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UN INCONTRO ORGANIZZATO DALLA CUSTODIA DI TERRA SANTA

Data: 26.10.2005
Fonte: Custodia di Terra Santa

Gerusalemme, 18 ottobre 2005

In un clima di grande serenità e accoglienza si è svolto martedì 18 ottobre 2005, nei locali dell’Auditorium di Notre Dame, un incontro organizzato dalla Custodia di Terra Santa, per perseguire il cammino di conoscenza e di dialogo con la realtà musulmana di Gerusalemme.
All’invito hanno risposto in molti con grande disponibilità ed entusiasmo; erano presenti
religiosi musulmani e cristiani, ministri e membri del Parlamento, il rettore dell’università,e diversi giornalisti di testate locali e straniere.
Dopo la presentazione di questo storico evento,fatta dal giornalista televisivo , Padre Pier Battista Pizzaballa ha dato il benvenuto a tutti con queste parole:

Cari ospiti
Mi onora e provo un'immensa gioia nel darvi il benvenuto stasera, a tutti voi: religiosi musulmani e cristiani, ministri e membri del Parlamento Palestinese, consoli, rettori dell’università ,e delle varie istituzioni, e infine persone laiche operanti nei vari settori della società civile.
Nonostante la differenza di religione e di prospettive, oggi siamo qui riuniti da una realtà che s'impone su tutti noi e fa di noi fratelli: siamo tutti Palestinesi, viviamo sulla stessa terra. Siamo Gerosolimitani, amiamo Al-Aqsa e la Resurrezione, crediamo nel solo Dio, lo onoriamo e glorifichiamo, ciascuno secondo il proprio Libro Sacro ed i propri profeti.

Non posso, stando qui stasera, non menzionare e rivivere la singolare esperienza testimoniata dalle mura di questa magnifica sala… Mi riferisco allo storico incontro, tra Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, Fadilat Ashaikh Taysir Temimi e il Rabbino Ebraico, figli delle tre religioni monoteistiche, figli d'Abramo…
Parlando di comprensione e di accettazione, non intendo dire che una delle due parti deve abbandonare la propria fede o il proprio Libro, ma che ognuno di noi prenda coscienza che la religione è per Dio, mentre la Patria è di tutti…
E’ un invito dunque a comunicare maggiormente tra noi puntando su tutto ciò che ci unisce in questa patria. Siamo tutti credenti di Dio: Arabi, Palestinesi, Gerosolimitani, amiamo la Palestina, uniamo le nostre forze, affinché il popolo musulmano e cristiano, possano vivere come Dio li ha creati: con dignità, liberi di potere decidere in assoluta indipendenza.
Cari ospiti,
Noi frati francescani, seguiamo la via che il nostro fondatore San Francesco d’Assisi ci ha indicato: coltiviamo le buone relazioni tra le varie realtà religiose, sulla via della riconciliazione e della pacifica convivenza, accettando l’altro nonostante le differenze…
Siamo consapevoli dell’importanza del nostro ruolo, come mediatori di pace. La nostra istituzione religiosa è contestualmente coinvolta nella costruzione della società palestinese, contribuendo al suo futuro tramite la preservazione della terra e della dignità d’ogni singolo uomo. La Custodia francescana lavora da sempre nella cura dei luoghi Santi e dei pellegrini…

Cari ospiti,
Fin da quando siamo presenti in questa terra, abbiamo lavorato inserendoci nei bisogni sociali. Abbiamo aperto asili ed orfanotrofi, scuole ed istituti... aperte ai musulmani ed ai cristiani senza distinzione, educando all’amore per il fratello e alla patria seminando tra di loro la carità.
Abbiamo insegnato a tanti palestinesi la lavorazione manuale della madreperla e del legno d’ulivo… Questo tipo di artigianato, ricopre un ruolo importante nel settore artigianale e turistico palestinese soprattutto a Betlemme e Gerusalemme.
Fin dall’inizio del secolo scorso e durante i lunghi periodi di conflitto, ci siamo resi conto della necessità di preservare appezzamenti terrieri ed abitazioni soprattutto a Gerusalemme. La Custodia francescana ha 391 abitazioni nella città vecchia e circa 150 appartamenti fuori le mura. Abbiamo in fase di costruzione 72 appartamenti a Betfage. Queste case, sono date in affitto, ma spesso sono offerte alle famiglie più bisognose. La realizzazione di tutto è stata possibile grazie all’aiuto di persone ed enti molto generosi e convinti del diritto dei palestinesi di continuare a vivere liberi e dignitosamente nella propria terra.

Cari ospiti,
...L’invito, che rivolgo e di cominciare a lavorare insieme, di prenderci per mano l’un l’altro, unendo le nostre forze, volgendo il nostro sguardo sul futuro affinché il nostro domani sia luminoso e carico di speranze per i nostri figli, per i figli di tutta la Palestina.

Al termine di questo primo intervento è stato proiettato un filmato sulla vita di San Francesco, dall’inizio della fondazione dell’ordine dei Francescani ad oggi, evidenziando il cammino e l’opera di evangelizzazione che i Francescani hanno percorso nel corso di questi secoli in Terra Santa.

Si sono susseguiti gli incontri di tutti gli esponenti religiosi musulmani, cominciando dal rappresentante del presidente Abu Mazen, all’ Imam

Il messaggio bello che è emerso in questi interventi che tutti hanno lanciato un appello, una richiesta di aiuto e di collaborazione a tutte le rappresentanze europee e americane per essere sostenuti nel processo di pace, auspicando di intensificare il dialogo e il confronto per rendere sempre più serena la convivenza delle diverse religioni a Gerusalemme.

Infine l’ultimo a prendere la parola è stato Padre Ibrahim Faltas, Parroco di Gerusalemme e che ha ringraziato tutte le persone presenti, tutte le personalità che sono intervenute con il proprio discorso ed ha esortato tutti all’amore reciproco, a camminare insieme in un clima di collaborazione ,senza distinzione alcuna di razza o di religione, guardare nel cuore dell’uomo abbattendo ogni barriera ed ogni ostacolo per aprire un nuovo dialogo e una nuova conoscenza. Gerusalemme è il cuore dell’umanità. Qui le tre grandi religioni s’incontrano e da qui che deve partire la Pace. Se non c’è pace a Gerusalemme, non può esserci pace nel mondo.

Al termine tutti hanno partecipato ad un cena araba di “benvenuto” allestita all’interno delle sale di Notre Dame



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Created/Updated October, 2005 at 11:42:27 by J. Abela, E.Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
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