Franciscan Custody of the Holy Land - 07/03/2000 info: custodia@netvision.net.il

Visita Pastorale di Giovanni Paolo II in Terra Santa
Lettera del M.R.P. Custode Giovani Battistelli ofm

Gerusalemme, 22 febbraio 2000
Festa della Cattedra di S. Pietro Apostolo

Carissimi fratelli,

come è ormai noto a tutti, il prossimo mese avremo la gioia di accogliere il Santo Padre come pellegrino in Terra Santa. E’ un momento di grazia di cui siamo grati all’Altissimo Iddio, al quale appartiene ogni bene e dal quale riceviamo ogni bene. Dobbiamo prepararci ad accogliere il Papa e i numerosi pellegrini che lo seguiranno con lo spirito di obbedienza e reverenza che il Padre S. Francesco ci ha vivamente raccomandato.

Questa visita è non è solo un avvenimento importante per tutti noi della Custodia e appartenenti alla Chiesa di Terra Santa, ma è anche una tappa significativa per la Chiesa Universale in questo Anno Giubilare.

Pietro torna a Gerusalemme. Il significato di questo gesto è grande. Con il suo pellegrinaggio ai Luoghi in cui affondano le nostre radici evangeliche, Giovanni Paolo II suggella il lungo e impegnativo cammino di preparazione al Giubileo, caratterizzato dal desiderio di purificare la nostra memoria e "a riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani… la storia registra non poche vicende che costituiscono una contro-testimonianza nei confronti del cristianesimo… anche noi figli della Chiesa abbiamo peccato e alla Sposa di Cristo è stato impedito di risplendere in tutta la bellezza del suo volto" (IM 11). Tutta la Chiesa, dunque, sale con il Papa a Gerusalemme, pellegrina e penitente, per chiedere perdono ma anche per proclamare con forza la propria fede in Gesù Cristo unico salvatore e per proseguire con rinnovato slancio il suo cammino nella storia.

Un momento così importante per la vita della Chiesa universale e locale deve essere preparato innanzitutto nella preghiera. Anche noi infatti, come tutti, abbiamo bisogno – attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola - di chiedere perdono e di purificare la nostra memoria. Noi francescani da sette secoli siamo la memoria della Chiesa in Terra Santa e ancora oggi abbiamo grandi responsabilità sia nei confronti della Chiesa locale, che di quella universale. Se tutto ciò da un lato ci rende fieri del nostro passato, dall’altro lato non deve esentarci da un serio esame di coscienza sulle nostre responsabilità, passate e presenti.

Lo stesso Ministro Generale nella sua ultima visita in Terra Santa ci ha più volte richiamato alla necessità di non limitarci a gloriarci del nostro passato, ma di interrogarci sulle sfide che il mondo e la Chiesa ci pongono qui e oggi.

La visita in Terra Santa del successore di Pietro in questo Anno Giubilare, dunque, deve essere l’occasione per una seria verifica.

Innanzitutto dobbiamo interrogarci sulla qualità della nostra vita di preghiera personale e comunitaria. Se si eleva il tono della dimensione contemplativa, necessariamente migliorano la vita fraterna e lo stile evangelico del nostro servizio. Solo così sarà comprensibile e significativa la nostra testimonianza nella Chiesa e nel mondo che – soprattutto in questo periodo – giunge numeroso ai Luoghi Santi della redenzione. È attraverso un’autentica vita di preghiera, infatti, che possiamo alimentare una visione di fede del nostro vivere e operare in Terra Santa, e così dare senso e sapore al nostro servizio, a volte così poco gratificante.

Un’altro aspetto sul quale dovremmo interrogarci riguarda la conservazione e il decoro dei santuari. Dobbiamo prendere seriamente la parola "custodia dei Luoghi Santi" (conservazione, decoro, rispetto della tradizione), evitando di introdurre nei santuari elementi e novità peregrine, ispirate a devozione personale, sentimentalismo, nostalgia, particolarismo.

I fratelli che svolgono un lavoro pastorale (soprattutto parrocchiale e scolastico) dovrebbero poi fare riferimento alla grazia dei Luoghi Santi e condurre comunitariamente i fedeli delle nostre comunità parrocchiali e delle nostre scuole ai santuari e alle opere della CTS. A volte infatti corriamo il rischio di alimentare nei cristiani locali l’impressione che i santuari sono per gli stranieri. E’ bene dunque che tutti gruppi, siano pellegrini o siano cristiani locali, abbiano lo stesso spazio, tempo ed attenzione.

Allo stesso tempo è importante imparare a coltivare il pensiero di essere a servizio della Chiesa universale e perciò avere un’apertura rispettosa e cordiale verso tutti: cristiani, credenti di altre religioni, non credenti. Questo aspetto del nostro servizio è importante e non deve essere trascurato. Molti pellegrini e visitatori chiedono ragione della nostra fede e giungono ai Luoghi Santi con il desiderio di incontrare persone disposte ad accogliere e ascoltare. Non possiamo tacere o ignorare questa esigenza. È questa la prima forma di testimonianza che ci viene chiesta. I santuari sono un’occasione di incontro e di evangelizzazione straordinaria, che dobbiamo imparare a valorizzare meglio.

In Palestina ed in Israele molti attendono una parola di conforto ed una testimonianza forte dalla visita del Papa. Noi, che giustamente ci vantiamo di essere i suoi rappresentanti, dobbiamo seguirlo dando una continuità alla coraggiosa testimonianza di universalità che il Pontefice renderà in Terra Santa. E’ anche in questo contesto che dobbiamo interrogarci sulla qualità del nostro servizio e sul tipo di accoglienza verso i pellegrini e i visitatori.

Come abbiamo già concordato da tempo e come stabilito in una mia recente lettera, dal primo marzo tutti i santuari resteranno aperti con orario continuo ogni giorno della settimana, inclusi i santuari di Ain Karem e del Monte Tabor. Ciò certamente faciliterà molto i pellegrini. E’ importante comunque che tale facilitazione sia accompagnata da altrettanta disponibilità da parte nostra. A tale proposito, è bene che tutte le comunità si organizzino adeguatamente e per tempo nella distribuzione dei servizi e degli orari.

Molte fraternità sono state rafforzate con nuovo personale giunto per l’occasione in Terra Santa. In altri santuari saremo aiutati anche da giovani Seminaristi provenienti da diverse Diocesi appartenenti al movimento neocatecumenale. Accogliamo con gratitudine la loro disponibilità e il loro generoso aiuto. Per qualche tempo essi vivranno con noi, nei nostri conventi, condividendo per quanto possibile la semplicità francescana della nostra vita fraterna. Facciamo del nostro meglio perché tutti si sentano a casa, accolti con gioia e semplicità, come vorremmo essere accolti noi stessi.

Sono consapevole inoltre che la visita del Santo Padre comporterà cambiamenti e sforzi sensibili soprattutto sui luoghi in cui Egli si recherà. Sono certo che tutti comprendiamo che si tratta di un momento particolare che ha bisogno di tutta la nostra attiva partecipazione e collaborazione. Prego perciò tutti di dare la maggiore disponibilità a coloro che saranno preposti all’organizzazione della visita, civili e religiosi, d’accordo con le indicazioni che giungeranno dalla Segreteria della Custodia.

Ricordo, inoltre, che insieme al Papa giungeranno in Terra Santa almeno tremila giornalisti, che certamente visiteranno i Luoghi Santi e vorranno intervistare molte persone. Desidero fare presente che non si devono rilasciare interviste se non vi è una esplicita autorizzazione della Segreteria della Custodia. Ho già nominato i portavoce ufficiali e, come è noto, abbiamo già un centro di informazioni che si sta attrezzando adeguatamente per questa occasione.

Ad alcuni viene richiesto uno sforzo particolare, per la preparazione delle liturgie, per il rapporto con la stampa, per il supporto agli organismi della Santa Sede che hanno bisogno di collaboratori sul posto, e per molti altri piccoli servizi, forse poco visibili, ma non meno importanti. Da parte di tutti coloro che ho contattato ho riscontrato disponibilità e partecipazione. Desidero fin d’ora ringraziare tutti per tale collaborazione e comprensione.

Mi auguro che il pellegrinaggio del Santo Padre sia di aiuto e conforto per molti in Terra Santa e per tutti noi un’occasione di testimonianza sincera ed autentica del Vangelo di Cristo che abbiamo promesso di osservare.

L’augurio va anche a coloro che svolgono la loro testimonianza missionaria francescana nei Santuari e Parrocchie, di ogni regione e nazione, che il Santo Padre non visiterà. Per tutti sarà un anno che domanderà tanta dedizione e generosità.

A tutti e a ciascuno un caro saluto di Pace e Bene!

Fr. Giovanni Battistelli, ofm
Custode di Terra Santa

Fr. Vincenzo Ianniello, ofm
Segretario di Terra Santa



Created / Updated Tuesday, March 07, 2000 at 15:52:08