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CHIESA CATTOLICA DI ANTIOCHIA SULL'ORONTE

P. Domenico Bertogli

IL 5 ottobre 2004 con gli archeologi di fama mondiale e padre Pasquale Castellana di Aleppo ho visitato la Grotta di S. Pietro e la montagna circostante fino alle così dette Porte di Ferro (di fianco alla grotta).

È stata l’occasione per ripensare in maniera seria il culto cristiano di questo luogo, che ricorda certamente le origini della chiesa. Attualmente si continua a ripetere: Scavata naturalmente nella roccia sul fianco occidentale del monte Stauris, la grotta è lunga 13 m, larga 9 e mezzo e alta poco più di 7 m.
Qui, secondo la tradizione, si riuniva la prima comunità cristiana con Barnaba, Paolo e Pietro che si fermò ad Antiochia per qualche anno (42-48 d.C.), prima di recarsi a Roma. La tradizione precisa che essa fu donata alla Chiesa da Luca, diventato poi l'Evangelista San Luca, originario di Antiochia.
I crociati, che conquistarono Antiochia il 3 giugno 1098, prolungarono poi la grotta di alcuni metri, costruendo i due archi che la congiungono alla facciata.
Della costruzione primitiva rimangono ancora tracce di mosaico sul pavimento e quasi invisibili affreschi sul lato destro dell'altare, affreschi che una volta coprivano probabilmente l'intera parete di fondo.
Gli archeologi mi hanno detto di essere rimasti meravigliati della ricchezza di simboli sulla roccia che fa corona alla Grotta di S. Pietro. E p. Pasquale ha aggiunto: "… non ho alcun dubbio sulla certezza di quanto gli antichi ci hanno lasciato sulla roccia sulle loro credenze. Questi simboli confermano l’iter della storia religiosa. Quanto c’è di buono nei sentimenti delle antiche popolazioni, i nostri padri lo hanno valorizzato adottandolo in ciò che era lontano dall’idolatria. Il luogo era santo? Allora potevano sceglierlo per le loro riunioni religiose.

Le ripeto che non c’è alcun dubbio sull’esistenza dei simboli religiosi. Essi non sono fatti né per caso dalla natura, né arbitrariamente per il semplice gusto di tracciare quei segni. Essi sono espressioni di religiosità. Quindi i primi cristiani li hanno adottati non come espressioni di idolatria, ma come espressioni del sentimento religioso dei loro padri. Naturalmente questa adozione religiosa deve essere avvenuta quando ciò era possibile, cioè quando la maggioranza della popolazione (nel nostro caso i cristiani di Antiochia) potevano farlo facilmente, e per questo dovettero aspettare che il tempo maturasse le circostanze sociali. Si potrebbe pensare alla fine del IV secolo, quando l’Imperatore Teodosio il Grande confermò gli Editti già proclamati da Costantino, Costanzo e Gioviano. Prima non credo. Si dovette aspettare che la maggioranza diventasse cristiana perchè il passaggio del luogo da pagano a cristiano non suscitasse torbidi tra la popolazione antiochena, ma fosse pacifico. E questo potremmo averlo solo nel periodo di Teodosio il Grande, cioè dopo il 380. Prima di Teodosio il Grande sarebbe stato difficile per il fatto che le questioni cristologiche derivate dal Concilio di Nicea, non davano tregua ai cristiani, quindi né sicurezza né tranquillità. C’era l’essenza della religione cristiana da salvare, cioè il dogma della divinità della seconda Persona della SS. Trinità. E questa di fatto si ebbe solamente sotto Teodosio il Grande.

La roccia che porta segni evidenti di simbolismo, come nicchie e fori sopra le grotte. Queste nicchie possono essere piccole o grandi, non importa. E’ necessario che non siano fatte da eventi naturali, ma da mano d’uomo. I fori, poi, possono essere sia rotondi, fatti sempre, in maniera sicura, da mano d’uomo e non da eventi naturali, oppure anche quadrati come quelli che abbiamo visto prima della immagine di Caronte. In quanto al significato simbolico è meglio, come dice p. Piccirillo, non pronunziarsi perchè ancora non lo sappiamo. Ci mancano testimonianze letterarie. A noi basta dire in maniera certa:

Primo: che sono tracciati da mano d’uomo. Secondo: che siano fatti non per scopi pratici naturali, ma siano espressioni religiose e questo lo provano gli stessi simboli che sono molto numerosi. Gli stessi simboli si ritrovano nelle grotte venerate dai pagani, in moltissime località della Siria e dell’ Italia meridionale: a Cuma e nella provincia di Agrigento, che sono le uniche che abbiamo visitato".

Questo è quanto mi ha scritto p. Pasquale. Poi bisogna aggiungere quanto detto a viva voce da p. Michele Piccirillo riguardo i mosaici che si trovano nel pavimento della grotta: sono certamente bizantini, ma facilmente sono stati lì collocati prelevandoli da un altro luogo: manca infatti la continuità, cioè non sono un unico disegno ma si notano spostamenti che rompono il disegno. Forse al tempo dei crociati oppure molto dopo?

In definitiva si potrebbero tirare queste conclusioni:

1. La montagna doveva essere un luogo sacro per la città, dedicata a qualche divinità pagana. Vi arrivavano due acquedotti che dovevano produrre dei giochi d’acqua che scendevano alle vicine terme che si trovavano in basso.

2. La montagna è piena di nicchie (chiamate in gergo religioso "edicole") di diverse dimensioni, certamente opera dell’uomo, che avevano un significato religioso specialmente votivo.

3. La grotta stessa ha tutte le caratteristiche di un luogo sacro con una fonte che sgorgava all’interno (a destra nell’angolo, anche se oggi non scorre più). Se ne hanno tanti esempi. In una cartina dell’antica Antiochia nella zona della grotta di S. Pietro e vicino a Caronte si trovava addirittura l’abitazione dell’ubriacone Dionisio…

4. Noi sappiamo che i primi credenti in Gesù, essendo ebrei, erano abituati a pregare nelle sinagoghe: ora il quartiere ebraico della città si trovava al lato opposto della città vicino alla porta per Dafne (vedere la cartina sotto).

5. Sappiamo pure che i primi cristiani, con la separazione dalla sinagoga, si riunivano nella case private e non in luoghi particolari e lontani dal loro ambiente.

6. Infine nel primo secolo era impossibile che i cristiani, così chiamati per la prima volta ad Antiochia, avessero un luogo specifico isolato dove ritrovarsi sapendo che il cristianesimo era proibito dalla legge, quindi potevano essere scoperti facilmente e arrestati.

7. Luca stesso, essendo un levita come si è precisato nel congresso internazionale del 2000 a Padova (San Luca Ev. testimone della fede che unisce, vol. 1, pag. 214) doveva abitare nel quartiere ebraico della città, vicino ad una sinagoga, ed è molto inverosimile che avesse una proprietà proprio in una zona sacra della città.

8. Come è successo spesso dopo la libertà ottenuta da Costantino, i cristiani hanno trasformato luoghi di culto pagano in cristiani. La stessa cosa dovrebbe essere successa per questo luogo. Sappiamo che in passato veniva chiamata anche grotta di S. Paolo e questo per dire che ricordava l’inizio dell’evangelizzazione di questa città.

9. Verosimilmente con Teodosio il Grande dopo l’editto “ De fide catholica” dell’8 febbraio del 380 indirizzato a tutti i sudditi, in cui imponeva come norma religiosa il simbolo di Nicea - divenendo così il vero fondatore della Chiesa cattolica di Stato – anche questo luogo di culto pagano fu trasformato in luogo di culto cristiano. La storia ci dice che dal 388 i luoghi di culto pagano se non venivano distrutti, erano adibiti al culto cristiano “battezzandoli” con altre denominazioni. Nel nostro caso questa grotta avrebbe preso il nome di un apostolo… Stabilire quando ciò è successo, però, non è tuttavia possibile…

10. Tutto questo non toglie il valore spirituale e storico del luogo, e ci aiuta a ricordare l’inizio del cristianesimo in questa città: è tra l’altro il solo vestigio nel nostro passato, riconducibile al quarto secolo della nostra era. Non è tuttavia corretto dire che in questo luogo si riunivano i primi cristiani con Paolo, Pietro, Barnaba ecc… Questa è solo una devota nostalgia storica!

11. La stessa scultura del probabile Caronte sui fianchi della montagna ci induce a pensare che il luogo era sacro perché questi avrebbe potuto essere scolpito altrove e con maggior possibilità di essere visto dalla città.

12. Negli scritti cristiani di Antiochia, e in particolare di S. Giovanni Crisostomo, non si fa mai menzione di questo luogo particolare. Credo che anche questo è significativo.

Credo che tutto questo discorso ci aiuti a delineare meglio l’origine cristiana di questa chiesa rupestre che si continua a chiamare la prima cattedrale del mondo in quanto S. Pietro vi avrebbe presieduta l’eucaristia, come si fa oggi… Ma non dimentichiamo che l’allora comunità cristiana era molto differente da quella attuale ed era ancora legata alla sinagoga!

Ringraziamo per queste ricerche, ricordandoci che la verità storica non diminuisce la nostra fede, ma aiuta a rimanere nell’autenticità.




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Created/updated: Tuesday, October 11, 2005 by J. Abela / E. Alliata / A. Sobkowski
Texts: D. Bertogli / F. Manns
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