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Maria della Trinità
Colloquio interiore
9a edizione
a cura di G.C. Bottini - L. Cignelli
Jerusalem 2004
9.5x16,5; 464 pp.; 16 pls.
U.S. $ 10.00

Figlia e sorella di missionari calvinisti svizzeri, Luisa Jaques nacque a Transvaal (Sud Africa) il 26 aprile 1901.
Non provava alcuna attrattiva per il cattolicesimo. La malattia – nel corso della quale incontrò Adrienne von Speyr († 1967) – e un seguito di delusioni avevano spento in lei ogni slancio. “Una lunga catena di sacrifici e di lotte inutili” l’aveva portata alla conclusione: “Dio non c’è”. Al suo grido il Signore rispose forzando la porta della sua prigione: la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1926 una chiamata misteriosa e irresistibile rovesciò la sua esistenza. In un momento Dio era diventato una certezza. Ma cosa voleva dire? A forza di interrogarsi e impegnarsi nell’ascolto docile del Signore, Luisa tracciò il suo cammino. Scoperta la sua vocazione di clarissa, nella quale si sentì confortata anche da P. Maurice Zundel († 1975), la perseguì con generosità e sacrificio fino a realizzarla nel 1938 a Gerusalemme dove divenne Suor Maria della Trinità.
Per ordine del confessore scrisse il “racconto della sua conversione e vocazione” e “appunti” con i pensieri che la voce divina faceva risuonare dentro di lei. Si offrì a Dio con voto di vittima e morì serenamente il 25 giugno 1942. I suoi scritti, apparsi anche in francese, fiammingo, tedesco e inglese, sono patrimonio della spiritualità cristiana.


Chi si accosta agli Scritti di Luisa Jaques (Suor Maria della Trinità) sarà subito colpito dall’importanza spirituale e dall’autenticità del loro contenuto. “Messaggi senza parole” sono tradotti in linguaggio parlato con rigore e concisione straordinaria. L’insistenza sui dettagli della vita comune nel chiostro mostra che, alla luce del Vangelo, è in gioco la carità fraterna. Sotto apparenti futilità si nasconde la leva che solleva il mondo.
Dov’è la loro attualità per il nostro tempo? Il tema fondamentale è l’ascolto interiore della voce del Signore. È il Cristo, mediatore tra noi e il Padre, che effonde lo Spirito Santo nelle anime e che vive in noi come parola operante della Sapienza di Dio; è Lui che vuole e deve essere ascoltato. Per rendersene capace il cristiano deve fare silenzio in sé. Luisa se l’è sentito chiedere diverse volte; le sarà anche indicato senza sosta che Dio si trova sia nel prossimo che nella preghiera e nell’Eucaristia e che può essere ascoltato e compreso attraverso i desideri e le esigenze dei nostri fratelli. Un secondo insieme di verità è il pensiero che Dio rispetta la libertà umana che ha creato; Egli non fa che offrire, non impone. Verso la fine degli Scritti si fanno più insistenti le allusioni a un “voto di vittima” presentato come supremo desiderio del Signore. Poco importa dopo tutto che Luisa abbia percepito la voce diversamente dagli altri cristiani; lo sa e lo dice lei stessa. Ma l’intensità spirituale con cui questa voce risuona qui deve farci tendere l’orecchio non verso l’esterno ma verso l’interno di noi stessi, in cui essa parla ugualmente.

(dalla Prefazione di Hans Urs von Balthasar)



Dagli Appunti di Sr. Maria della Trinità:
1. (Senza data) “Dimenticati! Non ti occupare dei tuoi bisogni materiali o spirituali. Quando hai tutto ciò che ti occorre, mi privi della gioia di prendermi cura di te”.
5. (Dopo la mia Professione, 29-VIII-40; 2 sett.) “Tu sei mia; – sei completamente mia… Non andartene. Resta con me, in me che non ti abbandono mai. Ti ho atteso tanto tempo.
Questa è la sola realtà: Io t’amo e ti custodisco. Per adesso e per l’eternità. Tutto il resto, bisogna sopportarlo con dolcezza e con pazienza. Sono immagini fuggitive che passano attorno a te. Ma io resto. Io t’amo e ti custodisco”.
9. “L’avvenire è mio, di che hai paura?”.
— Della notte, della notte della fede in cui io sono sola. —
“Per illuminare il tuo cammino ti ho dato la Madre mia, Stella del mattino, guardala”.
— Temo la mia debolezza, la mia scempiaggine, le mie illusioni. —
“L’obbedienza scaccia le illusioni. Non ha bisogno d’essere intelligente chi da la sua vita alla Sapienza eterna. Non pensare che a me, non pensare che a piacermi: io ti trasformerò”.
Gesù!
1 Gennaio 1941.
15. — Mio Dio, perdonatemi le colpe dell’anno passato. Voi vedete quanto me ne pento; vi supplico di aiutarmi a evitarle d’ora innanzi.
Perdono per gli sprechi e le omissioni; sprechi di parole;
ho profanato ogni giorno il silenzio interiore!
Spreco di tempo, nella pigrizia, nella lentezza, nella tiepidezza nel mio lavoro.
Perdono d’aver tracurato lo studio della mia santa Regola; e per tante infedeltà!
Per essermi risparmiata; (d’ora innanzi fare una cosa alla volta dedicandomi a essa interamente; farla con la perfezione che mi è possibile).
Perdono per le preghiere vocali dette macchinalmente; per le ore di adorazione in cui ho pensato a me piuttosto che a Voi, mio Salvatore e mio Dio! Mio Salvatore nascosto!
Perdono per le comunioni insufficientemente preparate; per le confessioni incomplete.
Perdono per le mancanze contro la carità in pensieri, giudizi temerari; in azioni, mancanze di cortesia; in parole imprudenti.
Signore, ecco questo ammasso di miseria che io sono. Oh! mi dono lo stesso, mi offro a Voi. Abbiate pietà!
Risoluzione: fedeltà.
Fare una cosa alla volta, dedicandomici tutta.
Silenzio.
Preparare le sante Comunioni.
Coraggio per essere esplicita e netta in confessione.
Non giudicare nulla. Amare, amare…
Mio Dio, aiutatemi a non cercare nessun sollievo, nessuna mitigazione al di fuori di quelle prescritte dalla nostra santa Regola.
Aiutatemi a esservi rigorosamente fedele, Signore mio Gesù, che avete sofferto tanto per me!
Degnatevi di gradire il mio desiderio di sofferenza, il mio desiderio di offrirvi il più possibile di sofferenze!—
26. (16 Agosto): “Metti le tue cose in ordine. Tieniti pronta, perché verrò ben presto a prenderti. Verrò a prenderti all’improvviso”9 .
31. “La più sacrificata in tutto il monastero non è colei che fa il maggior lavoro visibile, – è colei che fa il maggior lavoro invisibile, che sa meglio nascondersi, non incomodare nessuna, essere leggera agli altri e rendere la propria anima trasparente sicché mi si scopra in lei. Il più importante non è il lavoro che fate voi, è quello che voi mi lasciate fare tra voi”.
37. “Non perdere la tua serenità per causa del lavoro. Una religiosa deve dominare con lo spirito il compito affidatole, se no, è una mercenaria, non è una religiosa.
Bisogna semplificare, ridurre le vostre necessità come faceva mia Madre. Bisogna prendere nella calma decisioni sagge e serene.
L’ordine consiste nel cercare in tutte le cose prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto viene dato in soprappiù.
Non vi preoccupate del risultato delle vostre opere; io do l’accrescimento e la fecondità nella misura con cui mi vengono affidate.
Ah! come i monasteri sarebbero fiorenti, se si avesse lo spirito di fede e di povertà che dà tutto, sforzandosi di fare solo quello che io chiedo! Io ti chiedo di obbedire esattamente alla tua santa Regola, al tuo Padre e alle tue Superiore, di amare tutto ciò che ti mando e di ascoltarmi.
Ascolta per coloro che non vogliono capire la mia voce.
T’amo, perché anche tu mi hai sempre amato.
Tu ignoravi che amavi me amando teneramente i tuoi e quelli che ho posti sul tuo cammino; tu ignoravi che ero io che tu amavi in essi e che non hai voluto mai contristare.
Ora mi conosci, mi hai incontrato. Dammi le tue sofferenze come segno d’amore, – e perché mi obblighino a spingere altre anime verso di me, come ho fatto con la tua.
Ti ho attirata nella notte; adesso andrai sempre verso maggior luce”.
43. “Allo stesso modo che le tempeste sono necessarie nella natura, esse sono necessarie in ogni anima vivente.
Non perdere la tua serenità per quelle che sono provate. Prega per loro; offri le sofferenze della mia Passione, e qualche privazione, qualche sofferenza che t’imporrai volontariamente per loro”.
61. “Ci sono diverse specie di carità:
quella del buon Samaritano che cura le piaghe del corpo e dell’anima;
quella che previene le ferite con la vigilanza facendo, in tutte le occasioni, agli altri ciò che si vorrebbe fosse fatto a noi;
ma la più alta carità è la carità interiore, che s’immerge in Dio e non si occupa che di mostrarlo, di farlo conoscere; è quella che libera le anime, perché da se stesse vengano a me, che dono consolazione e forza e vita.
Ci sono diverse buone volontà:
quella che mi dà le vostre opere;
quella che mi dà la vostra libertà, la vostra volontà;
quella che si unisce alle mie sofferenze, che si offre come vittima per partecipare anch’essa all’espiazione dei peccati. – E la buona volontà dei miei amici, dei miei intimi.
Il mio amore per voi è così immenso che non ha potuto esprimersi meglio che attraverso la sofferenza. Nello stesso modo essi mi amano.
Hai capito ciò?
Vedi come ti ho amata? Come ti ho attesa, e come ti attendo?”.
4-X-41
68. “Sono passato nel mondo facendo del bene, – recavo la pace, l’ordine, la bontà, la bontà facile.
I malati, io li guarivo; i peccati, li perdonavo; davo la gioia, quella vera, la gioia tranquilla.
Recavo le Beatitudini.
Mostravo Dio.
Se gli uomini non amano Dio, è perché non lo conoscono.
Bisogna mostrare Dio. Questa è la carità.
Non bisogna accanirsi contro il male; bisogna vincere il male col bene.
Il bene trionfa sempre a suo tempo”.
(Vigilia di Tutti i Santi, 1941):
80. “Sì, desidero che ti offra vittima volontaria, – vorrei però che vi consentisse la tua Superiora, perché tu appartieni alla tua Comunità. Ora, affinché si sappia che le religiose non devono solo provvedere al mantenimento del monastero, ma devono prima lavorare per il Regno di Dio e per la sua giustizia, io darò il segno richiesto …
Una religiosa che non ha fatto il voto di vittima, appartiene anzitutto alla sua Comunità, e Dio, pure essendo il Padrone assoluto del suo destino, tiene conto dei suoi doveri verso la Comunità.
Una religiosa che ha fatto il voto di vittima, è affidata al beneplacito di Dio, qualunque siano i suoi obblighi verso la Comunità. Essa è completamente di Dio”.
109. “Ho amato la sofferenza, io, l’Uomo dei Dolori; l’ho scelta perché quando è offerta con amore, ripara i peccati.
È l’amore che ripara, perché ciò che offende Dio nel peccato, è la mancanza di amore. Però quando la sofferenza si unisce all’amore, le prove d’amore date con la sofferenza sono una vera riparazione offerta a Dio. È dare a Dio qualcosa che egli non ha nel suo cielo.
Così ho scelto la sofferenza perché tutte, tutte le mie creature, anche le più miserabili come te, possano avere qualcosa di prezioso da offrire a Dio”.
Gesù!
129. “Apparire, apparire! ecco ciò che perde le anime!
Eppure non vi ho mostrato il volto di Dio fatto uomo?
Quando capirete?…”.
142. “Mi hanno inchiodato sopra un legno.
L’obbedienza inchioderà anche le tue mani, i tuoi piedi, il tuo cuore. Ma ricordati che essa ti crocifigge al mio Cuore, affinché niente ti separi da me; – no, neanche la morte potrà separarti; comprendilo; e conserva ciò per quando verrà l’angoscia”.
151. (8 Dic. Festa dell’Immacolata Concezione): “D’ora innanzi le tue preghiere otterranno delle conversioni, perché la mia Madre e la vostra, Maria, – Mediatrice di tutte le grazie, le offrirà unendovi le sue. Rallegrati!
Ora sei la mia vera Clarissa, votata all’amore e all’espiazione. Il più piccolo sentimento contrario all’amore, sradicalo.
Non perdere più un minuto. Veglia per cogliere tutte le occasioni di offrirmi un atto di riparazione. È perduto tutto il tempo che tu passi lontano da me. Veglia e prega”.
165. “Se ci fossero più vittime volontarie, ci sarebbero meno vittime involontarie che devono subire le conseguenze terribili dei peccati che esse non hanno commesso.
Desidero un esercito di vittime che si offrano volontariamente per soffrire i castighi immensi che l’universo si è attirato allontanandosi da Dio.
Queste vittime mi conoscono e scegliendo il Calvario al mio seguito si uniscono a me.
I castighi però, che cadono sull’universo intero, colpiscono una moltitudine di anime che non sono preparate a soffrire l’ingiustizia e che rischiano di perdere l’amore e la fede.
Desidero un esercito di vittime volontarie che, per salvare le anime, mi apportino una collaborazione che il mondo mi rifiuta”.
174. “Nell’anima tua, quando vi regna la luce della sincerità, tu puoi intravedermi.
È nel silenzio interiore che io ti parlo. Compiendo ciascuna azione, ciascun gesto con la maggiore perfezione possibile, il che vuol dire con amore, comprenderai i miei gusti e i miei desideri.
Con l’essere fedele alle piccole cose in ogni istante, come ti indico, capirai quanto io sia con te incessantemente e come ti attenda sempre…
È nei sacrifici e nella sofferenza che imparerai ad amarmi e che tu ricevi l’Amore.
Nell’ora della morte capirai quanto io ti ho amata”.
184. “Vorrei che ogni anima comprendesse che mi è cara in una maniera unica; – che ha il suo proprio posto nel mio Cuore che nessun’altra può occupare; che ha la sua missione propria che nessun’altra compirà come lei. Se si rifiuta, ciò che avrebbe potuto fare lei, non si farà. – Scrivilo.
Vorrei che ogni anima comprendesse che il mio amore onnipotente trasforma ciò che mi date, e ne trae delle meraviglie per l’eternità.
Ma se non mi date ciò che è lasciato alla vostra libera generosità, io, che posso creare dei mondi, non posso fare ciò che è stato affidato alla vostra iniziativa, se mi rifiutate la vostra collaborazione umana. Scrivilo.
Vorrei che ogni anima comprendesse quanto il proprio destino è grande e unico. Scrivilo.
Se ogni anima religiosa comprendesse che il mio amore ha bisogno di lei, che io l’attendo nell’ombra e nel silenzio dell’anima sua per vivere con lei una vita segreta tutta interiore, sarebbe felice pienamente.
Non vi sarebbero allora né languore, né melanconia, né irritazione, né noia monotona, né abitudine al mio servizio. Cadrebbero allora le dissimulazioni, le mutilazioni delle anime.
Mi faccio così piccolo, sono così vicino a voi… ma non si vuol credere che la mia divinità si nasconde sotto le apparenze che scelgo; e mentre l’anima mi passa accanto senza vedermi, soffre del suo isolamento; cerca nelle creature le gioie di cui non può fare a meno e che le creature non possono darle pienamente. L’anima che mi ha trovato in sé, ha la sua pienezza e accoglie il mio Spirito; mi ascolta e non tende che ad ascoltarmi e a ricevermi. Allora tutto le diviene utile e utilizzabile, tutto le diviene prezioso, – tutto diviene per lei dono di Dio e vita.
Ah! se ogni anima lo capisse! Scrivilo”.
247. “Ciò che ti dico per te, non hai da comunicarlo, – eccetto al Padre, al quale non bisogna nascondere nulla.
Scrivi però ciò che può essere utile ad altre anime per semplificare la loro pietà e insegnare loro ad attingere direttamente alla sorgente che sta in loro stesse, io in loro, con le mie esigenze e la mia prodigalità… Se esse mi comprendessero! quante anime utilizzerebbero meglio i loro sforzi e le capacità che hanno di amore e di generosità che restano latenti; esse le ignorano e non si sa risvegliarle in loro. La forza dell’abitudine ha spento il fuoco interiore delle mie parole.
Vorrei che ogni anima comprendesse che ha il suo posto unico nel mio Cuore che l’aspetta; che il suo amore mi è necessario, e la sua collaborazione pure; – che mi è necessario vederla felice e perfetta, – perché l’ho amata fino a morire sulla croce per essa; – sì, per ogni anima.
Vorrei che ogni anima comprendesse che ha una ragione di vivere fuori di sé più grande di lei: partecipare alla fondazione del mio Regno, – e che la sua partecipazione mi è necessaria, affinché la mia creazione si realizzi nella sua pienezza.
Vorrei che ogni anima fondasse questo Regno in se stessa; e che nella chiarezza dell’ordine e nel silenzio scoprisse che io sono là nel cuore del suo cuore, aspettandola, pronto a conversare con lei.
Quando vedo che un’anima mi ascolta e che conserverà le mie parole, allora le parlo. Ciascun’anima se volesse…”.
502. “Sì, sii la mia piccola semente piantata qui in terra di Gerusalemme, per produrvi dei frutti nella mia Chiesa, – dei frutti e molte altre sementi nella misura della mia prodigalità.
Lasciami fare. Ma che la tua obbedienza sia perfetta, come la semente abbandonata alla mia azione.
Tu sai che il chicco di grano deve morire per dare il suo frutto”.
23 giugno 1942 (due giorni prima della sua morte).
670. — Quanto Dio è buono, buono, buono! Mi vien voglia di piangere quando vi penso. Egli mi lascia credere che io sia in vacanza in Svizzera, nel paese dell’aria fresca delle montagne, come quando ci siamo incontrate per due volte con la mia sorella d’America. Stamane dopo la santa Comunione egli mi ha condotto in ciascuno di quei paesi che abbiamo attraversati e mi ha indicato le anime, molte anime che egli chiama, che egli attende. Me ne ha fatte vedere molte e negli ambienti più diversi: —
“Lo vedi, figliola mia, esse vorrebbero donarsi a me, ma non possono entrare in religione, e allora che fare?
Io desidero che le anime sappiano che mediante il voto di vittima entrano in una vita di unione con me.
Bisogna che sappiano che io desidero ardentemente questo voto di vittima.
È così che la Società si ricostruirà.
Bisogna che esse sappiano che il voto di vittima significa imitare la mia vita eucaristica.
Desidero che ve ne siano dovunque, in tutte le situazioni.
Tu mi offrirai molto a causa del tuo voto di vittima e mediante il tuo voto di vittima, – perché le anime ne comprendano l’urgenza.
Io desidero molto, dovunque vi siano delle anime generose, questo voto di vittima.
Tu soffrirai molto, ma io sarò con te e verrò a prenderti all’improvviso”.



Distribuito in Italia da:
Libreria Internazionale Francescana
Piazza Porziuncola, 1
06088 S.Maria degli Angeli (Pg)
Tel. 0758051503 - Fax 0758051504
e-mail: lif@assisiofm.org
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Created by John Abela ofm / Updated Thursday, December 25, 2003 by Raymond Camilleri ofm
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