creature per essere partecipe della tua purezza e santità e per goderla insieme con Te”.

«Io non so a qual volto egli alludesse, ma mi convinsi che egli si proponeva con queste sue parole di non sposarsi, per vivere verginalmente. Infatti pochi giorni fa, essendo io andata dalla zia Rachele, trovai da lei la cugina Maria, la quale, cullando e accarezzando il suo Giacomino, mi confidò ciò che aveva sentito insieme a sua madre dalla zia di Giuseppe. Questa infatti aveva riferito i contrasti che erano sorti tra Eli e Giuseppe a riguardo del matrimonio. Per quanto Eli si sforzasse di convincerlo a sposarsi, Giuseppe rimaneva saldo nel suo proposito ed escludeva per sé non solo determinati matrimoni, ma ogni matrimonio.

«Non sarebbe bene, mamma, che tu andassi a trovarlo per esporgli il mio caso? Se egli accetterà, contrarremo un vero matrimonio, ma senza venire meno al voto».

ANNA: «Figlia, mi dici sempre cose nuove, a cui non sono avvezza. Ma se Giuseppe accettasse un simile matrimonio, sarei doppiamente contenta, perché me la caverei elegantemente sia dalla necessità di annullare il tuo voto, sia dal pericolo di lasciarti sola al mondo. Non trovando altra soluzione, mi vedo nella necessità di seguire il tuo suggerimento».

 

Alcuni giorni dopo ricorreva il compleanno di Eli. Anna andò a fargli visita per esprimergli le sue felicitazioni e fargli i suoi auguri. Entrata nel cortile di casa, vi trovò Giuseppe mesto e pensieroso. Gli si avvicinò salutandolo cortesemente. Poi gli disse: «Giuseppe, prima di entrare da Eli, ti voglio confidare una cosa». Il falegname non era disposto a chiacchierare, ma d’altra parte non voleva umiliare e respingere una donna che conosceva, per cui si mise in ascolto con semplicità. Anna gli spiegò in poche parole il caso di Maria.

Il giovane cambiò improvvisamente volto e divenne sereno e gioviale esclamando: «Che raggio celeste m’illumina! Che soluzione meravigliosa e imprevista del mio caso. È la mano di Dio che guida Maria e me; e io sono ben lieto di seguirla docilmente».

Quindi insieme andarono da Eli. Questi guardò Anna con certi occhi scrutatori che volevano cogliere dal volto di lei la risposta alla sua proposta di matrimonio di Maria con Giuseppe e la ebbero subito dal sorriso che gli fece Anna.

Giuseppe lo salutò e gli disse: «Padre, non ti ho offerto ancora il mio dono per il tuo compleanno: ti do Maria per nuora».

Il povero Eli non credeva ai suoi orecchi. Aveva domandato ad Anna Maria in sposa a Giuseppe, ma questi si era fin’allora ostinatamente rifiutato di acconsentirgli. Non aveva il coraggio di presentarsi ad Anna per disdire la proposta, dopo che ella per uno speciale favore gli aveva promesso di mettere Giuseppe tra i pretendenti di sua figlia. Perciò quando ebbe udito le parole di suo figlio, pianse dalla gioia benedicendolo.

Quindi di mutuo accordo si stabilì il giorno del fidanzamento. Anna fece la raccomandazione di non spargerne la notizia per non avere noie.

Quando nel pomeriggio fece ritorno a casa, vide un commesso viaggiatore bussare alla porta del cortiletto. Gli si avvicinò e gli domandò cosa desiderasse. Egli le rispose che era stato incaricato da Ezechiele di consegnarle una lettera. Anna gli servì una bevanda e lo congedò.

Nella lettera il cognato si rammaricava molto del fatto che la madre di Maria non l’avesse ancora ragguagliato sul consenso della figlia, ma aggiungeva che non era più il caso di pensare a un fidanzamento con Roboamo perché questi, obbligato dalla legge del levirato, si era sposato, benché con qualche riluttanza, con la moglie di uno dei suoi fratelli, morto senza aver generato figli.

Anna ringraziò il Signore per la buona svolta che aveva dato al corso delle cose liberandola da molti guai e grattacapi che le potevano venire da Roboamo. Subito dopo venne a trovarla Rachele per dirle che suo figlio Elia, stanco di aspettare, si era deciso a stabilirsi a Cafarnao, dove si sarebbe sposato con una fanciulla assai ricca.

Da una parte Anna si vedeva sciolta da ogni legame verso altri, ma dall’altra doveva rassegnarsi a lasciare sua figlia in una condizione economicamente assai modesta. Inoltre era molto dispiaciuta del fatto che la soluzione data da Maria alla cosa, cioè matrimonio con voto di verginità, le toglieva la speranza di avere e vedere dei nipotini coi quali consolarsi nella vecchiaia, e nei quali perpetuarsi. «Che crudele destino mi è toccato!», diceva fra sé. «Per sempre è escluso che il Messia nasca dalla mia famiglia. Addio sogni che avete riempito il mio cuore dacché nacque Maria! Debbo rassegnarmi a rinunziare anche a quella mezza gioia che procura una speranza cullata».

Poi se la prendeva col vecchio Simeone, lamentandosene per aver dato un simile consiglio a sua figlia e così aver causato la sua disgrazia. Pensando poi all’ideale di Maria diceva fra sé: «Sembra che sia innamorata di Dio e che voglia sposarsi con Lui. Forse che la lettura del Cantico dei Cantici le ha esaltato l’immaginazione? Ma in questo libro si celebra l’amore di Jahvè verso il suo popolo eletto e viceversa. Non si può darne un’altra spiegazione. Ma se Maria l’avesse interpretato non in senso collettivo, bensì in senso individuale? Certo, la sua vita è stata sempre intemerata e tutti i miei rimproveri fattile in diverse occasioni sono risultati indebiti. Può darsi benissimo che l’abbia inteso anche in senso individuale e cerchi di procurare al suo Sposo divino tutto quell’incanto che una sposa veramente bella e amante vuole e può procurare al suo sposo. Se fosse così, potrei io lamentarmene giustamente? Ma se fosse così, da quale altra donna potrebbe il Messia desiderare di nascere? Ah, è sempre bello sognare, ma il sogno non lascia nulla nelle mani!».

Infine cessò di arzigogolare col cervello per mettersi subito a preparare l’occorrente per il fidanzamento, che fu celebrato con molta semplicità e senza troppo rumore. Solo i parenti prossimi furono invitati alla cerimonia. Gl’invitati non cessavano di congratularsi con Giuseppe per essersi scelto una simile fanciulla. I due promessi sposi si guardavano di tanto in tanto e si sorridevano.


B. Talatinan, In Vangelo di Maria,
Franciscan Printing Press, Jerusalem 2005
15x21.5; 266 pp.; illustr. a colori
US $ 20.00

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