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DOPO IL 1854. PROGETTO DEL SANTUARIO

(Teresa Petrozzi)

Le cose cominciarono a muoversi più rapidamente quando nel 1870 il Padre Custode di Terra Santa incaricò fra’ Giuseppe Maria Baldi di occuparsi del Tabor. Fra’ Baldi iniziò a ripulire le cisterne e a raccogliere materiali per le future costruzioni e dopo tre anni cominciò a fabbricare un salone per accogliere i pellegrini, due camere e una cucina. Nel 1875 i Francescani pensarono di sistemare ad oratorio due vani della fortezza saracena e la prima mossa fu quella di abbattere la parete divisoria. 1 vari lavori furono terminati l’anno seguente. Per ornare l’oratorio, l’arciduca Salvatore Luigi, fratello del Granduca di Toscana, inviò un quadro della Trasfigurazione oggi conservato nella grande sagrestia della basilica. Nel 1877 cominciò la costruzione di un minuscolo convento adiacente al salone e di una Casa Nova per pellegrini, un po’ più ad ovest. Nel 1879 la prima comunità francescana si stabilì sul Tabor; il conventino venne eretto a residenza nel 1888 ed il primo superiore fu p. Alfonso Dombrowski.

Nel 1889 pellegrini degli Stati Uniti, sperando di poter far riedificare la basilica, aprirono una sottoscrizione, ma le difficoltà che si frapponevano erano ancora insormontabili. Proseguirono almeno le ricerche archeologiche nel 1895-97 sotto il superiore p. Marcello Neuvillac e nel 1897-1900 sotto il superiore p. Barnaba Meistermann: vennero liberate la base di una torre saracena (est) e altre rovine del monastero benedettino (nord). Fra queste si individuarono la sala capitolare, il refettorio e la cucina.

Padre Meistermann restaurò Bab el-Haua, la porta del vento e, in vista del diritto di proprietà, fece mettere la data 1868. Inoltre, egli segnalò verso il sud del pianoro tracce di abitazioni nonché grotte sepolcrali e tombe scavate a pozzetto, tutte violate. Le giudicò case e tombe di gente povera, probabilmente del tempo di Flavio Giuseppe, sopra le quali erano state costruite le abitazioni per gli operai, al tempo di el-Adel. Padre Meistermann infine descrisse le rovine della basilica e ne tracciò una pianta. In sostanza egli riteneva che la chiesa crociata fosse sorta sullo stesso perimetro di quella romano-bizantina. La cripta, che corrispondeva al luogo tradizionale della Trasfigurazione, sarebbe stata allungata verso ovest e avrebbe costituito la confessione. Padre Meistermann notò i piedritti di un portale (ai lati del punto ‘V’ della sua piantina) e concluse che in un secondo tempo, probabilmente durante la tregua di Federico II, i muri laterali della chiesa erano stati estesi verso ovest. Le due cappelle dette di Mosè e di Elia, prima indipendenti, sarebbero state allora incorporate in un solo edificio.

Negli anni 1909 e seguenti fu sgomberato il grande fossato che proteggeva la fortezza di el-Adel sul lato est e vennero scoperti il pavimento musivo ed i ricorsi inferiori dei muri di un battistero bizantino. Contemporaneamente, in vista della grande affluenza di pellegrini, la Casa Nova fu ampliata e nel 1912 p. Roberto Razzoli, Custode di Terra Santa, e l’ing. Giulio Barluzzi, fratello delI’architetto Antonio Barluzzi, iniziarono gli studi e le pratiche per l’erezione di una nuova chiesa. La guerra italo-turca causò la sospensione delle attività e la prima Guerra Mondiale fece sentire direttamente i suoi effetti anche sul Tabor. Nell’aprile del 1915 il governatore turco di Nazaret ordinò di chiudere il conventino, nel quale lasciò come guardiano fra’ Pasquale Ege di nazionalità tedesca. Quattro mesi dopo i religiosi italiani furono deportati a Damasco. Durante una visita al monte nell’agosto del 1915, il generale Giamal Pascià prelevò diversi reperti archeologici di valore.

Il 21 ottobre 1919, in occasione del settimo centenario della venuta di S. Francesco in Terra Santa, sotto il custodiato di p. Ferdinando Diotallevi, il Cardinale Filippo Giustini Protettore dell’Ordine dei Frati Minori e Legato Pontificio, mise la prima pietra della erigenda basilica. Nello stesso anno p. Godefroy Shilling, Commissario di Terra Santa a Washington, con la benedizione di Benedetto XV, iniziò una “crociata” per raccogliere i fondi necessari.

La direzione dei lavori fu affidata ad Antonio Barluzzi, autore del bozzetto. L’architetto ci dice come arrivò alla scelta di un determinato stile: “Gli scavi archeologici avevano messo in luce un’antica cripta con scala di accesso, muri absidali di tre epoche sovrapposti con leggiere varianti di inclinazione [ ... ] Nell’insieme potè rilevarsi la traccia di una cripta centrale con chiesa superiore a tre navi di cui le laterali corrispondenti in facciata a cappella, e la centrale ad un vestibolo di accesso. Questa disposizione planimetrica, che realizzava in certo modo il voto di Pietro di costruire tre tabernacoli [ ... ] aveva una così toccante analogia con la pianta di alcune chiese del V sec. esistenti presso Aleppo, e prossime a, quella di S. Simone Stilita, da far accettare la suggestione di quell’architettura poco diffusa che può dirsi, per le sue caratteristiche principali, romano-siriaca, in quanto adotta sugli schemi del classico decadente, una decorazione orientalizzante”.

Nel 1920 il Department of Antiquities della Potenza Mandataria, temendo che le antiche pietre sparissero, mandò un ispettore ad esaminare i piani insieme all’ing. Liberato Traversa e al p. Antonio Gassi guardiano di Nazaret. Fu data assicurazione che tutti i resti sarebbero stati rispettati. Mentre gli scavi erano aperti l’ing. G. Barluzzi tracciò una pianta molto accurata sulla quale risultano chiaramente le parti romane e crociate nonché le strutture arabe.

I lavori di sterro ebbero inizio nell’aprile del 1921: 20 mila m3 di macerie e di terra vennero gettati sul pendio sud del monte ed utilizzati per creare e sostenere terrazzamenti a scopo agricolo. Al fine di rendere più agevole il trasporto dei materiali e dei rifornimenti per i 300 operai impiegati, la Custodia fece rimettere a nuovo i 12 km di strada da Affuleh ai piedi del Tabor e sostituì la vecchia mulattiera che portava alla cima con una strada carrabile. Sembra che lungo il percorso di questa fossero visibili tracce dei 4340 gradini di cui parlava Epifanio Monaco. Il necessario rifornimento idrico dovette essere assicurato dalla pianura, come era avvenuto al tempo di Flavio Giuseppe.

Nel corso delle sue indagini l’arch. Barluzzi riconobbe che il santuario cruciforme, del quale avevano parlato vari visitatori, era stato originariamente uno dei bagni turchi della fortezza, e ne rintracciò degli altri. Inoltre, sotto la parete nord della cappella ora detta di Elia, fu rinvenuta la tomba di un ecclesiastico. L’interno conteneva una salma, che si disfece subito al contatto dell’aria, alcuni lembi di seta violacea e una croce pettorale con doppio braccio traverso. Per le necessità della nuova costruzione la tomba venne murata. Una scoperta di Barluzzi, che avrebbe potuto essere sensazionale, fu la grotta sottostante la cripta. Al momento del ritrovamento le pareti della grotta erano ancora coperte da vari e accurati strati di intonaco, il che dimostrava che essa era stata un luogo di culto, con ogni probabilità un luogo di culto dei Giudeo-Cristiani. A quel tempo i Giudeo-Cristiani erano ancora praticamente ignorati; nessuno pensò ad essi né a controllare se sugli strati di intonaco ci fossero comunque dei graffiti e Barluzzi definì la grotta “un vano roccioso sotto l’altare di oscura destinazione”. Sfortunatamente le pareti della caverna presentavano inquietanti fenditure provocate forse da terremoti ed il soffitto minacciava di crollare; invece di consolidarla con pilastri, i costruttori la riempirono parzialmente con un conglomerato di terra e di pietrisco.

La basilica fu ultimata nella primavera del 1924. Non sappiamo se si tratta di un proposito o di una coincidenza: la Custodia di Terra Santa intraprese contemporaneamente la costruzione della chiesa della Trasfigurazione e di quella dell’Agonia al Getsemani e i due edifici vennero benedetti a 15 giorni di distanza l’uno dall’altro. Il nesso fra l’episodio di gloria e l’episodio di dolore fu comunque confermato anche dall’architettura.

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Created/Updated July , 2005 at 18:22:04 by John Abela ofm ,E. Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
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