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BEIT SAHUR ED
IL CAMPO DEI PASTORI

  
Ad est di Betlemme, a circa 2 km. dal centro abitato, si trova il villaggio di Beit Sahur, la casa dei guardiani, di coloro che vigilano. Si può raggiungerlo anche a piedi, proseguendo per la strada della Grotta del Latte.

Già al tempo di S. Elena si trovava qui una chiesa dedicata agli Angeli che avevano annunciato ai pastori la nascita del Redentore. Dopo alterne e combattute vicende, vennero costruite, nel secolo scorso, una canonica ed una scuola, in attesa di poter avere anche una chiesa. Nel frattempo, il culto, prima tenuto in una grotta chiamata Mihwara, si svolgeva in ambienti provvisori della casa parrocchiale.

Infine, nel 1950, fu inaugurata la chiesa che oggi vediamo, opera dell'architetto A. Barluzzi, dedicata alla Madonna di Fatima ed a S. Teresa di Lisieux. Alla edificazione contribuirono non poco gli abitanti del luogo, eredi della generosità di Booz.

L'elegante portico della chiesa ha tre archi a sesto acuto e la facciata è coronata in alto da uno snello motivo di archetti, che si prolunga sui muri laterali. L'interno è diviso in tre navate da due file di quattro colonne ciascuna. I fusti delle colonne, di pietra rosa locale, a prima vista un po' tozzi, sono resi affusolati mediante un semplice espediente ottico: i tamburi che li compongono hanno, dalla base al capitello, altezza decrescente. Gli archi a sesto acuto, molto stretti, creano l'illusione che l'interno sia più lungo del vero. Molto originali sono i capitelli, massicci ma non pesanti.

Particolarmente degno di nota è l'altar maggiore, vero gioiello dell'arte scultorea palestinese, che, malgrado le dimensioni, più che una scultura in pietra sembra una miniatura di avorio. Tra il paliotto (parte frontale e lati) ed il gradino, abbiamo 15 scene, dall'Annunciazione della Vergine, all'arrivo in Egitto della Sacra Famiglia. Nella parte centrale del gradino, all'altezza del tabernacolo, si vedono le 4 statuine degli Evangelisti mentre nella parte superiore i dodici Apostoli circondano la figura del Cristo.

Autori dell'opera furono Issa Zmeir, betlemita, e Abdullah Haron, betsahurino.

Beit Sahur si stende in mezzo ai così detti 'campi di Booz'; in uno di questi si trovavano i pastori nella notte gloriosa della Natività.

"L'angelo disse loro: Non temete! Ecco, vi porto una lieta novella che sarà di grande gioia per tutto il popolo: Oggi nella città di Davide è nato un salvatore che è il Cristo Signore" (Luca 2, 10-11).

Sebbene le parole del Vangelo non permettano di stabilire esattamente il luogo dell'apparizione angelica, pure l'antica tradizione lo ha fissato in località Siyar e1-Ghanam, il Campo dei Pastori, poco discosto da Beit Sahur.
Gli scavi effettuati da P. Virgilio Corbo, ofm, nel 1951-52 hanno sondato le rovine più a fondo dei precedenti (C. Guarmani, 1859), dando a queste una datazione precisa.

Le tracce di vita nelle grotte, risalenti ai periodi erodiano e romano, i resti di frantoi antichissimi, reperiti sotto le fondamenta di due monasteri, dimostrano senza possibilità di dubbio, che il luogo era abitato all'epoca della nascita di Gesù a Betlemme. Lo studioso ha avuto sottomano materiale sufficiente per poter parlare di una piccola comunità agricola.

Inoltre, a Siyar el-Ghanam esistono i resti di una torre di guardia, ora incorporati nell'ospizio francescano.

Morta Rachele, Giacobbe "partì e rizzò le tende al di là di Migdal-Eder" (Gen 35, 21), al di là della 'torre del gregge'. I Targumin localizzarono questa torre a est di Betlemme, specificando che in quel luogo il Messia sarebbe stato annunciato. La tradizione talmudica indicava la stessa regione e la tradizione cristiana, dopo la nascita di nostro Signore, accettò e mantenne la localizzazione.

S. Girolamo vede la torre a "circa mille passi (romani) da Betlemme", e aggiunge che là gli angeli avevano annunciato ai pastori la nascita del Redentore.

Quanto rimane dell'insediamento agricolo e della torre di guardia spiega molto bene una espressione del testo originale greco di Luca. Secondo i più qualificati esegeti (tra cui M. J. Lagrange), il verbo impiegato da Luca non significa che i pastori "passavano la notte all'aperto", bensì che "vivevano nella campagna".

Gli scavi hanno rintracciato l'esistenza di due monasteri, uno del IV-V sec., l'altro del VI sec. Del primo abbiamo le fondazioni dell'abside della chiesa e di vari muri. Nel VI sec. la chiesa venne demolita e ricostruita nello stesso posto, con l'abside leggermente spostata verso est.

Del secondo monastero abbiamo egualmente parti dell'abside sui muri di numerosi ambienti. P. Corbo ha la netta sensazione che molte pietre del IV sec., riusate nell'abside della chiesa del VI sec., provengano dalla basilica constantiniana della Natività.

Il luogo dove si trovano i monasteri non è il più felice della zona, dato che è in pendenza. Il fatto che la seconda chiesa sia stata edificata esattamente sopra la prima conferma ulteriormente che un particolare ricordo era collegato al luogo.

Il monastero del VI sec. fu distrutto verso l'VIII sec. dai Musulmani, che cercarono perfino di cancellare i segni cristiani scalpellando e abradendo le pietre sulle quali si trovavano.

Tra i vani del secondo monastero ne sono stati identificati alcuni, adibiti a scopi particolari: portineria, panetteria con grande macina di basalto, refettorio, frantoi, grotta-cantina, stalla. Sono stati portati alla luce anche il sistema di canalizzazione e diverse cisterne.

Il Santuario attuale fu costruito nel 1953-54 su progetto dell'arch. A. Barluzzi. Sia la posa della prima pietra che l'inaugurazione ebbero luogo il giorno di Natale.

Il Santuario sorge sul roccione che domina le rovine. Esso rappresenta un accampamento di pastori: un poligono a dieci lati, cinque dritti e cinque sporgenti e inclinati verso il centro, a forma di tenda. La luce, che penetra generosamente dalla cupola in vetrocemento, inonda l'interno richiamando alla mente la luce vivissima che apparve ai pastori.

L'alto-rilievo in bronzo, sull'architrave della porta, è dello scultore D. Cambellotti, che ha creato anche il portale, le quattro statue di bronzo che reggono l'altar maggiore, posto al centro della cappella, i candelieri e le croci. L'arch. U. Noni ha affrescato le tre absidi e lo scultore A. Minghetti ha curato l'esecuzione dei 10 angeli di stucco della cupola.

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Created / Updated November, 2005 by John Abela ofm ,E.Bermejo, E.Alliata, A.Alba, Marina Mordin
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