Franciscan Custody of the Holy Land - 06/03/2000 info: custodia@netvision.net.il
Reflessioni
Le Beatitudini

In questo mattino luminoso delle Beatitudini, nessuna nuvola oscura il cielo di Galilea. Sboccia la primavera del Regno. Il Vangelo, la Buona Novella, nella sua freschezza originaria, è tutta nelle Beatitudini. Ieri le folle si accalcavano intorno al Cristo. Avevano fame di pane e di altro. Oggi sono le migliaia di giovani che si accalcano per ascoltare la voce del successore di Pietro. Hanno fame della parola che esce dalla bocca di Dio. Questi giovani sanno che la droga, il sesso e il denaro non possono colmare il cuore dell'uomo. Hanno fame di assoluto.

Le Beatitudini cantano l'assoluta gratuità del Regno di Dio. Proclamano una grande gioia promessa all'umanità. Invitano alla gioia messianica rovesciando i valori del mondo. Un evento di portata incalcolabile si è prodotto da parte di Dio. Liberamente, per grazia, Dio si è fatto prossimo degli uomini per indicare loro la via che porta alla felicità.

Qualche tempo fa il Nouvel Observateur pubblicava un numero fuori serie intitolato: La felicità, istruzioni per l'uso. La felicità che propone Gesù ha un tono molto diverso. Sono i poveri e gli affamati della terra, senza distinzione, quelli che vengono proclamati beati. Essi lo sono non a motivo della loro miseria, ma perché, non avendo niente da far valere, né da dare in cambio, sono i più adatti ad accogliere l'evento che si è prodotto. Se i poveri, gli affamati e gli afflitti sono i primi invitati alla gioia messianica, è perché la loro elezione fa apparire nella forma più visibile la gratuità del dono di DIo. Il Regno non si compra! Si dona. E' tutto grazia.

Non è l'uomo che si è avvicinato a Dio, è Dio che viene all'uomo. Gesù non aspetta che gli uomini vengano a lui. Esce come il seminatore per seminare la parola di Dio e annunciare la buona novella del Regno.

A differenza degli scribi e degli esperti della legge ebraica, Gesù parla per esperienza personale. Dimostra in modo immediato quello di cui parla. La sua parola ha la freschezza di una sorgente. Egli vive la vicinanza del Regno nella sua relazione unica con il Padre.

Nella preghiera del "Qaddish" Israele continua a ripetere: ´Dio faccia apparire il suo Regno nei nostri giorni e nella vita di tutta la Casa di Israeleª.

Riprendendo come tema centrale della sua predicazione la venuta del Regno di Dio, Gesù si pone nella tradizione più autentica di Israele. Ne assume il dinamismo e rilancia una speranza che non chiede se non di accendersi nel popolo.

Gesù si pone nella linea dei profeti di Israele che hanno associato la venuta del Regno all'avvento di un'era di bontà e di felicità per i meno favoriti.

Conosciamo la frase di Loisy: Gesù ha predicato il Regno ed è venuta la Chiesa. Ora la Chiesa non è il Regno nel suo compimento. C'è un "già" e un "non ancora". La Chiesa sa di essere peccatrice. Il Papa parla costantemente della purificazione della memoria della Chiesa santa ma peccatrice nei suoi membri. Sono i santi che ci parlano della santità della Chiesa.

Nella sinagoga di Nazaret Gesù fu invitato a proclamare la lettura in giorno di sabato. Lesse il passo del profeta Isaia: ´Lo spirito del Signore è sopra di me. Mi ha consacrato con l'unzione. Mi ha inviato a portare la buona novella ai poveriª. Gesù voleva essere il Messia dei poveri, dei piccoli e degli umiliati. I sazi della terra non sanno che farsi del suo messaggio. La venuta del Regno è la proclamazione di un avvenire di libertà e di dignità. Il Regno non può coesistere con alcuna forma di schiavitù, di oppressione o di degradazione dell'uomo. Più ancora. il Regno è legato al mistero dell'identità di Gesù. Non si può accoglierlo senza accogliere lui.

Gesù non è il Messia, mi diceva un ebreo l'altro giorno. Il Messia deve portare la pace. Ma noi non abbiamo ancora la pace. L'obiezione è antica. Circolava già al tempo di San Gerolamo a Betlemme. Il traduttore della Bibbia in latino rispondeva: La pace non è un'ideologia. E' una persona. L'Antico Testamento chiama il Signore "Pace" nel libro di Giosuè. Il Nuovo Testamento chiama Gesù "nostra Pace". Finché non vi accosterete a Cristo, non avrete la pace, insisteva Gerolamo.

´Uomini e donne di fede profonda e perseverante, siate araldi della speranza. Siate messaggeri di gioia. Siate autentici operatori della giustiziaª (Giovanni Paolo II).

Frédéric Manns (trad. A. Niccacci)



Created / Updated Monday, March 06, 2000 at 12:11:50