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IL CULTO PAGANO SUL TABOR

(Teresa Petrozzi)

Secondo vari studiosi il Tabor fu per un certo dì tempo sede di culto idolatrico. Riportiamo alcune ipotesi moderne.

Hertzberg sosteneva che il Tabor aveva ospitato uno dei santuari più antichi e frequentati della Palestina preisraelitica, ed era propenso a riconoscere nella divinità venerata il Baal Sedeq, il Baal della giustizia.

Boehmer riteneva molto importante il dio adorato in quanto il nome Tabor, o la sua radice, si trova in diversi altri toponimi della zona: Hadabrat (Daberath, oggi Daburiyeh o Kh. Dabura); Chislot Tabor (oggi Iksal); Aznot Tabor (probabilmente ad est del niente). I Fenici avrebbero in seguito portato il culto oltremare ma il nome del dio è sconosciuto. Boehmer pensava che la divinità fosse nota in Palestina come Baal del Tabor, un dio della natura e della fertilità.

Per Eissfeld il Baal del Tabor sarebbe stato un dio degli elementi, relativamente simile al Baal Hadad, dal quale i fedeli si aspettavano protezione nella necessità e, nel pericolo, e successo nelle iniziative. I reperti archeologici di Beisan, Minet el-Beda e Ras esh-Shamra, che hanno portato alla luce il culto di Baal Saphon, Reshel e Mekal, inducevano Eissfeld a ritenere il santuario del Tabor anteriore al XVI-XV sec. a.C. Circa l’espansione del culto, questo autore cita alcune fonti letterarie che consentono di seguirne lo sviluppo. La notizia relativa ai tempi più antichi si trova in Filone di Biblos (c. 64-140 dC), il quale, nella sua opera Storia Fenicia, riporta brani di uno scritto di Sanchuniaton, sacerdote fenicio che sarebbe vissuto ai tempi di Salomone. Secondo Sanchuniaton e Filone, i “figli mortali” di Ghenos avevano avuto figli che li superavano per grandezza e forza. Da questi avevano preso nome quattro monti: il Casio, il Libano, l’Antilibano (Hermon) ed il Brathù. L’ultimo monte non è stato identificato. Eissfeld ritiene che si tratti del Tabor. Brathù sarebbe o un semplice errore di copia: THABYR diventa BRATHY o una corruzione di to Atabyrion che diventa Debrathù e quindi Brathù. Oltre ai baal del Casio, del Libano e dell’Hermon sarebbe esistito anche un baal del Tabor. I Cananei o i Fenici avrebbero portato poi il culto a Creta dove la divinità avrebbe assunto il nome di Atabyrion. La notizia è estrapolata da quanto riferisce Diodoro Siculo, contemporaneo di Giulio Cesare: l’oracolo aveva predetto ad Altaimene, figlio di Catreo re di Creta e nipote di Minosse, che avrebbe ucciso il padre. Per evitare ciò Altaimene lasciò Creta e, con un gruppo di persone, si trasferì a Rodi dove fondò il tempio di Zeus Atabyrion, in onore del dio più importante del suo paese. Diodoro aggiunge che ai suoi tempi il tempio era ancora frequentato. Del tempio di Rodi parlano anche altri autori vissuti prima e dopo di Diodoro, fra i quali Polibio, Strabone, Plinio il Vecchio, Lattanzio. Da Rodi il culto fu trapiantato in Sicilia. Verso il 582 a.C. Gela portò ad Akragas, l’odierna Arigento, una colonia e sul punto più alto dell’acropoli alzò un tempio a Zeus Atabyrion, le cui rovine si trovano forse sotto la cattedrale di S. Gerlando.

Lewy ricorda che in Palestina e nelle regioni vicine dell’antico Medio Oriente, gli abitanti davano spesso il nome dei loro dèi a città o a montagne e il dio diventava padrone del luogo. Questo autore è propenso a ritenere che il nome della divinità del Tabor fosse Tabor, l’artigiano del metallo, cioè Tammuz. Una antichissima città sumera, bad ti-bira, il muro dei fabbri, era dedicata a Tammuz e ad Ishtar; un testo cuneiforme (Assur 19522) dice che una delle porte dell’antica capitale assira era nota come a-bul ta-bi-ra (o ti-bi-ra o ta-bu-ra), la porta dei fabbri. Ti-bi-ra, il fabbro, era uno dei numerosi epiteti di Tammuz, il dio della fertilità, considerato inventore dell’arte di lavorare i metalli e patrono degli artigiani. Sarebbero stati i Sumeri o gli Assiri a portare nel Canaan il culto di questo dio. Il Tubal di Gn 4,22 il fabbro padre di tutti i lavoratori del rame e del ferro, il sumero ti-bi-ra e l’assiro ta-bu-ra sarebbero varianti di un solo vocabolo con significato eguale. D’altra parte, prosegue Lewy, potrebbero esser stati anche gli abitanti della regione metallifera di Tabal (Tauro), detti Tibarenòi dai Greci e Tabereni dai Latini, a trapiantare oltre i confini della loro patria il culto del dio fabbro. Infine Lewy rigetta l’ipotesi che il culto di Creta e di Rodi abbia avuto un nesso con quello del Tabor.

L’idolo del Tabor è stato ricostruito, quasi estrapolato, da fonti letterarie alquanto smilze. È lecito dubitare della sua esistenza anche perché non sono stati finora reperiti sul monte resti di un tempio e frammenti di statue (cfr. p. 223). D’altra parte il culto poteva svolgersi in un semplice bosco sacro e alcuni brani del Vecchio Testamento accennano ad una forma di idolatria che si protrasse saltuariamente fino all’VIII a.C.

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Created/Updated July , 2005 at 18:22:04 by John Abela ofm ,E. Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
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