Franciscan Custody of the Holy Land - 06/03/2000 info: custodia@netvision.net.il
Il Memoriale di Mosè sul Monte Nebo

Il Memoriale di Mosè sul Monte Nebo fu costruito dai cristiani della regione di Madaba per ricordare una pagina famosa della Bibbia (Deuteronomio capitolo 34) nella quale si narra la fine della vita e della missione di Mosè Profeta e Uomo di Dio. Dalla cima di questo balcone naturale proteso sulla valle del Giordano e del Mar Morto di fronte a Gerico e a Gerusalemme, Mosè diede uno sguardo di fede e di speranza alla Terra Promessa ai Padri.

"Dalle steppe di Moab Mosè salì sul monte Nebo, sulla vetta del Pisga che è di fronte a Gerico, e Dio gli mostrò tutta la terra...Mosè servo di Dio morì qui, nella terra di Moab, secondo il comando di Dio, che lo seppellì nella valle, nella terra di Moab, di fronte a Bet-Peor, ma fino ad oggi nessuno ha conosciuto la sua tomba".

La montagna del Nebo, 9 km a ovest della città di Madaba, era nota agli abitanti della regione. Eusebio vescovo di Eusebio (prima metà del Quarto secolo) scrive "Fino ad oggi lo si mostra al Sesto Miglio della città di Esbus che rimane a oriente", con una chiara indicazione alla strada romana che univa la valle del Giordano all’altopiano normalmente percorsa dai pellegrini anche nei secoli successivi.

Il Memoriale di Mosè fu costruito dai cristiani di Madaba nella prima metà del Quarto secolo. La pellegrina Egeria che salì al santuario nella seconda metà del Quarto secolo descrive con precisi dettagli il percorso. Venendo da Gerusalemme, era scesa a Gerico e si era diretta al fiume Giordano. Una volta attraversato il fiume, si era diretta alla città di Livias (attuale er-Rameh) dove prese la strada che conduceva ad Esbus. Al Sesto Miglio, una deviazione la condusse nella valle fino alle Sorgenti di Mosè a nord del santuario, prima di risalire sul Monte Nebo a visitare il santuario già costruito dalle popolazioni cristiane della regione in onore di Mosè Profeta e Uomo di Dio.

La costruzione del santuario viene raccontata nella Vita di Pietro l’Ibero, vescovo di Maiumas di Gaza, che due volte nella sua vita salì al santuario nella prima e seconda metà del Quinto secolo. Il pellegrino Teodosio (530 ca) scrive che nella regione della città di Livias, al di là del Giordano, i pellegrini potevano visitare "l’acqua fatta scaturire dalla roccia (alle Sorgenti di Mosè), il luogo della morte di Mosè, e le acque termali di Mosè dove si curano i lebbrosi". L’anonimo Pellegrino di Piacenza (fine Sesto secolo) precisa: "Dal Giordano al luogo dove morì Mosè ci sono otto miglia".

Le rovine del santuario sulla cima di Siyagha furono visitate e descritte per la prima volta nel 1864 dalla spedizione del Duca de Luynes. Rovine che furono identificate con il santuario di Mosè grazie alla scoperta e pubblicazione nel 1886 dell’Itinerario di Egeria, e della scoperta e pubblicazione nel 1895 della Vita di Pietro l’Ibero.

Nel 1932 la Custodia di Terra Santa con la collaborazione dell’Emiro Abdallah, nonno di re Hussein, riuscì ad entrare in possesso delle rovine che furono scavate e studiate dagli archeologi dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme a cominciare dal luglio 1933. Il Memoriale di Mosè con l’annesso monastero fu riportato alla luce in tre lunghe campagne di scavo. Dopo l’interruzione della seconda guerra mondiale e della guerra arabo-israeliana del 1948, l’area della basilica con le cappelle laterali fu coperta nel 1963 con una struttura provvisoria di ferro e asbesto per permettere ai pellegrini di sostare in preghiera e agli archeologi di restaurare i mosaici pavimentali di cui il santuario è ricco. La rimozione dei mosaici dal letto originario nel 1976 ha permesso di riportare alla luce uno dei capolavori firmato e datato dei mosaicisti della Scuola di Madaba terminato nell’agosto 530 da Soel, Kaium e Elia. Il mosaico decora il pavimento dell’antico battistero del santuario.

La basilica a tre navate colonnate fu costruita verso la metà del Sesto secolo sul cortile antistante il primitivo santuario che divenne il presbiterio. Una lunga cappella fu aggiunta sul lato nord coprendo il battistero di epoca precedente, mentre una nuova cappella battesimale fu edificata sulla parete sud nel 597. Nei primi decenni del Settimo secolo la ristrutturazione del santuario fu terminata con l’aggiunta della cappella della Theotokos (Madre di Dio). Sulla testata orientale della navata meridionale una piattaforma/altare, mostrata come la Tomba di Mosè, ricordava ai pellegrini il Profeta e Uomo di Dio al quale la chiesa era dedicata.

I lunghi anni di convivenza con il sito, sempre più al centro del flusso turistico in Giordania e del pellegrinaggio in Terra Santa, hanno affinato il segreto desiderio di dare al santuario un aspetto definitivo o almeno meno precario e provvisorio. Un recente fenomeno di dissesto della struttura metallica che ha provocato una fenditura nella basilica per tutta la sua lunghezza, ha reso l’intervento inevitabile e improrogabile.

Un gruppo di architetti, con la consulenza degli archeologi francescani, sta studiando la progettazione a protezione del santuario. Lo studio del progetto è stato reso possibile da un fondo messo a disposizione dal Ministero degli Affari Esteri d’Italia e dalla Custodia di Terra Santa.

L’intervento di restauro, data l’unicità e l’universalità del santuario memoriale di Mosè, Profeta per cristiani musulmani e ebrei, acquista un valore di segno del nuovo periodo di pace che la regione sta vivendo. Messaggio di pace e di conciliazione che vuole ricordare anche il monolito in pietra di 5.50 m eretto sull’ingresso del santuario in occasione dell’inizio dell’Anno Giubilare del 2000 (Il Libro dell’Amore tra i Popoli). Durante la visita al santuario il Papa benedirà una placca commemorativa della sua visita come gesto di augurio per l’inizio del restauro del Memoriale di Mosè.

Un Luogo di guarigione per le anime e per i corpi

"Tutti gli abitanti di quella regione insieme si affrettarono
a portare materiali da costruzione e questo tempio fu costruito
nel nome del Grande Profeta e Legislatore.
Ed Egli proclama pubblicamente a tutti, sicché non c'è possibilità di dubbio,
la sua bontà e potenza, per mezzo di segni, prodigi e guarigioni
che da quel tempo sono avvenuti in questo luogo
senza interruzioni.
Perciò é un luogo di guarigione per le anime e per i corpi
ed un luogo di rifugio per tutti quell
che vengono qui da ogni parte
e sono afflitti nell'anima ed affetti
da ogni genere di sofferenze del corpo"
(dalla Vita di Pietro l'Ibero, V sec. d.C.)

Michele Piccirillo
(Studium Biblicum Franciscanum)



Created / Updated Monday, March 06, 2000 at 11:47:38