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I FRANCESCANI DI TERRA SANTA E L’ARMENIA. IMMAGINI E TESTIMONIANZE

Data: 26.4.2005
Fonte: Custodia di Terra Santa

La Regola dei Frati Minori al capitolo XII parla di coloro che vogliono andare tra i saraceni e gli altri infedeli. In Oriente i Francescani trovarono non solo i saraceni ma anche i cristiani e vari riti con la loro gerarchia i quali, da più di un secolo e mezzo, si erano separati dalla comunione ecclesiastica col Romano Pontefice. I Papi colsero l’occasione della loro presenza in Oriente per affidar loro il compito di svolgere attività ecumenica con la Gerarchia delle Chiese orientali. I Frati avevano già eretto la Provincia di Siria chiamata anche di Terra Santa, cui fu sottoposta la Custodia di Cilicia, quando questa fu eretta nel 1292. I Francescani svolsero l’attività ecumenica specialmente nel Regno Armeno di Cilicia, dove nel 1246 fu inviato Fr. Domenico d’Aragon dal Papa Innocenzo IV. Nell’arco di poco più di mezzo secolo i Frati Minori contribuirono molto all’unione della Chiesa armena con quella romana, specialmente per opera di Fr. Daniele da Tauriz. Il buon esito si dovette però in gran parte alle condizioni politiche del Regno Armeno di Cilicia che aveva bisogno del Papa e dei principi europei per poter difendersi dalle invasioni islamiche che lo minacciavano. Infatti, quando venne meno il soccorso dell’Occidente, esso non resistette alle armate del sultano d’Egitto e fu distrutto nel 1375. Con la scomparsa del Regno Armeno anche la Custodia di Cilicia cessò di esistere. Dal 1246 al 1375 i Francescani fondarono vari conventi in Cilicia che poi costituirono una Custodia sottoposta, verso il 1292, alla Provincia di Terra Santa. Nella città di Sis, capitale del Regno, fu fondato un convento da Fr. Giovanni da Montecorvino. In questa Custodia si distinsero Hethoun II (re di Cilicia, il quale facendosi francescano, prese il nome di Fr. Giovanni) e Fr. Daniele da Tauriz. Inoltre i Francescani avevano fondato conventi anche in altre parti della Grande Armenia non più indipendente. Sappiamo che Fr. Marco da Montefeltro fondò tra gli anni 1279-1283 un convento a Sivas (Sebaste). Un altro fu fondato a Trebizonda sul Mar Nero e ancora a Erzincan nella regione di Erzerum, dove subirono il martirio alcuni Frati da parte dei musulmani.

Dal 1375, dopo la conquista Mamelucca e successivamente dopo quella Turca, i Frati di Terra Santa poterono tornare in Cilicia – Armenia solo verso la metà del 1800. Intanto gli Armeni dopo il 1439 si erano separati quasi tutti da Roma e furono chiamati dagli Europei “Gregoriani”. Quando, nella seconda metà del secolo XIX i Francescani arrivarono in Cilicia, la quasi totalità degli Armeni era gregoriana. Ciò nonostante l’opera dei missionari latini era stimata dai gregoriani, alcuni dei quali si facevano cattolici per avere una formazione cristiana più accurata e intensa. Inoltre, per avere una protezione almeno indiretta dalla Francia a causa dei missionari latini, preferivano abbracciarene il rito. Il passaggio al rito latino presto o tardi veniva concesso dalla Santa Sede per le insistenze di coloro che si facevano cattolici. Le singole Missioni o “stazioni” con residenza stabile ai tempi di B. Salvatore erano in ordine cronologico: Maraasc (1858), Jenige-Kalè (1875), Aintab (1881), Don-Kalè (1884) e Mugiuk-Deresì (1884). In questa residenza si compirà il calvario del nostro Beato con sette suoi parrocchiani.

Le Missioni di Armenia Minore (1850-1920), cioè la province di Cilicia, Cesarea e Sebaste, furono fondate dai Francescani della Custodia di Terra Santa tra la metà del 1800 e l’inizio del 1900. La loro origine si dovette al desiderio, espressamente manifestato dalla popolazione armeno-ortodossa, di passare al cattolicesimo nel rito latino. I motivi che le provocarono furono differenti, come furono differenti le situazioni di queste cristianità medio-orientali, sommerse nel mare musulmano. Il più delle volte i Francescani rappresentavano una protezione sulla quale si poteva contare in caso della persecuzione. La Francia era la tradizionale, ed a volte efficace, protettrice degli interessi cattolici presso la Sublime Porta. Altre volte si rivolgevano ai Francescani per una migliore educazione religiosa e umanistica. I figli di S. Francesco erano, in quel tempo e in quelle terre, gli unici rappresentanti del cattolicesimo, in grado di soddisfare le une e le altre esigenze.
In Maraasc ed in Aintab i Francescani furono chiamati per controbilanciare la propaganda protestante, svolta con abbondanza di persone e di mezzi tra i cristiani armeni. In molti casi per i cristiani orientali avvidi di cultura ed emancipazione fu il protestantesimo o la latinizzazione. Nonostante ciò, quando fu possibile, i Francescani conservarono tra gli orientali i loro rispettivi riti regionali. Così, in Maraasc, gli armeni convertiti al cattolicesimo dai missionari, furono affidati alla Gerarchia Armeno-Cattolica. La presenza francescana in queste regioni non fu sporadica, né transitoria. Appena chiamati dalla popolazione e convinti della sincerità della richiesta; i missionari si stabilivano permanentemente. Così li vediamo costruire conventi e scuole, segni espliciti di questa permanenza. E’ un dovere di giustizia ricordare che non lesinarono sforzi, moneta e sacrifici umani, arrivando all’estremo di dare le loro vite per i fratelli.

A capo di ogni Missione era un sacerdote, ordinariamente aiutato da un fratello laico. Le Missioni più importanti, per esempio Maraasc ed Aintab arrivarono ad avere cinque Religiosi ciascuna. Si noti inoltre che le prime scuole aperte in queste regioni del Tauro furono missionarie: quali veri fari di progresso nel buio dell’ignoranza e fanatismo. Ogni Missione era completata con una scuola gratuita ove si insegnavano catechismo, lingue, geografia, aritmetica ecc… il “non plus ultra” del sapere in queste contrade. Il P. E. Trigo arrivò ad affermare che le parrocchie rette dai Francescani di Terra Santa non avevano di che invidiare quelle europee. Disgraziatamente le persecuzioni, che periodicamente si scatenarono contro i cristiani, esaurivano tutte le fatiche e sudori dei missionari. Ne segnaliamo tre nel breve spazio di un quarto secolo. La prima, nel 1895, che provocò tante migliaia di vittime. La seconda nel 1910, non di meno sanguinosa; e la definitiva, quella nel 1920, che annientò il cristianesimo in queste terre di antico patrimonio religioso. Dolorosa manifestazione di un odio covato lungo i secoli. I missionari , che non perirono dall’uragano delle persecuzioni, si videro obbligati a ricorrere col loro gregge ai polverosi cammini dell’esilio, alla ricerca di una terra ospitale. La incontrarono fortunamente in Siria, a quel tempo sotto il mandato francese. I superstiti narrano delle centinaia dei cadaveri cristiani che lastricavano le vie dell’Armenia, sfiniti dalla stanchezza e dal dolore. I conventi, le chiese e le scuole furono distrutti o confiscati, nelle proprietà dei cristiani si insediarono altri proprietari. Questo avveniva nel 1920.

Le missioni del Tauro

Aintab (Gazianteb per i Turchi) è situata nel centro di una vasta e ricca pianura. Quando i Francescani, verso la fine del 1800, si stabilirono in essa, aveva 2300 abitanti, dei quali 1400 erano cristiani. La S. Congregazione di Propaganda Fide, con un decreto del 4 Giugno 1881 affidò questa Missione ai Francescani di T.S. Il proposito principale del decreto era di mettere un freno alla progressiva influenza protestante nella regione. Infatti Aintab era stata scelta dai protestanti come centro della loro propagazione della regione dell’Armenia Minore. Nello stesso anno arrivarono i Francescani nella città. Affittarono provvisoriamente due case nel quartiere cristiano; una serviva loro da residenza e l'altra da scuola. Però i figli di S. Francesco, venuti con l’intenzione di rimanere, nel 1884 costruirono convento e, in seguito, l’8 Dicembre del 1908, inaugurarono solennemente la Chiesa parrocchiale dedicata all’Immacolata Concezione della B.V. Maria. In quei tempi i fedeli di rito latino erano già 800. Dal 1888 funzionava anche una farmacia gratuita dove un Religioso preparava e distribuiva ogni tipo di medicine ai poveri e meno poveri. Nei casi più gravi si facevano anche interventi chirurgici. I Francescani rimasero a Aintab solo quasi mezzo secolo. A causa della I Guerra Mondiale dovettero abbandonare definitivamente queste terre insieme ai loro fedeli, lasciando dietro sé convento, chiesa e scuola.

Maraasc
Maraasc contava circa 4500 abitanti con 1800 cristiani. I Frati di T.S. arrivarono in questa città nel 1858, su richiesta di alcune famiglie ortodosse che desideravano abbracciare il cattolicesimo. Dopo un mese dal loro arrivo i convertiti erano già 2000. Quasi allo stesso tempo un decreto da Roma li affidava alla Gerarchia Armeno-Cattolica. Nel 1886 due Francescani di Aleppo si insediarono provvisoriamente a Maraasc, aspettando tempi migliori. Fu nel 1875 quando si potè costruire un convento dedicato a S. Antonio di Padova e la scuola. I cattolici di rito latino erano circa 300, raddoppiando nei mesi successivi. Il fanatismo locale impedì ai missionari di costruire una Chiesa e dovettero accontentarsi di una cappella interna di m. 22, costruita in tempo record di una notte, giocando la vigilanza ottomana. La missione di Maraasc era la più importante che i Francescani avevano nelle montagne di Tauro. In essa i nuovi missionari si istruivano nella lingua turca. Gli anni che seguirono la grande guerra furono pessimi per questa Missione. Nel 1920, di fronte all’annuncio dell’imminente ritiro della guarigione francese, che poco prima aveva occupato la regione, la situazione in Maraasc presentava tutti gli elementi necessari per degenerare in uno sgozzamento generale dei cristiani. I missionari, con quasi tutti i cristiani, abbondantemente esperti istruiti ed da un passato di ingiustizie, si videro obbligati ad abbandonare la città. Camminando tra valli e monti, tra le nevi, ghiaccio e freddo invernale, senza rifugi e provviste, i missionari li condussero (erano circa 3000) fino alla frontiera della Siria, paese ove incontrarono un rifugio sicuro. Prima però di arrivare erano già morti, di freddo e fatica, la metà dei rifugiati con il missionario Fr. Giuseppe Achilian, Francescano Armeno.

Jenige-Kalè
Alla fine del 1800 Jenige-Kalè (Castello nuovo in Turco) era un villaggio abitato esclusivamente da armeni ortodossi. I francescani vi arrivarono nel 1875 e dopo appena un anno quasi tutti gli abitanti erano passati al cattolicesimo. Nel 1877 si fabbricò il convento e nel 1881 la chiesa. Il tutto fu distrutto durante la persecuzione del 1895. In quell’anno, il missionario in caricato dei circa 600 fedeli dovette con loro abbandonare la missione e camminando di notte per non essere scoperti, riuscirono di raggiungere la città di Zeitun, piazzaforte dei cristiani di quei paraggi. Tra le vittime dell’esodo forzato vi fu fra Vittore Urrutia, giovane francescano spagnolo. Sopita la persecuzione, i cristiani tornarono ai loro focolari distrutti per cominciare ancora una volta la ricostruzione. Però la pace era una merce rara per gli armeni di Jenige-Kalè. Questa missione, come le altre dell’Armenia Minore, fu definitivamente distrutta con la grande guerra. Poco dopo questa, precisamente il 27 Gennaio del 1920, bande di fanatici, nel loro morboso affanno di svaligiare ed assassinare nel nome della religione, assalirono il villaggio e diedero il fuoco alla Casa-Missione dove si erano rifugiati i cittadini indifesi. Questi, con il loro pastore P. Alberto Amarisse da Cave e i 23 orfani che vivevano col Missionario perirono nella cappella tra le fiamme, martiri della Fede. Così finì, nel sangue e fuoco, questa missione nella quale aveva riposto tante speranze la Custodia di Terra Santa.

Don Kalè
Un altro villaggio sperduto nelle impervie montagne di Tauro. Quando, nel 1883, i francescani arrivarono a questa Missione vi trovarono circa 1000 abitanti, tutti di rito Armeno Ortodosso. Quei buoni cittadini dovettero ricevere i missionari con le braccia aperte giacchè questi si stabilirono definitivamente l’anno seguente. Come in tutte le missioni di Terra Santa prima passarono a costruire la scuola gratuita, il convento e la Chiesa dedicati all’Assunzione della B.V. Maria. Disgraziatamente, appena finiti i lavori, il ciclone della persecuzione del 1895 annullò tutto al suo passaggio. L’anno seguente si dovette ricostruire la missione con un orfanotrofio che si edificò per raccogliere i numerosi bambini scampati dalla morte ma orfani dei genitori. Non finì qui il calvario di questa missione. Nel 1920 bande irregolari incendiarono la missione e bruciarono vivi tutti i cristiani rifugiati in essa. Alcuni giorni prima, il 21 Gennaio 1920, avevano già assassinato lapidandolo il Superiore della Missione, P. Stefano Jalinkatian e accoltellato i suoi orfani mentre con inganno fingevano di accompagnarli in salvo a Maraasc. Questo avvenne a Nederli, piccolo villaggio sulla strada verso Maraasc.

Mugiuk-Deresì. S. Giacomo Apostolo.
Ai francescani di Terra Santa appartiene la gloria di aver fondato nel 1883 il villaggio di Magiuk-Deresì (valle dei moscerini) sui fianchi del Tauro. Fino ad allora il luogo era un gruppo di “case” composto di alcune famiglie armene sperse in lungo e in largo sulle montagne. Il P. Marcellino Nobili da Montefranco, vista la difficoltà pastorale che provocava questa posizione così dispersa di fedeli, comprò un vasto terreno per 3000 piastre turche al fine di insediarvi il nuovo villaggio. L’anno seguente già aveva intorno la Missione un paesello di 22 case che poi crebbero progressivamente. La persecuzione del 1895 fu particolarmente dolorosa per questo villaggio. I quattro cavalieri dell’Apocalisse: fame, peste, guerra e morte si abbatterono su di loro. Il Superiore della Missione P. Salvatore Lilli da Cappadocia, ricevette, il 22 Novembre la palma del martirio con 11 dei suoi parrocchiani. Sette li veneriamo ora come Beati.

L’anno seguente i francescani erano di nuovo in Mugiuk-Deresì ricostruendovi chiesa, convento e l’indispensabile orfanotrofio. Ma la parentesi di pace durò poco. La prima guerra mondiale era da poco terminata. Il 23 Gennaio 1920 il villaggio e i tre religiosi che formavano la comunità: P. Francesco Di Vittorio, Fr. Alfredo Dollentz e Fra Salvatore Sabbatini furono proditoriamente assassinati nella casa del turco Loimen Oghlu Alì, dove avevano ricevuto falsa ospitalità il giorno prima. Con loro furono massacrati i 40 bambini dell’orfanotrofio. Questa sanguinosa tragedia avvenne nel comune Kaichli a due chilometri a nord di Magiuk-Deresì.
Oltre alle citate missioni dove i francescani risiedevano personalmente, i missionari servivano altri paeselli sparsi in diverse parti della cordigliera del Tauro. Così in Bonduk il P. Materno Murè aveva edificato una residenza con cappella e scuola gratuita. Le stazioni missionarie di Tembuk, Aguiolar, Fernes, Gorksum, Ghibilguil, Gueven e Arable, a un tiro di balestra da Jenige-Kalè erano visitati regolarmente dai francescani per celebrarvi i Santi Misteri e fare la catechesi ai cristiani.

In Nizip, cittadina situata a 45 km est di Aintab, P. Sabbatino Del Gaizo fondò nel 1904 una casa missione per assistere le 50 famiglie che avevano abbracciato il rito latino. Non gli fu però possibile costruire una chiesa a causa della opposizione della popolazione turca.

Cark Pazar, il villaggio a nord est di Adana. Quando i francescani arrivarono, verso la fine del 1800 sui 2000 abitanti 1300 erano cristiani di rito armeno. P. Emanuele Garcia, fondatore della missione, iniziò aprendo una scuola e costruendo una cappella dedicata a S. Michele Arcangelo mentre riceveva nella chiesa cattolica 40 famiglie ortodosse che l’avevano richiesto. Questa missione aveva anche un orfanotrofio. Finita la prima guerra mondiale, mentre ricominciava il ripristino delle opere tutto venne distrutto negli eventi sanguinosi del 1920.

C.A.


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