Franciscan Custody of the Holy Land - 06/03/2000 info: custodia@netvision.net.il
Reflessioni
Betlemme

"Casa del pane": questo sarebbe, secondo Girolamo, l’etimologia popolare del termine Betlemme. In un villaggio sconosciuto, lontano dalle agitazioni imperiali della fortezza situata non lontano da là (da quel villaggio) e conosciuta con il nome di Herodion, fuori dai palazzi dei potenti, appare un bambino che nella fragilità della sua venuta pone fine all’inquieta attesa d’Israele. Un fiore sboccia sul tronco di Iesse.

Gesù non è l’uomo divino che la mitologia greca celebrava nella sua ricerca della saggezza. Non è neppure il simbolo dell’umanità esaltata al punto da divenire Dio (divinità). Egli è Dio che si fa uomo. Lo scandalo cristiano è l’umanizzazione di Dio, la sua kènosi, la sua umiltà.

Il messaggio di un Dio che s’umilia è già contenuto nei Vangeli dell’infanzia. Mentre il Vangelo di Marco si apre con la proclamazione del Regno di Dio, Matteo e Luca hanno sentito il bisogno d’insistere sul mistero dell’Incarnazione di Dio. Il Dio che si fa uomo viene ad adempiere le Scritture d’Israele: "Se tu potessi squarciare i cieli e discendere". Un Dio che condivide la condizione dell’uomo, che soffre col suo popolo, che interviene per liberarlo, ecco una novità sorprendente, ma già annunciata attraverso le Scritture. La Bibbia aveva celebrato l’efficacia della Parola che fu lo strumento della Creazione del mondo "Per la sua parola i cieli sono stati fatti". Questa Parola non è altro che la saggezza di Dio. Ben Sira è arrivato a questa conclusione dopo lunghe meditazioni. Il Nuovo Testamento che completa l’Antico Testamento superandolo afferma nel Prologo del Vangelo di Giovanni: "Il Verbo si è fatto carne ed ha dimorato tra noi". La Parola diventa una persona nella quale si manifesta la Gloria di Dio. Betlemme, la città del re Davide accoglie questo messaggio rivelato ai piccoli e non ai sapienti. La saggezza ha innalzato la sua tenda in mezzo agli uomini. Dio si rivela come l’Emmanuele, un Dio con gli uomini.

I Padri della Chiesa impressionati da una tale novità hanno voluto mettere in musica le note di questa partitura. Una buona notizia di questa levatura non può essere che cantata, perché rallegra il cuore. Essa apre le porte ad una speranza senza limiti. Ireneo di Lione, che ha ereditato la tradizione giovannea, celebra la novità assoluta dell’Incarnazione. Dio fa tutte le cose nuove. La nascita del Verbo fa spezzare la scorza della vecchiaia del mondo. Tutto ciò che è vecchio ed usato retrocede dinnanzi alla nascita di Gesù. Colui che viene da Dio porta con sé tutta la novità. "Cieli nuovi, terra nuova", aveva annunciato il profeta Isaia. Ciò vuol dire che la nascita del bambino di Betlemme ha una dimensione cosmica. Tutta la Creazione attende la liberazione, poiché è stata sottomessa al peccato.

La Parola di Dio, incarnandosi, diviene ciò che noi siamo, affinché noi diveniamo ciò che Essa è. La terra è trasformata in cieli al momento dell’Incarnazione grazie a colui che diventa il "coltivatore" di Dio, secondo l’espressione di Clemente d’Alessandria. I Padri della Chiesa ripeteranno che Dio si è fatto uomo perché l’uomo divenga Dio. Si è fatto povero per arricchirci. Si è fatto piccolo per farci grandi.

L’Incarnazione del Figlio di Dio esprime la vocazione dell’uomo ad essere divinizzato. S.Giovanni afferma nella sua prima lettera, Figli di Dio, noi lo siamo veramente. Riconoscere questa dignità, è rinunciare a proclamare l’assurdità del mondo. La condizione umana è stata talmente innalzata che una scintilla divina risplende in ogni creatura. Lo Spirito di Dio che ha coperto Maria della sua ombra è ancora capace di ripetere lo stesso miracolo. I maestri spirituali, meditando il mistero del Verbo incarnato, hanno spesso parlato del Verbo abbreviato. La lunga parola dell’Antico Testamento che ha ispirato numerosi profeti si compendia nel bambino che nasce a Betlemme. E questa parola domanda di nascere nel cuore dei credenti. San Francesco ne concluderà che il predicatore deve fare una parola breve poiché il Cristo è una parola breve del Padre che riassume la Legge ed i Profeti. Il Cristo parola breve riassume il suo insegnamento in un solo comandamento: quello dell’amore. E’sufficiente che il predicatore concentri la sua omelia su questo tema fondamentale.

Natale evoca una triplice nascita: la nascita del Figlio unico generato dal Padre celeste nell’essenza divina, la seconda è quella che si realizza grazie ad una madre che nella sua fecondità custodisce l’assoluta purezza della sua castità; la terza è quella grazie alla quale Dio nasce in verità in coloro che l’accolgono. Questo vuol dire che la sinfonia del Natale resta incompiuta tanto che il cuore dei credenti resta chiuso.

La Parola che s’incarna domanda di bandire tutto ciò che è disincarnato, ristretto e misero. Essa non è più semplicemente oggetto di studio e di approfondimento intellettuale. Essendo divenuta una persona, esige adorazione, contemplazione e rispetto. Immergersi in questo mistero è dilatare il suo cuore ed il suo sguardo per evitare di rannicchiarsi nella piega freddolosa davanti alle possibilità sorprendenti del nostro mondo.

Ricordare l’Incarnazione all’inizio dei Vangeli è ridire l’originalità del pensiero cristiano. Il Figlio di Dio che condivide la condizione dell’uomo è il nuovo Adamo, colui che realizza pienamente la vocazione dell’uomo. E’ la saggezza del Dio annunciato nel Nuovo Testamento che stabilisce la sua dimora tra gli uomini. E’ l’Emmanuele che soffre e si rallegra con l’umanità e la riporta verso il Padre. Dio è venuto in un modo tale che non gli è più possibile ritrovare lo splendore della sua gloria senza il mondo e senza l’uomo. A partire dal Natale tutto s’incammina sotto la spinta dell’amore verso il volto del Padre. Il tempo è già avvolto dall’eternità perché l’eternità si è impegnata nel tempo. La notte del mondo si trasforma progressivamente in luce.

Il Figlio di Dio da quando diventa figlio della terra si lascia contenere in un punto dello spazio e del tempo. Ancor di più si è lasciato condizionare da una lingua e da una cultura. In realtà è Lui che contiene l’universo. Attraverso il suo corpo non vuole appropriarsi del mondo come una preda, ma lo fa corpo d’unità, carne cosmica e eucaristica. In Lui il mondo diventa corporeità spirituale, è vivificato dallo Spirito. Nasconde la sua corporeità luminosa nella nostra corporeità sofferente affinché tutto s’illumini sulla croce: non solamente l’universo, ma anche tutto lo sforzo dell’uomo per trasformarlo.

Il Giudaismo e l’Islam rifiutano l’Incarnazione del Figlio di Dio in ragione della trascendenza di Dio. Ed affermano che Dio non può mischiarsi con la sua creatura se non rischiando di perdere la sua divinità. Il Cristianesimo proclama che Dio ama gli uomini al punto di diventare uomo. L’Incarnazione non è un’umiliazione della ragione dell’uomo, ma il riconoscere la vera dignità dell’uomo. Origene nel suo Commento del Vangelo di Matteo 14,7 sottolineava che il Corpo di Cristo non è qualcosa accanto alla chiesa che è il suo Corpo. Dio non li ha uniti come due, ma in una sola carne, sostenendo che l’uomo separa la Chiesa e Dio. In una maniera invisibile il Mistero dell’Incarnazione si prolunga nella Chiesa. La vita che Dio ci ha comunicato è un’irradiazione del suo amore trinitario. Lo scopo dell’Incarnazione del Figlio di Dio è stato di rendere possibile la comunione con Dio e tra gli uomini. Un Dio che non sia Trinità non è condivisione. Ora questa condivisione inizia per noi a Natale e significa la salvezza.

Festeggiare Natale è festeggiare anche la sua nascita attraverso l’incontro di Cristo Eucaristia che è la casa del pane di vita. E’ anche preparare l’umanità al ritorno del Figlio di Dio nella Gloria.

Non lontano da quel luogo, al campo palestinese di Deheishe il Papa salutando i rifugiati che dalla guerra del 1948 conoscono una situazione di precarietà rende omaggio alla dignità di tutto l’uomo. I rifugiati del mondo intero conoscono una condizione difficile che fu quella della Santa Famiglia da quando dovette fuggire in Egitto per scappare dalla collera di Erode. E’ urgente per i cristiani capire i segni di un altro mondo che germina nel nostro.

Frédéric Manns (trad. G. Corini)



Created / Updated Monday, March 06, 2000 at 12:03:17