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Padre Bellarmino Bagatti (1905-1990): un maestro francescano di Palestinologia
[Michele Piccirillo]


Fr. BagattiSono più di dieci anni che Padre Bellarmino Bagatti ci ha lasciato, ma il suo ricordo è ancora vivo e la sua lezione di vita e di studioso ancora stimolante. Particolarmente gradita è stata l'iniziativa con la quale la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato nella sua terra natale ha voluto ricordare il più illustre archeologo francescano del Ventesimo Secolo, in occasione della elevazione dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme a Facoltà di Scienze Bibliche e d'Archeologia, con decreto della Congregazione per l'Educazione Cattolica del 4 settembre 2001. Padre Bagatti con il suo lavoro e dedizione non solo ha posto le premesse di tale traguardo, ma con la sua vita e il suo magistero ha contribuito in misura determinante a raggiungerlo (Un Uomo di pace. Padre Bellarmin o Bagatti, 1905-1990). Padre Dario Pili, rifacendosi ai ricordi personali e alle testimonianze di chi lo aveva conosciuto, ne ha tracciato un chiaro profilo umano e spirituale. Altri ne hanno ricordato gli anni di formazione nella Provincia francescana di Toscana e gli anni della maturità al servizio dei Luoghi Santi.
Padre Bellarmino come studioso fu principalmente un archeologo e uno storico di Terra Santa, un palestinologo nella migliore tradizione della scuola francescana di palestinologia, una scienza nata con Origene che alla ricerca della Betania al di là del Giordano menzionata dal Vangelo di Giovanni scrisse di essersi "recato sulle tracce di Gesù degli apostoli e dei profeti". Fu perfezionata da Eusebio di Cesarea che scrisse l'Onomasticon dei Luoghi Santi, prima testimonianza organica di geografia biblica dell'Antico e del Nuovo Testamento, e da San Girolamo che ricco della sua esperienza di permanenza a Betlemme, scrisse che come per imparare il greco bisognava recarsi ad Atene, così per comprendere la Sacra Scrittura bisognava venire in Terra Santa... La Palestinologia, come scienza, si affermò con i Francescani nel XVI, XVII e XVIII, secolo come un modo di interpretare e di capire la Sacra Scrittura approfondendo la conoscenza della terra nella quale la Sacra Scrittura è nata, in tutti i suoi aspetti storici, geografici, religiosi e sociali.

Nella migliore tradizione della scuola francescana di palestinologia

Una rilettura della esauriente bibliografia di Padre Bagatti preparata da padre Claudio Bottini e pubblicata nel volume che presentiamo (pp. 177-194) può essere una ottima guida per capire come nasce e si forma un palestinologo francescano che inizia la sua ricerca molto alla lontana per un approfondimento che ha sempre di mira il cuore del problema che sta all'origine dei suoi interessi. Una ricerca che inizialmente da l'impressione di essere una sorgente che disperde le proprie energie in mille rivoletti apparentemente senza relazione, rivoletti che infine si raccolgono in fiume che va dritto alla meta, che per il palestinologo si pone all'origine del Vangelo e della fede.
In Italia, durante la sua formazione, fra Bellarmino si era interessato di arte, e all'arte francescana sono dedicati i suoi primi articoli, quando collaborava alla redazione di "Studi Francescani". Nel volume questo aspetto è ricordato con la pubblicazione dei suoi disegni accompagnati da un profilo artistico che gli dedica padre Alberto Prodomo (pp. 104 - 137) e dal ricordo che Padre Bagatti dedicò all'opera pittorica del fratello Giosuè formatosi con lui alla scuola di Baccio Maria Bacci (pp. 218 - 227).
Appena giunto in Terra Santa nel 1935, questo interesse lo condusse ad approfondire le miniature dei corali di fra Giacomo da Monza inviati a Gerusalemme dal Commissario di Terra Santa di Milano e conservati nel Museo dello Studium Biblicum Franciscanum, le ceramiche smaltate della farmacia di San Salvatore inviate nel 1700 dal Padre Commissario di Genova, le tavole e i quadri della collezione di arte...Un rapporto con le collezioni del Museo che non venne mai meno, perché Padre Bellarmino, come ogni studioso che si rispetti, era curioso, intellettualmente sempre aperto a recepire le novità. Più tardi pubblicherà uno studio dedicato a Padre Antonio Menzani da Cuna (1650-1729) inventore del balsamo di Gerusalemme, un rimedio miracoloso a tutti i mali, di cui i pellegrini lodavano le virtù.
Nel frattempo, preparava la pubblicazione della tesi dedicata al cimitero di Commodilla, e iniziava la collaborazione alla rivista La Terra Santa edita in diverse lingue a Gerusalemme al fine di far conoscere le svariate attività della Custodia di Terra Santa.
Agili articoletti di divulgazione che diventavano con il tempo articoli scientifici di più ampio respiro. Grazie alla collaborazione di Padre Bagatti che durò per tutta la vita, la rivista entrò nelle biblioteche specializzate di Europa dove veniva consultata da chi si interessava di palestinologia e desiderava informarsi sulle più recenti scoperte in Terra Santa nel campo dell'archeologia cristiana.

I primi articoli dedicati allo scavo sul Monte Nebo

I primi articoli riguardano lo scavo sul Monte Nebo, informando i lettori sui risultati delle scoperte nel Memoriale di Mosè sulla cima di Siyagha e nelle chiesette mosaicate di Khirbat al-Mukhayyat, le rovine sulla cima di sud est della montagn identificate con il villaggio biblico del Nebo. Sul Nebo Padre Bellarmino giunse il 15 luglio 1935 in compagnia di padre Sylvester Saller primo direttore della missione ancora oggi impegnata nella ricerca. Di quei giorni ci restano le sue note manoscritte. Le prime impressioni riesaminate e approfondite divennero studi preliminari apparsi in riviste specializzate e, negli anni seguenti, i volumi di scavo pubblicati in collaborazione con Padre Saller.
Molti dei suoi interventi nella rivista furono dedicati agli oggetti conservati nel Museo. Nacque così la prima Guida al Museo della Flagellazione in Gerusalemme pubblicata qualche anno dopo nel 1939 e ancora oggi molto utile per le preziose informazioni raccolte. Lucerne fittili a cuore; lucerne ad ansa anellata;lucerne battesimali; eulogie palestinesi; le eulogie di San Mena; i vetri; medaglie di Salomone; croci figurate; un inedito anello d'oro; sigilli; i mosaici; le icone; iscrizioni; i battisteri; gli altari paleocristiani; balaustre e iconostasi; le chiese di Abbud, di Taybeh; di Khirbet Qana e Kefer Kenna; di Filadelfia Amman; simbolismo antico; monaci, eremitaggi e monasteri.
Materiale che confluirà in alcune opere di sintesi come L'archeologia cristiana in Palestina pubblicata da Sansoni a Firenze nel 1962; e, verso la fine della vita, nei tre volumetti della serie dedicata ai Villaggi di Palestina (Galilea, Samaria, Giudea e Negev).
Insieme con la Guida al Museo e il Catalogo della Biblioteca padre Bagatti aveva messo mano semplicemente ma fattivamente alla costruzione dello Studium Biblicum come centro di ricerca e perciò di pubblicazione scientifica. A lui principlamente si devono le collane che oggi onorano lo Studium, la Collectio Maior iniziata nel 1941 (giunta al 42 numero), la Collectio Minor (iniziata nell'anno 1961 e giunta al 40 volume), l'Analecta (iniziata nell'anno 1962 e giunta al 45mo) e il Liber Annuus, la rivista annuale dello Studium la cui pubblicazione iniziò nel 1951.
Con il Padre Saller, Padre Bellarmino fu uno dei pionieri dell'archeologia cristiana in Transgiordania. Nel volume di Padre Saller che nel 1941 apre la serie della Collectio Maior dello Studium, Padre Bagatti partecipò con i disegni dei mosaici, delle strutture e degli oggetti di scavo. Qualche anno dopo, firmato da entrambi, uscì il volume molto analitico dedicato alle chiese e ai mosaici scoperti tra le rovine del villaggio di Nebo, con l'aggiunta di una lista aggiornata che faceva il punto sui siti cristiani presenti in tutto il territorio di Giordania, un prontuario al quale ancora si ricorre prima di iniziare una indagine nel territorio.
Lo scavo del santuario delle Beatitudini lo portò in Galilea facendolo incontrare con le memorie conservate nel diario della pellegrina Egeria del IV secolo e con la problematica storica che si poneva a riguardo del santuario dell'Annunciazione a Nazaret.
Contemporaneamente si familiarizzava con la tradizione scientifica francescana riguardante la Terra Santa conservata in opere di grande valore documentario. Il primo studio in assoluto lo dedicò nel 1938 a Fra Bernardino Amico disegnatore dei santuari palestinesi alla fine del '500. Con i suoi rilievi in scala dei monumenti, Padre Amico, tre secoli prima del disegnatore inglese Roberts, fece conoscere in occidente i santuari di Terra Santa ancora conservati al suo tempo, come la basilica del Santo Sepolcro, quella della Natività a Betlemme, la tomba della Madonna...Dai disegni del padre Amico ( che furono incisi nel 1610 a Roma dal Tempesta e nel 1620 a Firenze dal Callot) originarono i modellini dei santuari in legno di olivo e madreperla conservati in diversi musei di Europa illustrati da padre Bagatti in un esauriente articolo: L'industria della madreperla a Betlemme.

Un'intensa attività publicistica

Prima del padre Amico padre De Angelis aveva preparato e fatto stampare a Roma nel 1578 una mappa di Gerusalemme dalla quale derivarono quasi tutte le piante della città fino al 1800.
All'animatore del gruppo di antiquari francescani, il padre Gianfrancesco della Salandra padre Bagatti dedicò un ricordo:Un custode di Terra Santa archeologo pioniere (1568-1601)...
Nel 1945 pubblicò una nuova edizione del Libro d'Oltramare di fra Niccolò da Poggibonsi (1346-1350), la guida più popolare di Terra Santa.
Seguirono l'edizione inglese della Visita ai Luoghi Santi di tre pellegrini fiorentini e quella del Trattato di Terra Santa e dell'Oriente Francescano di Padre Francesco Suriano per due volte custode di Terra Santa nella seconda metà del 1400; l'edizione inglese delle Ichnographiae Monumentorum Terrae Sanctae del padre Elzeario Horn (1724-1744) e lo studio e presentazione di diversi altri itinerari che man mano venivano resi noti: l'inedito itinerario in Palestina nel 1492 del mercante Bernardino Dinali; l'inedito itinerario nel 1514 di Barbone Morosini; l'inedita veduta di Gerusalemme e dintorni del secolo XVII conservata al Cairo; l'inedito viaggio di Alvise Contarini (1516); l'inedito itinerario del 1474 del domenicano A. Rinuccini; l'itinerario inedito di Don Ignazio Signorini del 1631; il viaggio inedito in Terra Santa di Michele Polo capitano della Serenissima nel 1661; l'itinerario inedito del prete fiorentino Bonsignore del 1497; il viaggio inedito in Palestina nel 1715; una pittura settecentesca inedita del Santo Sepolcro; un proschinetario inedito di San Saba.
Nella relazione di scavi di Emmaus al-Qubeibeh, lo scavo terapeutico da lui diretto durante la prigionia nel convento francescano di Qubeibeh diventato campo di concentramento inglese per i religiosi italiani, Padre Bellarmino mostra già una certa stanchezza per le dispute sterili tra gli studiosi, un hobby con molto seguito a Gerusalemme, e inaugura tra i Francescani il nuovo modo di esporre i risultati degli scavi condotti nei santuari di Terra Santa cercando di stare ai fatti con la descrizione dei risultati. Nell'introduzione al volume scrisse:
"Evidentemente, gli scavi non possono risolvere le questioni agitate, non sempre con gioconda serenità, relativamente alla critica testuale, al valore della tradizione primitiva ecc., dalle quali risposte dipende in gran parte la soluzione del problema.Essendo il mio scopo solo quello di illustrare il luogo, debbo perciò rimandare agli autori in questione per tutto ciò che è stato trattato in queste materie..."
Principio che seguì nella presentazione dello scavo delle rovine medievali della Visitazione a Ain Karim, in occasione del restauro del santuario, e della storia di Betlemme in occasione del restauro del chiostro medievale, come poi delle Grotte di San Girolamo sotto la basilica e del cosidetto Pozzo di Davide.
Nel 1950 inizia la sua partecipazione al primo numero del Liber Annuus, con uno studio dedicato alle pitture medievali della cappella di Betfage.
Nel 1953 lo scavo della necropoli del Dominus Flevit scoperta sul versante occidentale del Monte degli Olivi apre definitivamente il campo di indagine sui primi tre secoli della presenza cristiana in Terra Santa strettamente legata all'autenticità dei santuari affidati alla cura della Custodia di Terra Santa. Una ricerca continuata nel 1955 con lo scavo di Nazaret, a seguito della decisione della Custodia di Terra Santa di ricostruire il santuario dell'Annunciazione. I risultati illuminanti furono pubblicati in due volumi, Gli scavi di Nazaret I: Dalle origini al secolo XII, 1967; II: Dal secolo XII ad oggi, 1984.
Nascono in questi anni i due volumi gemelli della Collectio Minor pubblicati in diverse lingue: L'Eglise de la Circoncision 1965; L'Eglise de la Gentilité en Palestine(1968). Due opere programmatiche di un certo modo di vedere il problema delle origini cristiane in Terra Santa.
Nel 1972 l'inondazione della Tomba della Madonna condusse al ristudio del santuario mariano e della letteratura relativa alla Dormitio Virginis.
Nel 1976 riprese tutti i suoi appunti sulla fortezza del Monte Tabor e collaborò alla pubblicazione delle iscrizioni arabe preparata da P. Antonio Battista...con il quale collaborò alla pubblicazione della edizione critica e alla traduzione del testo arabo della Storia di Giuseppe il Falegname, della Caverna dei Tesori, e del Combattimento di Adamo, apocrifi letti e riletti da Padre Bagatti per scrivere un libretto richiestogli dalle edizioni San Paolo, La chiesa primitiva apocrifa.
Con Padre Camillo Carta collaborò alla pubblicazione della Vita di Santo Stefano Sabaita tradotta dal testo greco, (alla quale seguì la pubblicazione della traduzione della stessa vita dall'arabo curata da B. Pirone), con P. Emanuele Testa, al volume Il Golgota e la Croce, 1978.
Al Nebo, come sul lago di Galilea, ad Ain Karim, a Qubeibeh e a Nazaret, Padre Bagatti imparò e poi insegnò a seguire uno scavo storicamente con l'intreccio tra ricordi dei pellegrini e il risultato archeologico che fa di un luogo santo di Palestina un testimone della storia di questa terra e della fede cristiana.
Lo scavo del Dominus Flevit con la scoperta degli ossuari nelle tombe giudaiche del I-III secolo fece entrare anche lo Studium nel dibattito delle origini cristiane innescato o rinverdito dalla scoperta dei manoscritti del Mar Morto. L'ipotesi dell'origine giudeo-cristiana di alcuni nomi e segni incisi sulle pareti di pietra riaprirono il problema inevitabile della presenza cristiana a Gerusalemme e in terra di Palestina nei primi tre secoli.
Riscoprire la primitiva comunità cristiana di Terra Santa significava aprire un collegamento tra i santuari costruiti dal IV secolo in poi e la predicazione di Gesù e degli Apostoli. Una strada difficile sulla quale padre Bellarmino si mosse con l'entusiasmo di un neofita convinto che fosse quella la via giusta alla riscoperta della primitiva comunità giudeo-cristiana, quella alla quale la Chiesa deve Gesù, la Vergine Maria, gli Apostoli e i primi martiri, la primitiva letteratura comprendente i Vangeli canonici ma anche i cosidetti apocrifi del Nuovo Testamento, vangeli, atti, apocalissi, il Transitus della Beata Vergine Maria, opere dalle quali si poteva dedurre la teologia primitiva della Chiesa molto lontana dalle formulazioni posteriori basate sulla filosofia greca dei Padri occidentali e orientali.
Restava il problema dell'archeologo al quale non basta pensare e affermare, perché deve anche mostrare agli altri le evidenze trovate.Nei nomi e nei segni graffiti sugli ossuari del Dominus Flevit pensò di averne scoperto le prime tracce che per noi restano delle prove un po' dubbie.Si recò in Asia Minore, in Galilea, in Transgiordania e ritornò nelle catacombe di Roma alla ricerca di altri possibili indizi.
A Nazaret ebbe le soddisfazioni maggiori (confessava che aveva temuto di avere una sonora smentita, quando gli fu affidato lo scavo) con risposte positive alle sue ipotesi che per lui erano sicurezze. Lo Chaire Maria (Ave Maria, in greco), e il graffito con la testimonianza del pellegrino (Sul Santo Luogo di Maria ho scritto) furono una rivelazione che lo accompagnò per il resto della vita. Altre conferme gli vennero dallo scavo di Cafarnao condotto dai confratelli padre Virgilio Corbo e Stanislao Loffreda, quando questi, sotto la chiesa ottagonale del V-VI secolo, riportarono alla luce la domus/ecclesia di epoca precedente.

Uno studioso aperto al futuro e figucioso nei giovani

Noi venuti dopo, anche se convinti nei principi ...e pronti ad accettare alcune sue convinzioni (come l'antichità pre-costantiniana del segno della croce che può essere antico quanto il cristianesimo), siamo oggi piuttosto scettici sugli entusiasmi per simboli criptici, e testimonianze dubbie sulla genuinità e sull'antichità di alcuni reperti. Un po' meno lo ricorderemo, visto il risultato, come ispiratore del programma storico-teologico con il quale alcuni pittori decorarono ad affresco i nuovi santuari ricostruiti dall'architetto Antonio Barluzzi della Visitazione, di Betania, del Campo dei Pastori, del Dominus Flevit, della stessa Basilica di Nazaret progettata dall'architetto Muzio e consacrata nel 1969. Padre Bagatti correva i suoi rischi come figlio del suo tempo formato alla scuola di Baccio Maria Bacci e di una certa corrente fiorentina...ispirandosi ai principi dell'Emmausino, un testo di arte sacra restato inedito che aveva scritto durante l'internamento a Emmaus-Qubeibeh .
Noi preferiamo ricordarlo come un maestro aperto sul nuovo e sul futuro, che faceva fiducia a chi lo avvicinava e specialmente ai giovani, convinto che avevano qualcosa da dare che lui forse non capiva ma non per questo rifiutava aprioristicamente.
Personalmente preferisco ricordarlo per il suo entusiasmo e la sua gioia quando di ritorno dallo scavo gli raccontavo delle nostre scoperte, dei risultati raggiunti, dei nuovi libri in cantiere. Il suo "Bene! Bene!" accompagnato dal luccichiodegli occhi umidi e dallo sfregamento delle mani, diventava una approvazione che dava coraggio a continuare su una strada che ha radici antiche e che finora ha dato i suoi frutti. Sul piano archeologico, a parte le inevitabili correzioni, il suo lavoro potrà essere valutato in base all'abbondante documentazione messa a disposizione in ore e ore di disegni eseguiti con pazienza. Sul piano della ricostruzione storica, si potrà mettere in discussione la datazione forse affrettata di un documento non sufficientemente vagliato, ma non l'impostazione generale del problema, quello delle origini cristiane che lo tenne occupato tutta la vita e che ci lasciò in eredità.
Da parte nostra, suoi successori, continuiamo a lavorare apparentemente impegnati su fronti diversi, in realtà come lui e i frati che ci hanno preceduto lungo i secoli, profondamente coscienti che quello è il problema e la ragione della nostra presenza in Terra Santa, conservare le tracce di Gesù, della Vergine e degli Apostoli anche le minime, in una attesa ottimistica che una volta che il problema è stato bene impostato, e padre Bagatti l'ha ben impostato, la soluzione prima o dopo arriverà gratificante e illuminante.

Una pagina di diario

Permettetemi di leggere dal suo diario di scavo scritto giorno per giorno in uno dei quadernetti delle Scuole dei PP. Francescani della Custodia di Terra Santa usati dai ragazzini di Gerusalemme con i quali egli si sedeva in classe per familiarizzarsi con la lingua araba...
Sulla copertina del n. 1 a matita padre Bellarmino aveva aggiunto: "Monte Nebo ridiventato cristiano Salve!"
All'interno sotto il titolo ripetuto di Monte Nebo, la data
"15 Luglio 1935", giorno del suo arrivo sulla montagna di Mosè.
Partenza da Gerusalemme ore 1 p. con auto privata noi da soli P. Saller ed io; l'auto è fornita di provigioni. La giornata è piena di sole che abbaglia la terra. Dopo una prima fermata a Gerico, l'auto sosta un po' al confine, a Salt svolta per Amman. L'ufficio del Dipartimento di Antichità è chiuso e presto l'auto sale a Madaba e svolta per Siaga. Attualmente la strada attraversa le rovine ma la visuale ultima sarebbe più bella se facesse il giro terminando davanti alla chiesa. Visita alla rovina. Ho avuto l'impressione che nell'abside si tratti di una costruzione pre-cristiana. La forma quadrata, la cornice ad una certa altezza si ritrova pure nei mausolei. Non ultimo quello sulla via di Madaba. Il muro, però, mi pare che abbia molte pietre di riporto. Credo che sarà una questione interessante ma di difficile soluzione. Forse più che un mausoleo sarà una sinagoga. La visuale è bella, ma estremamente melanconica.
La costruzione su questo colle doveva essere imponentissima. Fra Girolamo dice che vi sono state 5 costruzioni. Non so come l'abbia argomentato, però costruzioni di varie epoche ci sono certissimamente.
Mattina. Studiati i muri...
Sera. Visita con P. Saller a Ain Musa. Il Vecchio maomettano che sta al motore viene col figlio più piccolo a darci dei fichi ed, a nostra richiesta, a mostrarci l'antico monastero ora sua casa e poi i ruderi della chiesa sul colle opposto...E' una costruzione a grandi blocchi quasi squadrati ma assolutamente immersa fra le rovine. Si conosce solo un quadrato e sembra esservi un'abside, ma è difficile poterlo asserire perché il trattaccio non è assoluto certo. Forse con uno scavo -basterebbe ruzzolare i sassi- si potrebbe trovare.
Abbiamo letto di Eteria e la descrizione che fa trova pienamente riscontro col luogo.(Strada di Eteria). Venendo da nord, o quasi, non per l'wadi di Ain Musa, trova prima la chiesa poi la fontana di Mosè e dopo il monastero.
La fontana è incanalata per abbeverare Madaba e gli antichi monasteri si posson ritrovare nelle buche della roccia. Poveri monaci - veramanente asceti dice Eteria- si contentavano proprio di poco. Il custode dice che nella chiesa vi erano i mosaici e che furono trasportati a Madaba./ Nel viottolo per Ras Siaga ad un certo punto -verso la metà- si trova un dolmen. Sotto trovano rifugio gli uccelli. Si vede bene prendendo il viottolo inferiore di quello praticato comunemente. Avanti di arrivare al dolmen si vedono a destra ed a sinistra due resti di costruzioni a blocchi. Nelle colline di pietra che formano i piccoli ouadi che si devono attraversare per andare da Ras Siaga a Ain Musa, ho notato molte grotte. Una sembra la cisterna presso la nuova casetta di qui di fronte all'atrio della chiesa che ha il mosaico, a rosei tasselli, davanti. Il custode dice che fa male ad abitare presso le acque. Tutta la sua famiglia abita quassù nella tenda..."

Michele Piccirillo
Studium Biblicum Franciscanum

Testo pubblicato in L'Osservatore Romano, 12 ottobre 2002, p. 9


 SBF main, Distinguished professors, B. Bagatti

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Created/updated: Thursday, December 6, 2001 by John Abela ofm
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