Tabor logo

© franciscan cyberspot


MENU
  * Inizio
  * Vangelo
  * Trasfig. 1
  * Trasfig. 2
  * Trasfig. 3
  * Mc 9,2-10 A
  * Mc 9,2-10 B
  * Montagna
  * Emir
  * Documento
  * Preistoria
  * Pagani
  * Antico Test.
  * Rabbini
  * Greci
  * Romani
  * Crociati
  * Post-Croc.
  * Francescani
  * Esplorazione
  * Santuari
  * Nuovo
  * Oggi
  * Conclusione
  * Immagini 1
  * Immagini 2
  * Immagini 3
  * Immagini 4


LA CIMA DEL TABOR OGGI

(Teresa Petrozzi)

Salendo da Daburiyeh, dopo 5 km. di curve a uncino, si arriva alla Porta del Vento, Bab el-Haua, la porta principale della fortezza di el-Adel, che in origine era probabilmente a doppia tenaglia. Mentre non esistono che tracce molto esigue del muro di Flavio Giuseppe, le rovine della cinta saracena, discretamente conservate, corrono intorno al pianoro di cima.

All’esterno della porta dirama verso nord una stradina che conduce alla grotta di Melchisedec, nella proprietà dei Greci ortodossi. Secondo Niceforo Callisto, S. Elena fece erigere sul Tabor una chiesa nel posto in cui Melchisedec aveva benedetto Abramo (PG 146, 113). Rovine abbastanza cospicue di quello che sembra esser stato un convento si trovano immediatamente ad est della grotta. Mancano descrizioni antiche di questo complesso, che un tempo può esser stato un cenobio, e i resti devono ancora essere datati. Nel 1974 la grotta è stata restaurata e chiusa con una porta di ferro, la cui chiave è custodita dal prete greco ortodosso di S. Elia.

La chiesa di S. Elia si trova alla fine della stradina. L’edificio sacro a tre navate, ricostruito dopo il 1858, è stato decorato nel 1912 da un artista greco di nome Socrate, il quale ha dipinto nell’abside la scena della Trasfigurazione e sui pilastri le figure di Mosè, di Elia, degli Evangelisti e di altri personaggi biblici. In due absidi si vedono ricorsi di pietre antiche e, nel pavimento, sei riquadri di tessere bianche rinvenute nel terreno circostante. Delle iconi, donate dalla Russia e definite molto belle da Guérin nel 1863, ne restano apparentemente due.

L’abside identificata da De Vogüé è visibile all’esterno dell’edificio, in direzione sud. Nelle poche pietre esistenti, intonacate di bianco come sistema anti-furto, si apre un piccolo vano, originariamente chiuso da uno sportello, dove venivano conservati i vasi sacri.

Dalla Porta del Vento inizia un viale rettilineo che va verso, est, fiancheggiato da alberi fronzuti. Dopo circa 300 m, si incontra sul lato sud la cappellina detta Descendentibus, che ricorda l’ordine di non parlare della Trasfigurazione dato da Gesù ai tre discepoli. Anche di questa cappellina non abbiamo descrizioni antiche. Pare che nel 1921-1924 siano state trovate rovine bizantine, ora incorporate nell’edificio costruito da Barluzzi, che segue il perimetro antico. Il piccolo ambiente (9 m x 4 m) fu ornato per un certo tempo con una pittura che ricordava l’episodio evangelico. Ora è spoglio. Durante il mese di maggio viene talvolta celebrata la Messa. Verso sud si trovano le tombe del I sec. e a nord un cimitero detto crociato.

Oltrepassata questa cappellina, si incomincia a vedere in magnifica prospettiva la basilica della Trasfigurazione. Il viale alberato prosegue e termina in un piazzale, chiuso ad est da una cancellata al di là della quale sono visibili resti del complesso benedettino la cucina il refettorio ed una piccola cappella. A nord di questa, un corridoio con porte ad arco e rovine crociate rimaneggiate in epoche posteriori, non ancora studiate. Una epigrafe di marmo, posta sullo stipite nord della porta della cappella, ricorda l’antica tradizione relativa all’apparizione del Signore risorto (Mt 28, 16-17) ed un busto in bronzo di Paolo VI sullo stipite sud, ricorda la visita del Pontefice. La sala capitolare del monastero benedettino è visibile lungo il lato nord della basilica.

Proseguendo verso nord, all’esterno della basilica, oltre la sala capitolare ed i resti della scala che conduceva al livello superiore degli edifici crociati, si arriva ad una scaletta che scende lungo il ripido pendio est del monte. Il sentiero veramente poco agevole, che la continua, conduce alla zona dove venne rintracciato un eremitaggio trasformato in posto di guardia dai Saraceni. Lo stesso sentiero porta ad uno stretto cunicolo, aperto per motivi pratici durante la costruzione della basilica, e a quanto resta della grotta che presumibilmente fu un luogo di culto dei Giudeo-Cristiani.

Viste dall’esterno, le pareti nord e sud della basilica sono estremamente semplici, mentre il lato est è ravvivato da un gioco di masse. Le due absidi laterali rettilinee fiancheggiano l’abside centrale a semi-cerchio, ornata da due ordini sovrapposti di colonnine; sotto l’abside centrale sporge quella della cripta che, a sua volta, posa in parte su resti della fortezza di el-Adel. La struttura, che dalla base della cripta al vertice del timpano misura quasi 25 m, è sostenuta da piloni che scendono nel vallo saraceno per una profondità di 10 m.

Il lato ovest, la facciata, rispecchia fedelmente lo stile romano-siriaco scelto da Barluzzi, stile che - con il motivo delle due torri frontali - ha permesso di innestare nel corpo della chiesa i resti della cappella bizantino-crociata. Le torri, alquanto massiccie, sono alleggerite da due ordini di finestre con vetri rivestiti di pasta alabastrina, e da un terzo ordine di finestre a giorno. Scale interne conducono a due coretti corrispondenti alle navate laterali della chiesa, e ad un coro centrale più ampio per i religiosi. Nel piano superiore della torre sud sono sistemate le campane, fuse a Bassano del Grappa, dal suono profondo e armonioso.

Le torri sono collegate ad ovest da un arco di pietra scolpita e il loro corpo è unito verticalmente alla facciata vera e propria. Questa, che come le torri termina con un timpano, è parimenti alleggerita mediante tre ampi finestroni. Le basi delle torri e della facciata delimitano il nartece esterno, ai lati del quale sono visibili pietre crociate. Nel nartece si aprono tre porte di bronzo, disegnate da Tonnini, a pannelli semplici; le due laterali danno nelle cappelle che costituiscono il pianterreno delle torri; la centrale dà nella chiesa.

La cappella sud, dedicata ad Elia, è notevole sopra tutto per il pavimento musivo bizantino a tessere bianche, nere e rosse, già restaurato in epoca crociata, che è stato staccato e ricomposto in parte su un nuovo letto. Il catino absidale è decorato con una pittura che ritrae Elia fra l’olocausto che brucia ed una grossa lombata che non brucia (1 Re 18,21-40). Sul lato sud, la tomba ad arcosolio.

La cappella nord, dedicata a Mosè, è un po’ più ampia dell’altra ed ha il pavimento musivo moderno leggermente più elevato. Anche qui una pittura orna il catino absidale: Mosè, nobile e persuasivo, tiene la tavola della legge nella mano sinistra; alle spalle della figura il Sinai, ed ai lati un immenso roveto ardente ed una roccia da cui scaturisce acqua (Es 17,6).

L’interno della chiesa è diviso in tre navi da robusti pilastri a sezione rettangolare, collegati da ampie arcate. La navata centrale copre, nella sezione ovest una parte della cripta crociata e l’antica scala è protetta da una grata visibile presso l’entrata. Nel pavimento della navata sono sistemati due occhi di vetro che danno luce alla sezione ora sotterranea.

L’abside centrale è divisa in due piani. Il livello inferiore, al quale si scende per 14 gradini, è costituito dalla sezione est della cripta. In esso sono conservati i ricorsi reperiti dell’abside romana, l’altare crociato e l’inizio dei muri nord e sud della cripta, anche essi crociati. L’altare è dedicato ai tre discepoli testimoni della Trasfigurazione.

Il pavimento della cripta è stato fatto di legno allo scopo di conservare integralmente il fondo naturale. In esso si aprono due botole: attraverso quella di sinistra si vede la roccia, mentre quella di destra guarda nella parte dell’antica grotta che non stata riempita.

Nel livello superiore è collocato l’altar maggiore, dedicato alla Trasfigurazione.

Le navate laterali sono più strette della centrale e - come questa - terminano in absidi sopraelevate. Nell’abside nord l’altare, nel cui ciborio è conservato il S.mo Sacramento, è dedicato all’Immacolata; in quella sud, è dedicato a S. Francesco. Le due statue di bronzo, come le lampade ed i candelieri, sono opera di Tonnini. Brevi scale collegano le navi laterali alle relative absidi che sono in comunicazione con il livello superiore dell’abside centrale.

La decorazione della basilica è molto sobria. Sulle pareti della navata centrale corono due fregi, uno di pietra incisa che segue l’andamento delle arcate, ed uno rettilineo di mosaico sotto le finestre. Le pareti laterali della cripta sono coperte da pannelli musivi con motivo ricorrente. In tutti appaiono tre angeli aureolati, con vistose ali e lunghe tuniche bianche. Varia il significato che si rintraccia nei simboli. Un bambino adagiato sulla paglia tiene fra le mani un globo sormontato dalla croce: la Natività, abbassamento del Cristo che si fà uomo. Il calice e l’ostia: l’Eucarestia, trasformazione del Cristo in cibo e bevanda per l’uomo. L’agnello: il sangue del Cristo versato per la redenzione dell’uomo. La tomba aperta: la Resurrezione e l’Ascensione, ritorno del Cristo alla gloria eterna del Padre. Sulla volta della cripta, da un rosone centrale che racchiude il così detto monogramma costantiniano e le lettere alfa e omega, parte una croce costituita da raggi di luce.

Nel catino absidale del livello superiore è raffigurato l’episodio della Trasfigurazione. Sullo sfondo oro campeggia nel centro la figura di Gesù, con le vesti bianchissime; da un lato, Mosè e Pietro, dall’altro Elia e gli altri due Apostoli. Dal centro scendono raggi dorati.

I cartoni dei mosaici e le pitture nelle cappelle sono di Villani; le parti scolpite, quali i capitelli, di Piroli.

L’illuminazione è stata curata al massimo. Tre finestroni sopra la porta, nove finestre su ciascun lato della navata centrale, tre sul lato nord ed una sul lato sud delle navate laterali, sette finestrelle nel catino absidale e la grande vetrata della cripta, danno alla luce che entra liberamente una colorazione rosata ed aurea. Tanta luminosità predispone il visitatore alla lettura del Vangelo della Trasfigurazione, quasi ne fosse il prologo. Luce ancor più abbondante avrebbe dovuto scendere attraverso i tavelloni di marmo trasparente del tetto, posti al di sopra delle capriate. Per proteggere l’interno dalle infiltrazioni di acqua è stato purtroppo necessario coprire il marmo con lamine di metallo.

Una porta nella parete sud della chiesa conduce alla sagrestia, che corrisponde probabilmente alla foresteria dei Benedettini, ed al battistero. Il pavimento musivo di questo, considerato un buon esempio dell’arte bizantina del V-VI sec., è formato da un pannello centrale di tessere bianche, rosse e grigie, circondato da un doppio bordo di tessere degli stessi colori più il giallo, a motivi curvilinei. Il fonte battesimale non è stato rinvenuto. A destra ed a sinistra del battistero Avi Yonah segnalava resti di pavimenti musivi con tessere bianche e nere, anche essi bizantini.

Seguendo un corridoio che parte dal battistero in direzione nord, si arriva alla cripta crociata. Nel pavimento esistono quattro fori e diverse vaschette, ritenuti da alcuni quanto resta del luogo di culto cananeo: nei quattro fori avrebbero posato i sostegni dell’altare e le vaschette avrebbero servito per i sacrifici o le abluzioni.

A sud del battistero si trova la piattaforma della fortezza saracena dove erano installate le baliste.

Dal piazzale antistante il complesso benedettino si accede al museo.

Circa i reperti archeologici, Guérin notò che fra le macerie che coprivano la chiesa e la cripta erano stati trovati diversi tronconi di colonne di marmo; alcuni capitelli rovinati, di cui uno ornato di leoncelli ed un altro con teste di ariete; una pietra con croce greca fra due alfa e due omega; una infinità di tessere musive, alcune di vetro e altre di pietra rossa, bianca e nera; lampade di terra cotta e frammenti di fiale di vetro. Su una placca di marmo, rotta, restavano caratteri greci, ETAM KMXPI.

Padre Meistermann segnalò molti pilastrini di marmo bianco, con lati di 20 cm., scolpiti su due faccie e con scanalature sulle altre due, nonché pezzi di pannelli di marmo bellissimo. Tali resti fanno pensare che il luogo santo fosse circondato, oltre che da una grata metallica, anche da una transenna simile a quella che esisteva al Pozzo di Giacobbe in epoche bizantina e crociata.

P. Gassi descrisse vari capitelli e frammenti di capitelli, alcuni di marmo, altri di pietra. Egli pensava che i pilastrini della transenna non fossero posteriori al VI sec.; avrebbero quindi appartenuto alla chiesa vista dall’Anonimo di Piacenza nel 570. Enlart riteneva di particolare interesse i pezzi di un fregio che doveva aver fatto parte di una grande cornice, inciso a denti di ingranaggio con angoli retti rientranti e sporgenti. Essendo il disegno comune sia in epoca bizantina che crociata, la datazione è incerta. In quanto ai capitelli, Enlart giudicava belli soltanto i frammenti di epoca crociata che conservavano tracce di colori: “L’arte romanica, non ha prodotto nulla di più perfetto. Tali capitelli devono provenire dal portale a sei colonnine della chiesa del S. mo Salvatore. Provano che all’epoca romanica in Palestina come dovunque, i monaci di Cluny superavano nelle arti tutti i loro contemporanei”. Enlart disegnò, basandosi su resti abbastanza cospicui, il coronamento di una edicola che forse era addossata all’interno dell’abside crociata, dietro l’altare.

Nel piccolo museo sono attualmente visibili :
- le selci semi‑lavorate reperite da Stockton;
- piccoli utensili di metallo; punte di freccia, braccialetti, anelli e croci di metallo;
- frammenti di vasi vitrei e di ceramica; orci e recipienti vari; lucerne di ceramica, alcune delle quali smaltate di giallo e di marrone;
- piccoli lembi di mosaico a tessere variamente colorate;
- vari capitelli e basi di colonna; frammenti di colonnette, di pilastrini per transenna scanalati su due lati, e di fregi;
- una raccolta di monete romane, bizantine, bizantine con marchi arabi, omayyadi e mamelucche;
- varie iscrizioni arabe del tempo di el‑Adel (originali e calchi) intere e a frammenti;
- una iena imbalsamata, unico esemplare di tutte le bestie feroci dei tempi andati.

Altri reperti sono sistemati vicino alla porta di ingresso del museo e nel giardinetto ad est.

A sud del piazzale si trovano la vecchia Casa Nova non più utilizzata, la discutibile torretta medioevaleggiante e 1’ingresso alla attuale Casa Nova.

Questo immette nel salone la cui parete sud, formata da due ampie vetrate, è seguita da un terrazzo. Da qui si gode uno dei più bei panorami della Galilea, se non il più bello in senso assoluto: la valle di Esdrelon.

  Tabor InizioAltri Santuari  


 

Please fill in our Guest book form - Thank you for supporting us!
Created/Updated July , 2005 at 18:22:04 by John Abela ofm ,E. Alliata, E. Bermejo, Marina Mordin
Web site uses Javascript and CSS stylesheets - Space by courtesy of Christus Rex

© The Franciscans of the Holy Land and Malta

cyber logo footer