Franciscan Custody of the Holy Land - 06/03/2000 info: custodia@netvision.net.il
Riflessioni
Nazaret

Due mila anni fa si diceva che non poteva uscire niente di buono da questo villaggio. Dopo che una giovane di Nazaret ha accettato di fare la volontà di Dio, diventando la madre del Messia, tutto è cambiato.

Paolo VI, quando nel 1964 venne pellegrino a Nazaret, ha riassunto il messaggio di Nazaret in modo magistrale: Nazaret insegna il silenzio, insegna il lavoro e insegna la vita familiare. È difficile trovare espressioni più indovinate, per presentare Nazaret al mondo.

In questa città della Galilea la vita quotidiana si svolgeva tranquillamente, fino al giorno in cui si cercò di dividere cristiani e musulmani: per guadagnare qualche voto nelle elezioni, ai musulmani si propose di costruire una moschea accanto alla basilica. Sarà compito del papa riportare la calma in questa città, dove coabitano i figli di Abramo.

L’Islam onora Maria, la madre di Gesù. L’onore deve tradursi nei fatti, non solo nelle parole. Il dialogo con l’Islam deve aprirsi alla reciprocità per non essere svuotato. L’Islam militante deve rendersi conto che la sua volontà di potenza non può nutrirsi delle glorie del passato. La sua teologia non potrà resistere a lungo alle smentite della storia e delle sfide ancora più radicali della conoscenza scientifica. Gli intellettuali non possono rinunciare al loro ruolo, quando i politici vogliono monopolizzare le scelte.

La venuta a Nazaret del papa Giovanni Paolo II non ha una portata politica. Il Santo Padre ha scelto di visitare Nazaret il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, per ricordare al mondo il mistero dell’incarnazione. Quando a Nazaret Maria, figlia di Israele, ha accettato di fare la volontà di Dio, il Verbo si è fatto carne. Grazie a lei, l’albero di Iesse ha dato il suo frutto. La Parola che Maria ha accolto in se stessa la spinge a scegliere la via della carità. Maria non tarda a donare ad Elisabetta ciò che ha di più prezioso: il Figlio che porta in seno. L’esplosione di gioia di Maria è segno che la vita ha vinto.

Il Giudaismo e l’Islam considerano l’idea dell’incarnazione di Dio come un’ingiuria alla sua trascendenza. Dio è troppo grande per unirsi alla natura umana. Tuttavia E. Lévinas, nel suo intervento alla settimana degli intellettuali cattolici tenuta a Parigi nel 1968 sul tema "Chi è Gesù Cristo?" ha ripreso il tema biblico dell’umiltà di Dio. Is 57,15 parla d’un Dio che dimora in chi è contrito e umile. La trascendenza si manifesta nell’umiltà. L’immagine di Dio è la prossimità di Dio sul viso dell’altro.

Questa idea ha il suo vertice nell’incarnazione, che abolisce la distanza tra il divino e l’umano. Dio si fa uomo, perché l’uomo possa diventare Dio. L’aspetto fondamentale del Cristianesimo che afferma un Dio incarnato vicino agli uomini, è sconosciuta ai Giudei. Malgrado ciò, Giudaismo e Cristianesimo fanno parte di uno stesso dramma e non sono così indifferenti uno verso l’altro, da non confrontarsi.

A Nazaret il papa Giovanni Paolo II vuole presentare anche alle donne del nostro tempo un modello di donna perfettamente realizzata. "La Chiesa vede nel viso delle donne una bellezza nella quale si leggono i sentimenti più nobili di cui sia capace il cuore umano: la totalità dell’amore che si offre; la forza capace di perseverare nelle più grandi sofferenze; la fedeltà senza limite e la dedizione infaticabile nel lavoro; una intuizione penetrante unita a parole di sostegno e di incoraggiamento" (Giovanni Paolo II).

La vocazione ad amare, intesa come vera apertura ai nostri simili giudei e musulmani, e come solidarietà a loro riguardo, è la più fondamentale di tutte le vocazioni. È all’origine di ogni vocazione personale.

Quando ha creato l’uomo a sua immagine, Dio ha iscritto nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, quindi la capacità e la responsabilità di amore e di comunione.

Se Dio si incarna, se si mette alla ricerca dell’uomo creato a sua immagine, lo fa perché lo ama eternamente nel suo Verbo e vuole elevarlo alla dignità di figlio adottivo mediante il Verbo.

Dicendo "io sono la serva del Signore", Maria esprime l’attitudine fondamentale della sua vita: la fede. Maria credeva nel compimento delle promesse di Dio. Per questo accetta di fare la volontà di Dio. La vita di Maria fu un pellegrinaggio di fede. Camminava nell’oscurità, sperando le cose che non si vedono. Maria resta il modello della donna dell’anno 2000. Nulla può dare un senso più profondo alla nostra esistenza terrena e a stimolarci a viverla come esperienza temporanea, quanto l’attitudine interiore di considerarci pellegrini.

Frédéric Manns (trad. G. Bissoli)



Created / Updated Monday, March 06, 2000 at 12:11:18