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LA TRASFIGURAZIONE DI GESÙ
RIFLESSIONE SUL RACCONTO DEL VANGELO SECONDO MARCO

(Claudio Bottini, ofm)

Il racconto della trasfigurazione non è certamente una pericope del Vangelo di Marco poco studiata [1].

Come è noto l’episodio della trasfigurazione di Gesù si legge in tutti e tre i Vangeli Sinottici (Mt 17,1-8; Mc 9,2-10; Lc 9,28-36) e in punti ritenuti generalmente molto significativi nella narrazione della vicenda terrena di Gesù,[2] L’autore della seconda lettera di Pietro poi (2Pt 1,16-18), forse in dipendenza da una tradizione particolare, se ne serve per rinsaldare la speranza dei cristiani nella parusia. Il tema è conosciuto anche dalla letteratura apocrifa[3], come pure da quella ritenuta gnostica[4], Nella riflessione patristica, sia orientale che occidentale, e medievale la trasfigurazione è presente con grande rilievo come tema teologico, cristologico, spirituale, iconografico e liturgico[5]

Alcuni di questi significati sono bellamente riassunti nel Prefazio della seconda domenica di Quaresima, che nella traduzione italiana ufficiale del Messale Romano dice: “Egli [Gesù Cristo], dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”[6]

Nell’esegesi moderna e contemporanea all’episodio della trasfigurazione sono stati applicati un po’ tutti gli approcci e i metodi che si sono avvicendati nello studio dei Vangeli [7]

Nella presente riflessione rileggiamo il racconto di Marco cercando di cogliere il messaggio che l’evangelista vuole trasmettere alla comunità cristiana. Presenterò anzitutto il contesto ampio e immediato del brano. Poi mi soffermerò a presentare il testo nella sua forma letteraria e infine a illustrare sinteticamente i temi presenti nel racconto della trasfigurazione secondo Marco.

I. Il contesto e il suo significato

Anche se nessuna struttura generale del Vangelo di Marco ha finora riscosso il consenso unanime degli studiosi, sull’unità delimitata in 8,27-10,52 vi è un accordo pressoché completo, qualunque sia il criterio adottato nella individuazione del piano.

L’unità letteraria è scandita da tre predizioni della passione e della risurrezione (8,31; 9,31; 10,33-34), seguite da altrettante annotazioni dell’incomprensione dei discepoli (8,32-33; 9,32-34; 10,35-37) e del successivo ammaestramento degli stessi da parte di Gesù (8,34-38; 9,35-50; 10,38-45). La formula “per via (greco: en tê hodô)”, che ricorre all’inizio della pericope della confessione di Pietro (8,27) e alla conclusione della guarigione del cieco di Gerico (10,52), funge da inclusione delimitando la sezione e suggerendone, secondo molti commentatori, anche il tema narrativo e teologico: la sequela di Gesù.
Altro elemento significativo nel contesto è la funzione parallela delle due guarigioni di ciechi che Marco racconta in 8,22-26 (cieco di Betsaida) per indicare simbolicamente la guarigione dei discepoli dall’incapacità a comprendere l’identità messianica di Gesù e in 10,46-52 (cieco di Gerico) per indicare simbolicamente la guarigione dei discepoli dall’incapacità a comprendere il mistero della missione dolorosa di Gesù che essi sono chiamati a seguire sul cammino della croce[8] Infatti la via che Gesù, Figlio dell’uomo, percorre e sulla quale i discepoli lo devono seguire (8,34; 9,38; 10,32.52) è quella verso Gerusalemme, dove Gesù deve soffrire la passione (10,32.52; 11,1 e 9,33-34; 10,17.46). Unanime è pure la convinzione che Mc 8,27-33 costituisce contemporaneamente il punto di arrivo della prima parte del racconto evangelico e il punto di partenza della seconda. Ciò vale sia per il tema dell’identità di Gesù che per quello del discepolato.[9]

Le osservazioni, fatte finora, portano a concludere che il racconto della trasfigurazione fa parte di una unità letteraria centrale nel Vangelo di Marco, 8,27-10,52 e che all’interno di quest’ultima esso si trova inserito nella sottosezione 8,22-9,29 che comprende le seguenti unità minori: 8,22-26 il cieco di Betsaida; 8,27-30 opinioni di uomini, fede di Pietro in Cristo; 8,31-32a il Figlio dell’uomo deve soffrire: primo annuncio di passione e risurrezione; 8,32b-33 incomprensione dei discepoli; 8,34-9,1 istruzione sul discepolato; 9,2-13 trasfigurazione; 9,14-29 guarigione dell’epilettico posseduto da uno spirito muto e sordo. Questo contesto ampio e immediato offre senz’altro un primo orientamento per comprendere il significato della trasfigurazione nella logica narrativa e teologica del Vangelo di Marco. Esso si trova in una dialettica tematica dove sono articolati i temi dell’identità di Gesù e della condizione del discepolo.

La struttura letteraria e tematica del brano 8,22-9,29 mette in rilievo la posizione che occupa il racconto della trasfigurazione [10] Se si tiene presente lo schema ternario costituito da (1) predizione della passione, (2) incomprensione dei discepoli, (3) istruzione di Gesù, il racconto della trasfigurazione resta fuori di esso e si presenta come un “complemento catechetico” o “racconto illustrativo” complementare della istruzione. [11] Ma forse si può essere più precisi. L’istruzione di Gesù culmina in 9,1 con un detto che certamente contiene un contatto letterario e tematico con il racconto della trasfigurazione in 9,9. Dice in 9,1: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti che non morranno senza aver visto (an idôsin) il regno di Dio venire con potenza” e in 9,9: “Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto (ha eidon), se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti”. Stando a questa corrispondenza ciò che alcuni vedranno (9,1) corrisponde a ciò che i tre discepoli hanno visto sul monte della trasfigurazione (9,9).

A livello tematico questo contatto è rafforzato se si considera che il cieco a cui Gesù restituisce la vista (8,22-26) è probabilmente simbolo di Pietro che vede e confessa l’identità messianica di Gesù (8,27-30) e dei tre discepoli che vedono l’identità divina / gloriosa di Cristo trasfigurato (9,2-10). Sempre a livello tematico si può ritenere che nell’episodio della trasfigurazione la voce divina del Padre che dice: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltateto!” (9,7) costituisce una conferma dell’identica messianica di Gesù confessata da Pietro, della rivelazione sulla sua missione di Figlio dell’uomo sofferente (8,31-33) e della sua istruzione sulla necessità della sofferenza per il discepolo (8,34-38). A quest’ultimo elemento una ulteriore conferma potrebbe venire dal significato simbolico della guarigione dalla mutezza e sordità del ragazzo epilettico (9,14-29).

Anche queste ulteriori osservazioni sul contesto immediato portano alla conclusione che il racconto della trasfigurazione è inserito in un movimento di pensiero al cui centro si trovano i temi intrecciati tra loro dell’identità messianica e divina di Gesù e della necessità per il discepolo della sofferenza per la sequela. Anzi, si può aggiungere che la trasfigurazione è promessa da Gesù stesso alla fine della sua istruzione (9,1) come un evento che darà loro forza e coraggio per seguire il Figlio dell’uomo nel suo cammino di sofferenza; li assicurerà che tale cammino di sofferenza e di morte sfocerà nella vita e nella gloria del regno di Dio. “Gesù promette che alcuni dei discepoli - per il bene della comunità - vedranno in Gesù il Regno di Dio venuto con potenza; vedranno la sua gloria, frutto della sua morte; gloria che riceverà nella risurrezione ‘come primo atto della parusia’ ”[12]


notes

[1] Nella bibliografia compilata da F. Neyrinck e collaboratori (The Gospel of Mark. A Cumulative Bibliography: 1950-1999 [BETL 102], Leuven 1992) sono elencati 95 autori che hanno studiato Mc 9,2-10, esclusi quelli che hanno preso in esame solo qualcuno dei versetti della pericope. Per quindici autori si tratta di monografie specifiche o notevoli contributi.

[2] X. Léon-Dufour, “La trasfigurazione di Gesù”, in Studi sul Vangelo (La parola di Dio 2), 3 ed., Cinisello Balsamo 1974, 105-157, ritiene si possa vedere una trasposizione dell’avvenimento “quale filo conduttore nell’esistenza del Verbo incarnato” e “cristallizzato” in Gv 12,20-32 (a p. 149 le parole citate).

[3] Apocalisse di Pietro 15-17; Atti di Pietro 20; Atti di Giovanni 90; Atti di Tommaso 143.

[4] Pistis Sophia I, 2-6.

[5] Cf. E. Nardoni, La Transfiguración de Jesús y el diálogo sobre Elías según el Evangelio de San Marcos (Teología: Estudios y Documentos 2), Buenos Aires 1976, 25 e le note 3-7

[6] Significati analoghi sono espressi pure nel Prefazio della Festa della Trasfigurazione nel Messale Romano.

[7] Cf. C. Clivaz, “La Transfiguration au risque de la compréhension du disciple: Mc 9/2-10”, Etudes Théologiques et Religieuses 70 (1995) 493-508.

[8] Cf. J. Dupont, “Il cieco di Gerico riacquista la vista e segue Gesù (Mc 10,46-52)”, Parola Spirito e Vita 2 (1980) 105-123

[9] Cf. I. de La Potterie, “La confessione messianica di Pietro in Marco 8,27-33”, in San Pietro. Atti della XIX Settimana Biblica, Brescia 1967, 59-77; V. Fusco, Parola e Regno. La sezione delle parabole / Marco 4,1-34 / nella prospettiva marciana (Aloisiana 13), Brescia 1980, 129 e 115-132; K. Stock, “Vangelo e discepolato in Marco”, Rassegna di Teologia 19 (1978) 1-7; C. Senft, L’Evangile selon Marc (Essais bibliques), Genève 1991, 63-75.

[10] Qualche autore sostiene che tra 8,22-9,29 si possa individuare una struttura chiastica secondo lo schema A (8,22-26); B (8,27-28); C (8,29.30); D (8,31-33); E (8,34-9,1); D’ (9,2-6); C’ (9,7-8.9-10); B’ (9,11-13); A’ (9,14-29). Cf. Nardoni, La Transfiguración, 40-41 e gli autori ivi citati, cui si può aggiungere B. Standaert, Il Vangelo secondo Marco, Roma 1984, 74.

[11] Cf. J. Caba, Dai Vangeli al Gesù storico, Roma 1979, 295-299 e altri come I. de La Potterie e X. Léon-Dufour; Senft, L’Evangile, 72-75.

[12] Nardoni, La Transfiguración, 67. Cf. R. H. Gundry, Mark. A Commentary on His Apology for the Cross, Grand Rapids 1993, 457-459, 462, 466 e 468-469 (con sfumature): la trasfigurazione è un compimento parziale di Mc 9,1.

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Created/Updated July , 2005 at 18:22:04 by John Abela ofm ,E. Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
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