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LE GROTTE DI S. GIROLAMO

  
I. Nelle cronache

I vani che esistono sotto la basilica della Natività, nel lato nord, sono chiamati così perché S. Girolamo li scelse come luogo di sepoltura per sé e per i membri della sua comunità, ma erano già adibiti a sepolcreto sin dal I-II sec.

Lo stesso S. Girolamo, dopo la sepoltura di Paola, dice (404 - Epist. 108): "Ho poi intagliato l'epitaffio del tuo sepolcro affinché dovunque sarà inteso il mio parlare, sappia il lettore che da me sei stata celebrata, che in Betlemme sei stata sepolta".

S. Girolamo, a sua volta, vi fu deposto secondo il suo desiderio, come attesta l'Anonimo di Piacenza (570 -ELS 108, 3): "Il presbitero Girolamo nella stessa entrata della grotta (della Natività) scavò la roccia e si fece la tomba dov'è sepolto". Si dice che, in tempo posteriore, i resti del santo dottore siano stati trasportati in un'altra chiesa, se non pure in altra città, Costantinopoli o Roma, ma l'informazione non è sicura. Comunque, della tomba di S. Girolamo si torna ad avere notizia soltanto in tempo crociato, quando ormai non era che un cenotafio. Teodorico (1172 - ELS 132, 6) riferisce: "Non lontano, poi, dal presepio di Cristo Signore è il sepolcro del beato Girolamo, il cui corpo, come si dice, fu traslato a Costantinopoli da Teodosio Minore". Teodorico confonde la data della traslazione della salma con quella della morte di S. Girolamo, ma le sue parole in ogni caso servono a confermare che il sepolcro era stato violato prima dell'arrivo dei Crociati. B. Amico, parlando del cenotafio annota: "Il sepolcro di S. Girolamo, il quale serve per altare, è alto da terra cinque palmi e d'angolo ad angolo palmi dieci lungo e tre largo e sei oncie, e la superficie è d'una bellissima tavola di marmo come sono tutte l'altre".

In un'altra grotta risulta sepolto Eusebio di Cremona, discepolo di S. Girolamo. Di questa tomba parlano Morosini (1514) e B. Amico.

P. Faber (ca. 1480 - ELS 150, 11) ricorda la grotta in cui, secondo la tradizione, sarebbero state gettate "molte migliaia di bambini che Erode ammazzò cercando fra quelli Cristo". La notizia è sempre stata accolta dai Francescani con molte riserve. La popolazione di Betlemme era limitata al tempo di Erode, e il numero dei bambini da 0 a 2 anni non poteva ammontare a molte migliaia; inoltre, sebbene in carattere con le azioni del feroce Idumeo, non c'è evidenza storica di questa fossa comune.

Ancora P. Faber ci dà notizia del passaggio scavato tra la chiesa di S. Caterina e la grotta della Natività (ELS -150, 11): "Infatti è conseguentemente da questa grotta lo stretto passaggio scavato nella roccia che fecero occultamente i Frati Minori per poter entrare ed uscire dalla cappella di S. Caterina, dove recitano le ore, al luogo della Natività di Cristo. Per lo che occultano quel passaggio in tutte le maniere, anche ai pellegrini, affinché per essi non arrivi la notizia ai Saraceni e Cristiani orientali che subito chiuderebbero il passaggio e i Frati perderebbero il luogo". Non possiamo sapere se si tratta di lavori di ripristino o di nuovi corridoi.

In quanto alla tomba di Paola ed Eustochio sua figlia, si è ritenuto fino alla metà del XVI sec. che fosse nel monastero fatto costruire da Paola. Soltanto nella seconda metà del 1500 il cenotafio è visto nelle grotte, e B. Amico lo descrive dando le misure esatte: "alto palmi cinque e d'angolo a angolo palmi sei lungo e tre largo".

L'altare di S. Giuseppe fu eretto nel 1621. Si ricorda qui la visione avuta da S. Giuseppe, durante la quale un angelo gli comandò di portare in Egitto la Madonna con il Bambino.

Dalla descrizione delle grotte, che ci è stata lasciata da Niccolò da Poggibonsi (1347), si può rilevare che la localizzazione di allora corrisponde praticamente in tutto a quella odierna.

II. Oggi

Queste spelonche ed il chiostro di S. Girolamo sono attualmente le uniche parti accuratamente restaurate di tutto il complesso degli edifici sacri. In entrambi i casi i lavori sono stati resi possibili dal fatto che la proprietà è esclusivamente latina. Il restauro (1962-64) è stato curato da P. Alberto Farina, ofm, il quale ha anche creato le terrecotte oggi visibili (effigie di S. Girolamo, Sacra Famiglia), le vetrate, un mosaico, le lampade e gli affreschi raffiguranti Paola ed Eustochio e il sogno di S. Giuseppe. La parte archeologica è stata affidata a P. Bellarmino Bagatti, ofm.

Malgrado i cambiamenti, apportati nel corso dei secoli, l'aggiunta di muri, il rialzamento del pavimento, causassero non poche perplessità, pure gli incaricati hanno saputo dare ai vani un aspetto suggestivo che ci riporta, nella sua severa semplicità, a quello che doveva essere in origine.

Scendendo per una scaletta (a destra di chi entra nella chiesa di S. Caterina), praticata sotto l'abside nord della basilica, si arriva ad una prima grotta. A sinistra, sotto le fondazioni di un muro costantiniano, un arco pre-costantiniano ci conferma che già nel I-II sec. d. C. il luogo era usato come sepolcreto. Il desiderio di seppellire i morti vicino ad un luogo santo, nel nostro caso la grotta della Natività, si ripete anche a Roma, dove sono state ritrovate numerose tombe presso quelle dei martiri.

Ancora a sinistra, la grotta degli Innocenti, con tre arcosoli comprendenti da 2 a 5 fosse sepolcrali ciascuno, è stata liberata dalla volta in muratura che la opprimeva. Di fronte all'arco pre-costantiniano (in alto, lastre di plexiglas proteggono dei graffiti crociati), l'altare di S. Giuseppe respira, dopo la rimozione di un pesante muro. Nella cappella di S. Giuseppe era visibile un raro esemplare di croce monogrammata incisa nella roccia, chiaro segno bizantino. Qualcuno, studioso o vandalo, lo ha asportato.

Da qui, un passaggio porta al piccolo vestibolo; guardando per la toppa si vede l'altare della Natività.

A destra della prima grotta si trovano, in un'altra spelonca, i cenotafi di Paola ed Eustochio e di S. Eusebio da Cremona. Di fronte, un'antica cisterna con l'orlo del pozzo usurato dallo scorrere della corda. Nelle ultime due grotte si commemora S. Girolamo; nella seconda, 'cella di S. Girolamo', si vede l'antica scala che sbocca nel corridoio sud del chiostro soprastante.

Durante i lavori di restauro, in vari punti delle grotte, sono stati rinvenuti molti pezzi interessanti. Tra questi merita menzione una croce di metallo, rotta nella parte superiore, fatta per essere avvitata, sulla quale è possibile vedere la parola 'Precursore', incisa in caratteri armeni. La croce può risalire al XIII-XIV sec.

I cocci, rinvenuti a vari livelli, permettono di ricostruire cronologicamente l'occupazione delle grotte. I Più antichi risalgono al II periodo del Ferro: un manico di giara, con l'iscrizione ebrea 'Lemmelek', per il re, è databile nell'VIII-VI sec. a. C. C'è quindi una interruzione ed i frammenti di ceramica riprendono dal I-II sec. d.C. L'interruzione coincide con il periodo della deportazione degli Ebrei a Babilonia, e la ripresa coincide con l'èra cristiana.

Sono stati inoltre reperiti resti di ceramiche bizantine e medievali, nonché frammenti vitrei.

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Created / Updated November, 2005 by John Abela ofm ,E.Bermejo, E.Alliata, A.Alba, Marina Mordin
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