Franciscan Custody of the Holy Land - 06/03/2000 info: custodia@netvision.net.il
Le radici del nostro oggi

Le Chiese cattoliche di Terra Santa, Latini, Greco cattolici, Armeno cattolici, Maroniti, Siro e Caldeo cattolici, sono in Sinodo. Per camminare insieme, e non solo con il ramo cattolico, è necessario ripercorrere i sentieri che hanno condotto alla situazione attuale.

1. Giudeo-cristiani e gentilo-cristiani a Gerusalemme

Migliaia di Giudei credenti, gelosamente attaccati alla Legge, esistevano a Gerusalemme verso l'anno 58 (At 21,20).

La Chiesa Madre fu prima perseguitata dai Giudei; così Pietro e Giovanni (At 4), Stefano (At 7) e quindi tutti i membri per impulso di Saulo, poi Paolo (At 8); nel 44 per opera del re Erode Agrippa I, Giacomo e Pietro (At 12); nel 62, Giacomo "fratello del Signore" (Eusebio, HL II,1; XXIII).

In occasione delle rivolte contro Roma nel 70 e 135, la Chiesa Madre subì la sorte degli ebrei, per quanto non i cristiani si coinvolsero nella ribellione. Dopo la prima rivolta, la Comunità di Gerusalemme fuggì a Pella, in Giordania (Eusebio, HE III,V,3; Epifanio, PG 4,261-262; Homiliae clementinae, PG I,1220).

A capo della comunità di Gerusalemme si succedettero 15 vescovi giudeo-cristiani, di cui conosciamo i nomi. Dopo Giacomo "fratello del Signore", fu eletto Simone "cugino del Signore". martire nel 107. Dopo di lui, Giusto, Zaccheo, Tobia, ecc. (Eusebio, HE V,XII,1-2).

Nel 135, al termine della seconda rivolta, la nazione si sgretolò; Gerusalemme fu ricostruita su nuove basi e gli abitanti ebrei dovettero andare in esilio e lasciare il posto ad altri di origine pagana. Da allora, afferma Eusebio, "la comunità cristiana di Gerusalemme risultò formata esclusivamente di Gentili; e Marco, primo dopo i vescovi della circoncisione, ne ottenne l'episcopato" (HE IV,VI,4).

Questa affermazione, unita a interessi di parte, ha originato l'opinione quasi comune tra gli studiosi che dalla rivolta del 70 all'avvento di Costantino nel 333 non ci furono cristiani, e perciò il cristianesimo in Palestina è un fenomeno straniero, importato dai Bizantini. Il compianto p. Bagatti, però, ha richiamato l'attenzione su una serie di fatti che dimostrano il contrario. Riassumo la sua esposizione.

Una lettera attribuita a Clemente (PG 2,31-56) è indirizzata "A Giacomo, Signore e Vescovo dei Vescovi, che regge la santa Chiesa degli Ebrei a Gerusalemme".

Circa mezzo secolo dopo la guerra di Adriano (perciò verso la fine del II secolo) sono attestate controversie tra la gerarchia ellenistica e i fedeli giudeo-cristiani, specialmente sotto il vescovo Narciso e il suo successore Alessandro, dopo che il concilio di Cesarea (109) aveva stabilito di celebrare la Pasqua di domenica invece che in data fissa, il 14 Nisan, data che i giudeo-cristiani ritenevano immutabile.

Nel IV secolo i giudeo-cristiani sono istallati sul Monte Sion, culla della Chiesa, mentre i vescovi di origine gentile si erano stabiliti attorno al S. Sepolcro. Le relazioni tra i due gruppi erano difficili, come risulta da vari accenni che si trovano negli scrittori del tempo (S. Girolamo; S. Epifanio; S. Gregorio Nisseno). Tra i luoghi santi elencati in questo periodo viene tralasciato il Sion, appunto perché era in mano ai giudeo-cristiani. S. Gregorio Nisseno rimase scandalizzato delle divisioni che trovò tra i cristiani di Gerusalemme; egli stesso non fu considerato cristiano da alcuni i quali professavano tre resurrezioni di Gesù, il millenarismo e la restaurazione del tempio con i sacrifici cruenti: cioè da giudeo-cristiani.

Giovanni II, vescovo di origine gentile (387-417), costruì una basilica sul Monte Sion, accanto a quella piccola primitiva (di cui resta l'absidina nell'ambiente attuale della "Tomba di David"). Ma anche dopo l'erezione della basilica i giudeo-cristiani continuarono a celebrare i loro riti sul Sion, come testimonia S. Girolamo (In Matt. 25, PL 26,192).

Nel IV secolo la Chiesa di Gerusalemme non si chiamava ancora cristiana ma "nazarena" (S. Cirillo, Cat. X,16, PG 33,681-682), segno che aveva conservato la sua fisionomia primitiva nonostante la venuta dei cristiani di origine gentile. Tanto è vero che conservò la lingua locale, detta "siriaca", o aramaico cristiano palestinese. Abbiamo al riguardo varie testimonianze. Il diacono S. Procopio, nativo di Gerusalemme e martire nel 303, andò a Scitopoli (Beth Shean) per fare da interprete della lingua "siriaca" in quella chiesa. La lingua siriaca era ritenuta quella parlata dagli Apostoli e i cristiani la conservarono come segno di attaccamento alle tradizioni delle origini.

La pellegrina Egeria, che venne a Gerusalemme agli inizi del V secolo, racconta che al S. Sepolcro le funzioni e le prediche si facevano sempre in greco, ma vi era un traduttore in "siriaco" perché il popolo potesse comprendere. C'erano anche cristiani che conoscevano solo il latino; anche per essi, ricorda Egeria, si dava una spiegazione nella loro lingua.

Nel 333 il pellegrino Anonimo di Bordeaux afferma che le basiliche erette dai gentilo-cristiani furono costruite "iussu Constantini", cioè con la forza. In questa forma avvenne il passaggio dei luoghi santi dai giudeo-cristiani, che li veneravano nella forma originaria, ai gentilo-cristiani che vi eressero le basiliche. Fu un passaggio doloroso ma, in fondo, provvidenziale. I gentilo-cristiani raccolsero le memorie preziose di Cristo e degli inizi del cristianesimo, custodite dai giudeo-cristiani, e le trasmisero alla Grande Chiesa. Conseguenza negativa fu che i giudeo-cristiani, emarginati e osteggiati, si rinchiusero in se stessi e divisero in sette. Si dissolse così, almeno in gran parte, la componente originaria della Chiesa di Gerusalemme.

2. CHIESE GIUDEO-CRISTIANE IN PALESTINA NEI PRIMI TRE SECOLI E DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO DALLA PALESTINA AL MONDO ANTICO

Sempre seguendo p. Bagatti, è utile raccogliere le notizie sparse che abbiamo circa il cristianesimo di tipo giudeo-cristiano sia in Palestina che fuori.

Papa Evaristo di Betlemme (90-107) era greco ma figlio di padre ebreo che da Betlemme si trasferì ad Antiochia, forse a motivo della guerra giudaica.

L'imperatore Adriano istituì il culto di Adone e Venere nella Grotta della Natività, ma i cristiani del luogo continuarono a mostrarla a tutti, conservandone vivo il ricordo fino a quando Costantino vi costruì la basilica. Altri luoghi venerati dai giudeo-cristiani furono la cosiddetta "Grotta del Lavacro di Gesù" (con graffiti di pellegrini) e la Tomba di Rachele all'ingresso della città, in relazione a Mat 2,18 e contro la tradizione della tomba nel nord del paese.

Giudeo-cristiani sembra che fossero presenti alla fortezza dell'Herodion e nella zona di Hebron a giudicare da ritrovamenti archeologici e notizie letterarie; così pure nella Shefela: Gezer (fine I secolo), Lidda (Pietro, At 9,34), Giaffa (Pietro, At 9,42), Cesarea (Pietro, At 10); in Samaria: a opera di Gesù (Giov 4,42), Filippo (At 8,13), Pietro e Giovanni (8,17.25); per testimonianza di S. Giustino nel II secolo (I Apol. 53), di Origene (Contra Celsum II, 13; SC 132,320: perseguitati perché circoncisi). Presso il pozzo della Samaritana viveva una comunità cristiana. Un'iscrizione samaritana trovata al Monte Nebo sembra opera di cristiani.

Nel II secolo vivevano ancora a Nazaret i "parenti del Signore", che conservavano le genealogie della famiglia (Giulio Africano, HE 1,7), discendenti di Giuda, l'apostolo che fu a capo della comunità. Giuda era agricoltore, come i suoi discendenti (Egesippo, HE III,XX,1). A Nazaret nacque S. Conone, agricoltore anche lui, martire in Asia Minore nel 249, appartenente alla parentela del Signore. A Nazaret sono venuti alla luce resti archeologici, grotte sacre ed edifici di culto a ricordo dell'Annunciazione e di S. Giuseppe, con graffiti che attestano il culto di Maria nella sua casa.

Secondo Giulio Africano i parenti di Gesù erano anche a Cocabe (a nord-ovest di Sefforis), che presenta resti antichi; la moschea attuale riposa su di un edificio religioso dei primi secoli.

A Cafarnao e in altri villaggi dove passò Gesù, le fonti ebraiche del II-III secolo ricordano i Minim, giudeo-cristiani, e il ritrovamento della Casa di Pietro lo ha confermato. Minim erano presenti anche a Tiberiade, dove si ricorda un certo Giuseppe, ebreo convertito al tempo di Costantino (PG 41,409- 428), e a Sefforis, in cui ebbero luogo le discussioni tra il Min Giacobbe (sua tomba a Saknin) e gli ebrei agli inizi del II secolo. A Sefforis una tradizione bizantina pose la casa paterna di Maria e si trovano resti antichi.

Tolemaide (Acco), Tiro e Sidone, che accolsero Paolo (At 21,3.7; 27,3), dovettero avere in origine comunità giudeo-cristiane. E così altre località, da cui provengono tradizioni apocrife, non entrate nei Vangeli canonici, circa i primi anni di Gesù.

In Giordania il cristianesimo si sviluppò molto, al punto che Eusebio vi vide la realizzazione della profezia della conversione di Moab secondo Sal 59,10 (PG 23,567-570). A Pella rimasero discendenti dei cristiani venuti da Gerusalemme (PG 41,401-402); là nacque l'apologista Aristone, di razza e formazione giudaica.

Altre comunità cristiane sono attestate nella regione montagnosa che sale verso Amman e nella Perea fino all'Arnon; inoltre a Kariatayim, a Kerak, a Kh. Samra a nord di Amman e forse anche presso il Monte Sinai tra i Nabatei.

Nel villaggio Coba, presso Damasco, abitavano Ebrei credenti in Cristo detti Ebioniti (Eusebio, Onom. 172,1). In Aleppo esisteva una comunità giudeo-cristiana, che fecero copiare a S. Girolamo il "Vangelo egli Ebrei". Da una tomba della zona proviene una laminella del Museo della Flagellazione con la cosiddetta "scala cosmica", che descrive il viaggio nell'oltretomba. Laminelle analoghe, in aramaico e in greco, furono trovate nella zona di Beirut. Artisti cristiani lavorarono a Dura Europos, sia nella chiesa che nella sinagoga, e hanno lasciato frammenti di preghiere in lingua ebraica.

In Asia Minore la presenza giudeo-cristiana è legata a S. Giovanni vissuto a Efeso. La sua tomba attirò pellegrini lungo i secoli, che lasciarono graffiti.

Giudeo-cristiani individuali si stabilirono a Roma. Portarono con sé abitudini proprie, contro cui presero provvedimenti alcuni papi del II secolo. Iscrizioni ebraiche in caratteri latini sono presenti, ad esempio, nelle catacombe di S. Sebastiano e di S. Callisto.

Secondo Eusebio (HE II,17) il cristianesimo iniziò in Egitto con la conversione da parte di S. Marco dei Terapeuti, gruppo giudaico descritto da Filone. Tale idea, accettata anche da S. Epifanio (PG 41,387-388), che li chiamò esseni, sembra dovuta alle somiglianze dei Terapeuti con i monaci egiziani. Per Sozomeno (PG 67, 895-896) i Terapeuti erano ebrei convertiti che continuarono a vivere in modo giudaico. Forse si spiegano così le somiglianze dei monaci della Tebaide, compreso S. Pacomio, con i giudeo-cristiani. Infatti celebravano la Pasqua il 14 Nisan (PG 82,9270931) fino a che il Concilio di Nicea lo proibì nel 325, e S. Pacomio riprese la teoria delle lettere sacre in rapporto a Cristo (PL 58,1064-1065) e alla vita delle sue comunità. Monaci "eretici", forse ebraizzanti, sono attestati più tardi (PO 26,22); nel V-VI secolo alcuni adottarono teorie millenariste e pratiche giudaiche (PG 86,353-358).

La scomparsa dei giudeo-cristiani dall'orizzonte della storia avvenne per l'isolamento e le eresie verso le fine del secolo IV. Vittorioso oramai sul paganesimo, il cristianesimo cercò di rafforzare l'unità interna per mezzo dei Concili. Al Concilio di Nicea nel 325, contro gli ariani, sembra che non fosse presente nessun vescovo giudeo-cristiano, benché risulti che ce n'erano (ad esempio a Tiberiade). Mancò dialogo e il divario si allargò. Ci fu incomprensione nel linguaggio: i giudeo-cristiani ragionavano con i Testimonia (serie di passi biblici) mentre i gentilo-cristiani utilizzavano la filosofia greca. Ad Antiochia nel 341 furono scomunicati quelli che non celebravano la Pasqua di domenica, secondo il Concilio di Nicea, ma con gli ebrei. Altre pratiche condannate furono i contatti religiosi con gli ebrei e i samaritani, il riposo sabbatico, l'uso dei filatteri (considerati magia), l'invocazione degli angeli ecc. Dalla radice ebraico-ebionita veniva il millenarismo interpretato in modo grossolano, le dottrine errate su Cristo, come l'arianesimo, e l'opposizione alla verginità di Maria nel parto.

3. LINEAMENTI DI STORIA DELLA CHIESA DI PALESTINA DAL IV SECOLO IN POI

Al tempo di Adriano fu martirizzato Giuda, l'ultimo vescovo giudeo-cristiano di Gerusalemme (CSCO 90, 58-59; PG 10,79). Durante la seconda rivolta Bar Kochba fece dei martiri tra i giudeo-cristiani. Il vescovado passò ai gentilo-cristiani, che poi lo tennero sempre (lista in Eusebio, HE V,12,2).

Esisteva perciò una comunità cristiana straniera, di origine e lingua greca, che, passate le persecuzioni, si sviluppò. Nel IV secolo l'imperatore Costantino eresse quattro basiliche (S. Sepolcro, Eleona, Grotta di Betlemme, Mamre) e si sviluppò il pellegrinaggio alla Terra Santa da tutto il mondo cristiano. Il IV secolo segnò anche lo sviluppo del monachesimo in Palestina. Crebbe il numero dei vescovi, si moltiplicarono le chiese, segno di una maggioranza cristiana proveniente dalla gentilità. Gli scavi rivelano una grande prosperità di quel periodo sia per i cristiani (chiese, monasteri...) e anche degli ebrei (splendide sinagoghe del IV-V secolo, ad esempio a Cafarnao).

Il Concilio di Calcedonia (451) eresse la sede di Gerusalemme a Patriarcato. Fu riconosciuta così l'importanza della Chiesa Madre e della Città Santa accanto alle sedi patriarcali stabilite già prima, che erano centri civili primari nel mondo antico: Roma, Alessandria, Antiochia e Costantinopoli. A differenza di Alessandria e Antiochia, Gerusalemme non conobbe le lotte di successione tra patriarchi calcedonesi e non calcedonesi (monofisiti). Ci furono, certo, problemi, anche perché la maggior parte dei monaci erano non calcedonesi, ma la componente greca calcedonese con l'appoggio del governo prevalse.

La maggioranza cristiana conobbe varie tribolazioni: da parte dei Samaritani nel 529 (e anche prima, con stragi nella Palestina centrale), dei Persiani nel 614 (con la distruzione delle chiese, eccetto la basilica di Betlemme) e poi dei Musulmani nel 634.

La civiltà cristiano-bizantina si mantenne, perché aveva radici profonde, sotto la tollerante dominazione Omayyade di Damasco (661-750), e anche sotto gli Abbasidi di Baghdad (750-868) e i Fatimidi di Cairo (969-1100). Si conservò l'importanza dei luoghi santi anche grazie a un'alleanza tra gli Abbasidi e l'impero carolingio con Carlo Magno.

Il richiamo dei luoghi santi in occidente, anche dopo 500 anni di dominazione araba, costituì una spinta decisiva alle Crociate. Un'altra spinta fu l'intolleranza religiosa di al-Hakim "il califfo pazzo", fondatore dei Drusi, che distrusse il S. Sepolcro nel 1009, e la crudeltà della dinastia Selgiuchide in Palestina (1070-1090).

Il Regno latino di Gerusalemme (1099-1291) portò l'istituzione di una gerarchia latina: un patriarcato a Gerusalemme, diocesi nei centri minori. Questa latinizzazione ha iniziato un processo di tensioni con la comunità ortodossa. Bisogna sottolineare però che la Chiesa di Palestina ha compreso da sempre molte razze, lingue e riti. Il fenomeno si è esteso sul finire della dominazione bizantina a seguito delle controversie cristologiche. In realtà le chiese non calcedonesi (armeni, siri e copti) si erano stabilite da tempo a Gerusalemme e altrove e prosperarono durante il periodo crociato, soprattutto gli armeni.

Con la fine del regno crociato si affievolisce la civiltà cristiana in Palestina. Dopo l'avvento dei Mamelucchi di Cairo (1250-1516), a motivo di fattori politici e sociali il cristianesimo diventa minoranza e si afferma l'islam. La sorte delle varie confessioni cristiane palestinesi dipende dai rapporti con le autorità; ad esempio vengono favoriti i copti e i georgiani.

Insieme all'islamizzazione della Palestina inizia l'arabizzazione della cristianità locale. Notiamo che l'ellenizzazione, benché predominante dopo il dissolvimento del periodo giudeo-cristiano, non fu mai assoluta. Abbiamo ricordato che nel V secolo i cristiani di Gerusalemme erano di lingua aramaica; la situazione dovette essere simile, e anche più marcata, nei villaggi. L'arabo era utilizzato come lingua di ogni giorno da cristiani di origine siriaca (ad esempio a Mar Saba), ma si affermò come lingua letteraria solo alla vigilia delle Crociate e non fu utilizzata usata come lingua liturgica prima del XV secolo, specialmente fuori Gerusalemme.

Nel 1333 fu fondata la "Custodia Terrae Sanctae", ufficialmente sanzionata da papa Clemente VI nel 1342, che officiava i principali santuari e accoglieva i pellegrini occidentali con il consenso delle autorità islamiche. Attorno alla Custodia si crearono nuclei di fedeli di rito latino, su cui si innestò nel 1847 il rinato Patriarcato Latino di Gerusalemme.

L'ellenizzazione riprese con l'inizio della dominazione ottomana (1516-1917) quando il Patriarcato di Gerusalemme si trovò entro la medesima entità politica con la Chiesa di Costantinopoli. I greci controllavano in particolare la confraternita del S. Sepolcro, il centro più importante del patriarcato. Crebbe il potere del Patriarca di Gerusalemme, guida dei cristiani orientali (Copti, Etiopi, Georgiani e Serbi) e difensore dell'ortodossia contro il protestantesimo. Una conseguenza negativa fu che la Chiesa di Gerusalemme perse la sua tradizione liturgica per quella di Costantinopoli.

Aumentarono purtroppo anche le lotte per il possesso dei luoghi santi fra le diverse confessioni. Le autorità turche fomentarono le rivalità, nelle quali furono coinvolte politicamente ed economicamente le potenze europee sia cattoliche che ortodosse. La proprietà dei luoghi santi passò da una comunità all'altra e la Custodia di Terra subì diminuzioni. Per porre fine agli intrighi, nel 1850 il sultano Abdul Magid, su interessamento del ministro francese a Istanbul, emanò un firmano che stabilì il mantenimento della situazione di fatto delle tre comunità in quel momento (status quo).

A motivo delle tasse esorbitanti dell'impero ottomano, le confessioni non calcedonesi di Terra Santa (nestoriani, giacobiti, armeni e soprattutto copti ed etiopi) vennero in parte assorbite dalla cristianità greco-ortodossa.

Nel XIX secolo, finito il dominio ottomano, altre confessioni cristiane si istallarono in Terra Santa. La creazione del vescovado anglicano-prussiano luterano di Gerusalemme nel 1841, costituì un motivo per la ricostituzione del Patriarcato Latino nel 1847, che affiancò non senza tensioni la Custodia di Terra Santa. Si sviluppò anche la chiesa melkita.

Finito il regime islamico con il crollo dell'impero ottomano, si aprì una nuova epoca di conflitto etnico e politico tra arabi ed ebrei in Palestina. L'epoca del Mandato britannico (1917-1948) acuì i conflitti etnico-religiosi. La Dichiarazione Balfour (2 novembre 1917), con la creazione di Stati a carattere etnico-religiosi, rese critica la situazione dei cristiani, sia degli arabo-cristiani che dei giudeo-cristiani, che poi si aggravò in seguito all'occupazione dei Territori nel 1967. I giudeo-cristiani stentano ancora oggi ad essere riconosciuti nella loro identità ebraica. E' positivo, comunque, che dopo secoli si profili una rinascita della "chiesa dalla circoncisione".

Dal 1948 ad oggi oltre 40 istituzioni cattoliche, più o meno consistenti, si sono stabilite in Terra Santa.

4. PELLEGRINAGGIO

L'antica tradizione orientale parla di pellegrinaggi da parte della moglie dell'imperatore Claudio (41-54) (PO 21,464-466), della nobildonna romana contemporanea Protonice (PO 7,485). Tra i pellegrini più antichi si ricordano Melitone di Sardi nel II secolo (PG 5,1216-1217), il presbitero S. Pionio e Origene nel III secolo. Il che significa che il pellegrinaggio non iniziò nel periodo bizantino.

Dopo il 135 non si vedeva il S. Sepolcro né il Calvario, su cui erano edifici e culto pagani; ma i cristiani locali conservarono gelosamente il ricordo. Dopo la costruzione delle basiliche, si sviluppò molto la pratica del pellegrinaggio ai luoghi santi, a cominciare dall'Anonimo di Bordeaux nel 333. L'influsso di S. Girolamo, la diffusione della vita monastica, le Crociate, e non ultimo la Custodia di TS, furono promotori importanti del pellegrinaggio, nonostante gli alti e i bassi dovuti alle vicende storiche.

Le ricerche archeologiche, storiche ed esegetiche recenti hanno contribuito al fenomeno del pellegrinaggio mostrando che i luoghi santi non sono invenzione medievale o recente, ma hanno una storia di presenza e di culto che in alcuni casi precede l'epoca bizantina e risale all'epoca apostolica. Negli scavi di Nazaret e di Cafarnao sono venuti alla luce graffiti di pellegrini alla Casa di Maria e alla Casa di Pietro in diverse lingue: greco, estrangelo, o cristo-palestinese, e latino, anteriori al periodo bizantino.

5. CARATTERE SPECIALE DELLA CHIESA DI GERUSALEMME

Fin da quando fu costituito nel 451, il patriarcato di Gerusalemme ebbe un carattere peculiare rispetto agli altri, che erano legati a un popolo preciso: Alessandria al popolo d'Egitto, Antiochia a quello di Siria e di Mesopotamia, Roma al mondo latino. In Palestina invece la situazione era diversa. I patriarchi erano greci, ma la popolazione consisteva in un miscuglio di razze: arabi (discendenti dei Nabatei), siro-aramei, samaritani, moabiti, cananei, e greci (particolarmente sulla costa).

La Palestina ha avuto sempre una grande varietà di tradizioni religiose. Infatti, per il richiamo dei luoghi santi, tutti i cristiani nutrivano il desiderio di visitarla, e alcuni si insediavano più o meno stabilmente, soprattutto monaci, ma anche mercanti, artisti e avventurieri.

Sono notevoli casi in cui nei monasteri e persino presso i santuari convivevano individui e gruppi diversi per razza e lingua. Abbiamo già ricordato la situazione del S. Sepolcro in cui, secondo la testimonianza di Egeria, le funzioni erano celebrate insieme da greci, siro-aramei e latini, e venivano usate lingue diverse per venire incontro a tutti.

Esistevano monasteri nazionali, come quello georgiano di Bir el-Qutt, ma generalmente convivevano monaci forestieri, di lingua greca, e locali. Nel secolo IX sul Monte degli Olivi vivevano monaci che pregavano in diverse lingue: greco, georgiano, siriano, armeno, latino e arabo (ELS 625).

Dopo il Concilio di Calcedonia, i monaci si divisero. I calcedonesi ebbero il sopravvento, con l'appoggio delle forze governative, ma i non calcedonesi erano numerosi nella zona costiera meridionale, nella Giudea meridionale e nella Samaria. Molto probabilmente i non calcedonesi non erano in comunione con il Patriarca di Gerusalemme.

Anche sotto i Crociati, che pure volevano riportare tutti i cristiani sotto l'autorità del Papa, si ebbero esempi di tolleranza. Nel 1168 il patriarca siriano celebrò la Pasqua nella chiesa armena della Maddalena alla presenza del patriarca latino. A Betlemme i greci e i latini si accordarono nel decorare la Basilica della Natività con mosaici che recano diciture bilingui. I monaci greci officiavano talvolta insieme con i latini nella basilica del S. Sepolcro. Casi del genere sono noti anche nei secoli posteriori.

Caratteristica della Chiesa di Palestina fu dunque la capacità di accogliere e comporre gruppi eterogenei. Il risultato era palestinese (liturgia, spiritualità, arte ecc.), ma gli attori erano per lo più stranieri.

6. CONSEGUENZE PER LA SITUAZIONE ATTUALE

 I luoghi santi svolgono un ruolo primario nell'evangelizzazione della Chiesa di TS, oltre che della Chiesa universale. Sono il `Quinto Vangelo', sacramento dell'Incarnazione, della presenza di Dio e della Redenzione; sono per tutti testimoni delle radici storiche della fede. Nel corso del Sinodo è importante che gli arabo-cristiani riscoprano le radici della loro fede in questa terra anche con la mediazione dei luoghi in cui hanno la grazia di vivere. D'altra parte, i pellegrini sono una componente essenziale, anche se variabile, della Chiesa di TS.

I luoghi santi costituiscono inoltre un'occasione privilegiata per `rendere ragione della speranza' cristiana di fronte agli ebrei, che accorrono curiosi, e ai musulmani, che guardano già con devozione i santuari cristiani.

Il carattere molteplice (multi-lingue, multi-razziale e multi-rituale) della Chiesa di TS costituisce la sua peculiarità storica e la sua ricchezza. Ogni credente in Cristo "è nato" in questa terra; anzi, ogni credente nel Dio di Abramo. Elementi locali ed elementi stranieri devono comporsi, non contrapporsi.

Con tutto ciò, è giusto e doveroso sottolineare il carattere arabo della Chiesa di TS. Anzi, la lingua e la cultura araba sono l'elemento che unifica tutte le Chiese del Medio Oriente. Questo carattere arabo favorisce l'intesa tra i cristiani orientali e può costituire una piattaforma comune di fronte alla Chiesa universale e anche di fronte alle religioni monoteistiche, islam e giudaismo, con le quali essi convivono come minoranza. Ma perché possano assumere questo ruolo di interlocutori verso la Chiesa universale e verso le altre religioni monoteistiche, gli arabo-cristiani devono essere coraggiosi nella fede e farsi portatori di una forte proposta culturale.

Nel ricordo dell'epoca d'oro, quando la cultura araba fu forgiata con l'apporto di cristiani, musulmani ed ebrei (X-XIII secolo), gli arabo-cristiani di oggi devono impegnarsi a rinnovare quel dialogo.

Secoli di dominazione e di situazione di minoranza, sembrano aver affievolito il carattere missionario delle Chiese orientali, carattere che pure è costitutivo della Chiesa in quanto tale per volere di Cristo. Oltre alla testimonianza muta e discreta della presenza, la Chiesa di TS deve cercare modi concreti di evangelizzare l'ambiente in cui è chiamata a vivere, particolarmente quello ebraico. La rinascita di una comunità giudeo-cristiana può costituire un anello importante nei rapporti del cristianesimo con l'ebraismo.

OPERE UTILIZZATE

  • Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, Insieme verso il Sinodo delle chiese Cattoliche di Terra Santa. Documento di base, Gerusalemme 1995.
  • Bagatti B., Alle origini della Chiesa. I, Le comunità giudeo-cristiane; II, Le comunità gentilo-cristiane, Città del Vaticano 1981-1982.
  • Bissoli G. (ed.), Gerusalemme. Realtà sogni e speranze, Jerusalem 1996.
  • ELS = Baldi D., Enchiridion locorum sanctorum. Documenta S. Evangelii loca perspicientia, Jerusalem 1982 (rist.).
  • Jaeger D.-M. A. (ed.), Papers Read at the 1979 Tantur Conference on Christianity in the Holy Land, Jerusalem 1981.
  • Perrone L. "Note per la storia della Palestina cristiana. La Storia della chiesa di Terra Santa di Friederich Heyer", Cristianesimo nella storia 7 (1986) 141-165.

    P. Alviero Niccacci, ofm
    SBF - Jerusalem



Created / Updated Monday, March 06, 2000 at 14:01:29