banner
logog

© franciscan cyberspot


CUSTODY OF
THE HOLY LAND,
Franciscan Friary,
St. Francis Str. 1,
Jerusalem



MENU
LATEST
CUSTODY
COMMUNICATIONS
SBF
FPP
CIC
FAI
SHRINES
VIA CRUCIS
PILGRIMS
MADABA MAP

LETTERA DI UN VOLONTARIO TRA I PALESTINESI NEI 'TERRITORI OCCUPATI'

Data: Venerdì, 7 Gennaio 2005
Fonte: Custodia di Terra Santa

Padre Marco Malagola, membro della Commissione Justitia et Pax della Custodia di Terra Santa, ci ha passato la lettera di un volontario nei territori palestinesi. U…, come Cri…(di cui abbiamo già pubblicato alcuni stralci di diario - LINK), appartiene a Operazione Colomba – Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII


Novembre 2004

Carissimi amici,
finalmente dopo un mese e mezzo circa di permanenza in Israele / Palestina vi riesco a scrivere. Sono state settimane molto intense. Siamo perennemente sotto dimensionati come numero di volontari e tenere aperte due "presenze" ad Aboud, un villaggio cristiano-mussulmano a nord di Ramalla, e a Twani, un villaggetto sperduto nelle colline a sud di Hebron vicino a Yatta, e' stato molto difficile, anche contando malattie e infermità varie (mentali suggerirà qualcuno).

La presenza ad Aboud è iniziata nell'agosto di quest'anno in seguito alla richiesta della chiesa locale per un supporto alle comunità cristiane in terra santa ed al paese stesso di Aboud troppo spesso sotto pressione gratuita delle forze armate israeliane (IDF). I cristiani nei territori occupati sono infatti sempre di meno, moltissimi negli ultimi anni anno preferito emigrare nelle Americhe o in Europa, per ricostruirsi una vita lontana dall'oppressione dell'occupazione militare e della crisi economica. Tenete conto che ottenere il "visto" per l'espatrio è più facile per i cristiani palestinesi che andare a passare il Natale a Betlemme alla messa di mezzanotte, chiaro segno di una precisa politica del governo israeliano.

Gli obbiettivi nel condividere la vita ad Aboud sono il limitare i pattugliamenti "gratuiti" dell'IDF, l'esercito israeliano; essendo il posto completamente tranquillo dal punto di vista della "sicurezza" i passaggi dell'hummer o della camionetta di turno risultano essere più una provocazione che altro, provocazione che a volte suscita la reazione dei ragazzi più giovani con grida e qualche raro lancio di sassi, con conseguente sparatoria di pallottole di plastica e lancio di bombe sonore. Non avendo i soldati nessuna precisa "ragione" per entrare in paese la nostra presenza disincentiva azioni provocatorie come i soliti raid notturni delle pattuglie israeliane con lanci di bombe sonore e calci ai portoni e azioni punitive simili.

Ad esempio la settimana scorsa i soldati hanno sequestrato una ruspa che lavorava nei campi sostenendo che la zona era interdetta ai lavori. Dopo che i lavoratori palestinesi ci hanno chiesto aiuto con un giro di telefonate, durato 24 ore, tramite l'OCHA riusciamo a contattare l'ufficiale incaricato che in un primo momento sostiene che la ruspa stava cercando di eliminare uno sbarramento di terra (che i buldozer israeliani pongono su numerose strade per impedire la viabilità o interdire l'accesso ad una specifica regione), poi, avendogli fatto notare che non ve n'erano assolutamente dove la ruspa stava lavorando, ha detto che i soldati si erano sbagliati e che la ruspa poteva essere riconsegnata. Non avendo però nessuno provveduto ad informare i palestinesi in proposito, siamo stati noi stessi a comunicare che potevano andarsi finalmente a riprendere la ruspa sequestrata. La soluzione finale della vicenda, che in casi normali si sarebbe sicuramente diversamente sviluppata, è stata quindi ottenuta "semplicemente" grazie alla rete di contatti che Operazione Colomba ha imbastito in questi mesi.

Altre attività che abbiamo svolto sono il lavoro di traduzioni e comunicazioni con la Caritas italiana per l'ufficio parrocchiale, ed un'aiuto pratico ai lavori per la ritrutturazione del centro parrocchiale sede scout. Ad Aboud infatti vi è infatti un grandissimo gruppo scout impegnatissimo sul dialogo ecumenico tra fedeli cristiani cattolici e ortodossi. Basti pensare che negli ultimi anni proprio grazie alla volontà degli scout, che sono misti ortodossi e cattolici, ad Aboud, diversamente da tutta la terra santa cattolici e ortodossi festeggiano Natale e Pasqua nella stessa data, ed hanno un nuovo cimitero comune (costruito dagli scout). Sarebbe molto bello che gruppi scout italiani decidessero di gemellarsi con gli scout di Aboud per sostenerli e magari effettuare alcuni "scambi".

La seconda presenza che abbiamo è a Twani, paese di circa 200 persone nelle colline a sud di Hebron. Il paese, come tutti quelli della regione, è molto povero con case in pietra, senza energia elettrica (solo da poco tempo è stato istallato un generatore che funziona per alcune ore la sera), senza una sistema di acqua corrente ma con un pozzo comune dove il villaggio attinge l'acqua potabile. Nonostante ciò grazie all'iniziativa di alcune attivissimi personaggi del paese negli anni scorsi è stata costruita abusivamente la scuola del villaggio, un'edificio di 5 stanze piuttosto dignitoso per gli standard locali. Essendo la scuola una conquista impensabile per tutti gli abitanti dell'area anche i bambini dei villaggi o delle case "vicine" mandano i loro figli nella scuola di Twani. Ora la storia della costruzione della scuola è farsesca e tragica insieme, con abitanti impegnati nella costruzione di nascosto, anche nelle ore notturne, con l'esercito israeliano che impediva di volta in volta l'arrivo dei trattori con il materiale edile, bucava le gomme dei trattori minacciava di arrestare abitanti e lavoratori ed esibiva ordini di demolizione. In effetti la scuola è abusiva, il permesso per la costruzione è stato ripetutamente negato, come viene negato da anni dalla amministrazione militare dei civili palestinesi qualunque permesso per costruire nuove case, pozzi, sistema idrico o elettrico, persino ricoveri per gli animali, non solo a Twani ma in tutta la zona delle colline a sud di Hebron chiaro segno di una precisa volontà (insieme alle demolizioni, limitazioni di spostameto dei civili per le strade, e quotidiane vessazioni a cui la popolazione è sottoposta) di limitare il più possibile qualsiasi espansione o progresso dei centri abitati in vista di una possibile annessione ad Israele di tutta l'area. Si cerca in breve di far spostare con impedimenti burocratici e legislativi soffocanti, o anche con le cattive, la maggior parte possibile di palestinesi residenti in questa fascia dei territori occupati che, grazie al progetto preventivato del muro, verrebbe annessa "de facto" ad Israele.

La richiesta della "consiglio del villagio" per una presenza di volontari internazionali a Twani è stata portata all'attenzione di Operazione Colomba da un'associazione pacifista israeliana, Ta'ayush, e dopo un periodo di prova e reperimento forze è stata accolta da Operazione Colomba in collaborazione con i CPT (Christian Peacemaker team), un’associazione americana-canadese che opera in terra santa con obbiettivi e modalità molto simili a noi.

La presenza nel paese consiste nello scortare alcuni bambini provenienti dal vicino villaggio di Tuba alla scuola di Twani e nel vigilare e sostenere la costruzione di una piccola clinica che il villaggio sta cercando di costruire, ovviamente sempre in modo abusivo.

La scorta o accompagnamento ai bambini di Tuba si è resa necessaria perché la strada che questi sei bambini fanno per andare e tornare da scuola passa vicino all’insediamento israeliano di Maon e del suo outpost Havat Maon, l’espansione illegale che alcuni coloni hanno ripetutamente piantato nel bosco vicino all’insediamento, dal quale sono stati evacuati due volte dalla stessa polizia israeliana, ma che ogni volta hanno ricostruito. Penso di avervi già ampiamente spiegato la politica di sostegno ed espansione delle colonie portata aventi dal governo israeliano che usa queste frange di estremisti religiosi-nazionalisti per espandere le colonie esistenti e fondarne di nuove con il metodo degli avamposti (outpost) che fondati da poche persone con roulottes e prefabbricati vengono rapidamente forniti di protezione militare, di strade e collegamento idrico ed elettrico e successivamente quando vengono costruite le case e l’insediamento si consolida inizia la politica di incentivi governativi perché altri israeliani ci vadano a vivere, i cosiddetti coloni per convenienza che raggiungono effettivamente il 75% degli israeliani che vivono nei territori occupati. Questo 25% di religiosi nazionalisti, che vedono nell’espandersi di Israele il realizzarsi di un preciso comando divino, sono però, per così dire, la testa di ponte che permette il realizzarsi stesso della politica degli insediamenti del governo israeliano. Ora i coloni di Maon e soprattutto quelli di Havat Maon appartengono proprio a questo movimento, così come quelli di Hevron o Yanun le cui storie vi ho già raccontato.

I coloni di Havat Maon sono quindi soliti ad attacchi contro i palestinesi di Twani e soprattutto contro i palestinesi che, a volte anche solo a gruppi di due tre famiglie, vivono nelle colline vicine. In questi ultimi quattro anni, in conseguenza di questi attacchi molti palestinesi hanno abbandonato le case isolate per trasfersi a Twani o nei villaggi più grossi che offrono una protezione maggiore dagli attacchi dei coloni. La popolazione stessa di Twani ha abbandonato la coltivazione dei terreni o l’utilizzo dei pozzi e pascoli più vicini all’insediamento e quindi sottoposti ripetutamente alle scorrerie dei coloni armati di fucili e pistole, ma a volte anche più semplicemente di bastoni, fionde e cani .

La storia dei bambini di Tuba spero che tutti voi l’abbiate seguita tramite i comunicati che vi ho inviato anche mentre ero in Italia. Dall’inizio della scuola le aggressioni ai danni dei bimbi e dei nostri volontari si sono seguite in un’escalation allarmante nonostante i nostri scegliessero di volta in volta di percorrere una strada più lontana dall’insediamento, fino ad arrivare a dover compiere un giro di un'ora e mezza sotto il sole nel deserto per arrivare a Twani. In seguito alla pesante aggressione a Kim e Cris due volontari del Cpt e ad Adriano di Operazione Colomba e ad una volontaria di Amnesty International, giunta sul luogo in seguito ai nostri comunicati per rendersi conto di quello che stava accadendo, vi e stata una pressione internazionale e dei movimenti pacifisti israeliani e palestinesi che ha portato l’amministrazione militare israeliana dei civili a garantire la protezione dei bambini palestinesi dai loro concittadini israeliani. Al momento il pellegrinaggio a cui assistiamo dalla collina antistante (avendoci le autorità interdetto l’accompagnamento dei bambini) al mattino ed alla fine della scuola è di quattro jeep, autorità militare, esercito israeliano, polizia israeliana e sicurezza dei coloni che scortano i sei bambini per tutta la strada a passo funebre, senza che peraltro a nessuno venga in mente di dar loro un veloce passaggio. Nonostante ciò tutte le volte che manca la jeep della polizia israeliana, e quindi dell’unica autorità che potrebbe arrestare i coloni stessi, questi scendono urlanti dal bosco, a volte con lanci di pietre e con i cani spaventando i bambini ed arrivando in un caso ad aggredire fisicamente la bambina più piccola senza che l’esercito intervenisse.

Quindi per quanto riguarda l’accompagnamento al momento stiamo solo fungendo da osservatori che le autorità militari si facciano garanti dell’incolumità dei bambini, denunciando di volta in volta le inadempienze delle autorità stesse e gli attacchi verbali o fisici che di volta in volta vediamo compiere dai coloni.
La denuncia di queste violazioni e le pressioni internazionali e dell'OCHA hanno portato anche ad un'interrogazione parlamentare presso la Knesset, il parlamento israeliano, e l?istituzione di una commissione per valutare il problema. Mi sembra comunque rilevante che nessuna azione sia stata intrapresa contro i coloni, nemmeno dopo la denuncia degli internazionali aggrediti e le spiegazioni richieste dai rispettivi consolati.

La situazione critica, ma di attenzione anche mediatica su Twani, ha paradossalmente sbloccato la situazione della costruzione della clinica. Dopo circa un mese di permessi negati, ordini di demolizione (l'ordine di demolizione è arrivato per così dire 'preventivo' come conseguenza della richiesta di costruzione della clinica), minacce di arresti per i lavoratori e per gli internazionali che venivano trovati a lavorare o anche nelle vicinanze della clinica finalmentedopo un incontro con il capo della amministrazione militare dei civili palestinesi il consiglio di Twani ha ricevuto un permesso, seppur verbale, per completare i lavori alla clinica, lavori che procedono a ritmo serrato anche con l'aiuto fisico dei volontari internazionali.
Anche qui assistiamo alla prova di come anche solo la presenza di internazionali e il conseguente impatto nell'opinione pubblica internazionale e nei media contribuisca in modo determinate nello sbloccare una situazione e nel far valere dei diritti fondamentali quali incolumità fisica, diritto alla salute ed all'istruzione. Ci tengo a sottolineare questo perché da parte delle autorità israeliane veniamo visti come fumo negli occhi, creatori di problemi che senza di noi non c'erano o, nel migliore dei casi, romantici perditempo inconcludenti.

E' sicuramente vero che per le autorità israeliane la nostra presenza è scomoda (gli abitanti di Twani sono stati esplicitamente invitati in più occasioni dalle autorità a mandarci via), siamo scomodi testimoni di quotidiane violazione di diritti fondamentali, siamo voce presso i media e la comunità internazionale per queste persone che non hanno possibilità di farsi ascoltare, siamo compagni delle loro quotidiane sofferenze che insieme a loro cercano di trovare una via d'uscita per questo incubo che da troppo tempo si protrae. Siamo piccolissimi e quasi invisibili, ma tentiamo di essere il piccolo sasso tra gli ingranaggi del mastodontico meccanismo di precisione che sta stritolando queste persone.

Ma la nostra presenza è anche per gli israeliani, per tentare di ricordare agli uni ed agli altri che sono uomini, uguali e di pari dignità; perché impedire o almeno abbassare il livello di violenza è anche per chi la violenza la compie, perché, che egli ne sia cosciente o meno ciò che egli fa si imprime come ferita indelebile nella sua stessa coscienza, ferita che rimane per la vita. Perché se a 19 anni ti viene dato un fucile, dalla potenza distruttrice dilaniante, e se perché ti sentivi onnipotente, o perché hai avuto paura hai sparato, su uomini donne e bambini, questo non può non rimanerti impresso per sempre. E lo stesso vale per i piccoli e grandi gesti di disumanitá che questi soldati per ordini, per paura, o perché ti hanno insegnato che tanto 'sono solo arabi' compiono ogni giorno; il riuscire ad evitare anche uno solo di questi gesti va fatto anche per loro, per aiutarli a riconquistare l'umanità che si perde quando ci si sente o si è in guerra.

Bene, se siete arrivati fin qui vuol dire che veramente mi volete bene e mi avete sopportato, la stanchezza a volte si fa sentire come la sensazione di impotenza di fronte ad una situazione veramente molto complicata. Inoltre la difficoltà di rimanere equivicini alle due parti in conflitto la avverto
tutta, soprattutto ora che il tempo di stare con gli israeliani è purtroppo veramente poco. Vi sento comunque tutti vicini e spero che queste pagine vi possano aiutare a sentirvi in comunione con me.

Ciao a tutti
U…


bullet  News Main                                                 Custody Main  bullet

rightlogo

 

FOLLOW THIS LINK IF YOU WANT TO Contact us - Contattaci - Contacte con nosotros

Please fill in our Guest book form - Thank you for supporting us!
Created / Updated Friday, 8 October, 2004 at 7:48:46 am by J. Abela, E.Alliata, E. Bermejo
Web site uses Javascript and CSS stylesheets - Space by courtesy of Christus Rex

© The Franciscans of the Holy Land

cyber logo footer