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LA GROTTA DELLA NATIVITA'

  
I. Nelle cronache

Il vangelo, nel riferire la nascita del Redentore, è estremamente breve. Matteo dà la notizia per inciso: "Nato Gesù in Betlemme di Giuda al tempo del re Erode, ecco dei Magi arrivare dall'Oriente" (2,1). E' quasi strano che Matteo, l'Evangelista delle profezie, non si riporti qui a Michea che, 750 anni prima, aveva annunciato questo avvenimento. Luca non aggiunge molto: "Anche Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di Davide, chiamata Betlemme, perché era della casa e della famiglia di Davide, per farsi iscrivere con Maria sua promessa sposa che era incinta" (2, 4) e in 2, 7 dà l'unico particolare che serva ad ambientare la Natività: "Partorì il suo figlio primogenito, lo avvolse in pannolini e lo depose in una mangiatoia, perché non vi era posto per loro nell'albergo".

Non è possibile sapere esattamente se la grotta fosse una delle infinite cavità naturali, che si trovano nei pressi di Betlemme, o un antro adibito a stalla in una qualche locanda. Comunque, la tradizione che risale alla prima metà del II sec., è esplicita : si tratta di una grotta-stalla.

S. Giustino Martire (155-160 - Dialogus cum Tryphone) spiega: "Siccome Giuseppe non potè prendere alloggio nel villaggio, occupò una grotta assai vicina a Betlemme e, mentre erano là, Maria dette alla luce Cristo e l'adagiò nella mangiatoia..."

Origene (ca. 248 - Contra Celsum) parla della venerazione annessa alla grotta, come di cosa certa: "A proposito della nascita di Gesù, se qualcuno dopo il vaticinio di Michea, e la storia scritta nel Vangelo dai discepoli di Gesù, desidera altre prove, sappia che oltre a quello che è raccontato nel Vangelo sulla di lui nascita, si mostra a Betlemme la grotta nella quale è nato e, nella grotta, la mangiatoia dove fu ravvolto in fasce. E quello che si mostra è così conosciuto in questi luoghi, che anche gli estranei alla nostra fede sanno come Gesù, che i Cristiani adorano e ammirano, è nato in una grotta".

Eusebio lascia intendere che la grotta si trova sotto la chiesa di Costantino, ed Eteria specifica: "Nella chiesa (di Betlemme) vi è una grotta dove è nato il Signore".

S. Girolamo (395 - Lettera a Paolino) conferma la profanazione del luogo sacro da parte di Adriano: "Betlemme ora nostra... era ottenebrata da Tammuz, cioè Adone, e nella grotta, dove una volta vagì Cristo, veniva pianto l'amante di Venere". Egli descrive l'antro (386 - Lettera a Marcella) come un "piccolo buco nella terra" e accenna anche (PL 23, 411 - Contra Iohannes Hierosolymitanum) all'esistenza di altre grotte, stando nelle quali poteva udire i fedeli che pregavano alla Natività.

Ancora in S. Girolamo (ELS 102 - Omilia della Natività) troviamo un riferimento a dei mutamenti: "Oh, se potessi vedere quella mangiatoia dove giacque il Signore! Ora noi, come per onore di Cristo, abbiamo tolto quella lutea e messo l'argentea; ma è per me Più preziosa quella che è stata tolta. L'oro e l'argento sono per la gentilità; per la fede cristiana conviene questa mangiatoia lutea... Ammiro il Signore che, pur essendo il creatore del mondo, non nacque fra l'oro e l'argento, ma nel luto". Gli studiosi hanno discusso sul vero significato del termine luteum: indica una greppia di argilla e paglia, oppure una "cosa povera" come la pietra? La seconda interpretazione sembra più logica anche perché, alla fine del passo, l'autore dice che il Signore è nato nel luto, cioè nella povertà, sulla nuda pietra. I resti-reliquie componenti la mangiatoia sono conservati a Roma, sin dal XII sec., in Santa Maria Maggiore.

Al tempo dell'Anonimo di Piacenza (570 - ELS 108), la grotta è ancora ornata d'oro e d'argento. Egli dice che "la bocca della spelonca per entrare è molto piccola". Queste parole confermano che inizialmente esisteva una sola scala dì accesso. Un antico gradino, ritrovato in situ, indica che l'antica scala era formata da due rampe: partiva nel mezzo della navata centrale, andando prima da nord a sud, poi da sud a est.

Bernardo Monaco (ca. 870 - ELS 116, 2) nota: "Betlemme ha una chiesa molto grande in onore di S. Maria, nel cui mezzo è la cripta sotto uno scoglio, il cui ingresso è a mezzogiorno e l'uscita a oriente. In essa si mostra il Presepio del Signore ad occidente della stessa cripta; il luogo però, nel quale vagì il Signore, è ad oriente ed ha un altare dove di celebra la messa". Da queste cronache si dovrebbe concludere che le due scale, attualmente esistenti, sono state costruite tra il 570 e l'870. Tuttavia, è più probabile che questa trasformazione, fatta allo scopo di facilitare il flusso dei fedeli e dei visitatori durante la liturgia, sia avvenuta durante i lavori di Giustiniano. Per una qualche ragione, l'Anonimo di Piacenza non vide che un solo ingresso, o accomunò le due entrate nell'espressione 'bocca della spelonca'.

Già S. Girolamo accenna ad un altare e la Descrizione Armena (VII sec. - ELS 111) ne conferma l'esistenza. Secondo Willibaldo (723-6 - ELS 114) sembra si tratti di un altarino portatile: "E ivi, sopra (la grotta) vi è edificata la chiesa. E sopra dove il Signore è nato ora vi sta un altare e un altro altare più piccolo è fatto cosicché quando quelli vogliono celebrare dentro la grotta, prendendo l'altare piccolo lo portano dentro per il tempo che celebrano la Messa e dopo lo levano".

Daniele e Teodorico, (1172) parlano di un solo altare formato da una lastra di marmo sostenuta da 4 colonnette, sotto il quale c'è una stella scolpita nel marmo. Il motivo, probabilmente di molto anteriore, ci viene descritto da P. Giacomo da Verona (1335 - ELS 141, 2) : "Vi è un altare molto devoto e sotto di esso v'è una stella marmorea e questo è quel luogo dove la Vergine Maria partorì suo Figlio Gesù Cristo e su quel luogo si fermò la stella che apparve ai Magi venuti dall'Oriente per venerarlo".

Alla fine del VI sec., cioè dopo la costruzione della basilica di Giustiniano, i due ricordi evangelici, quello della nascita e quello della deposizione nella mangiatoia, ci vengono presentati dalle fonti letterarie con localizzazioni ben distinte. E' infatti nel VI-VII sec. che deve esser stata scavata nella roccia la piccola abside sopra il luogo della Natività. Arculfo (670 - ELS 110, 2) riferisce: 'Poi nella medesima città, nella parte orientale, ultimo angolo, vi è una grotta quasi per metà naturale, la cui interna ultima parte è detta presepio del Signore in cui la madre depose il nato figlio, ed un altro luogo contiguo allo stesso presepio, ma più vicino a chi entra, si dice che sia proprio il luogo della natività del Signore". Da Arculfo abbiamo conferma che sia la grotta che la Basilica erano rivestite di marmi. Epifanio (IX-XI sec. - ELS 117) vede ancora "due grotte riunite, decorate con oro e pitturate come nuove".

A poco a poco i rivestimenti marmorei delle pareti dell'absidina della Natività e del presepio sparirono e la roccia riaffiorò, nuda come al momento della nascita del Bambino: così la vede Bartolomeo de Saligniaco (1518).

Il muro est e forse anche la volta della grotta erano ornati di mosaici e di pitture. Giovanni di Würzburg (1165 -ELS 131) riferisce l'esistenza di due versi in mosaico dorato: "Angelicae lumen virtutis et eius acumen - hic natus vere Deus est de virgine Matre."

Giovanni Focas (1177 - ELS 133, 6) descrive il mosaico dell'absidina dando molti dettagli: "Una mano perita d'artefice dipinse dal vero nella spelonca i Misteri che si compirono in essa... Vi è la Vergine sul letto, reclinata, con la sinistra posta sotto il gomito dell'altra, appoggiato il volto sulla destra guardando, il Fanciullo... Poi l'asino, il bove e la mangiatoia, il Fanciullo ed il gruppo dei pastori... Il cane, più vivo delle altre bestie, sembra osservare intento l'insolita visione... 1 Magi discendendo dai loro, cavalli, presi i doni in mano, col ginocchio piegato, li offrono riverentemente alla Vergine".

Il fumo delle candele e delle lampade ad olio, nonché l'abitudine di appendere dei quadri, rovinarono irreparabilmente i mosaici. Nel 1461 Lodovico de Rochechouart osserva che, seppure integra, la pittura della volta è offuscata; nel 1666 G. Bremont (Viaggi, libro 11) conferma: "Il pavimento di marmo bellissimo, le mura sono incrostate fino all'altezza di sei piedi et il resto, come la volta, è ornato di mosaico al presente tutto negro di fumo".

Durante i secoli la grotta fu abbellita e restaurata. Nel 1636 P. Veniero ricorda l'esistenza di diversi quadri, tra cui uno di scuola veneta (Palma il Giovane?), raffigurante la Natività. Scampato all'incendio del 7 maggio 1869, sebbene un po' bruciacchiato, è conservato ora nel Convento della Flagellazione di Gerusalemme.

11. Oggi

Come abbiamo visto, la grotta è sempre stata localizzata sotto la basilica, con la quale comunicava mediante una, poi mediante due scale. Le facciatine dei due ingressi risalgono al tempo dei Crociati; dello stesso periodo sono anche le porte, che devono avere subito non poche traversie. Una, infatti, è montata capovolta. Sulle facciatine e sulle colonnette, numerosi graffiti di pellegrini in latino, italiano, arabo e armeno.

Scesa una delle due scale, si entra nella grotta, di forma grossolanamente rettangolare (12,30 x 3,50 m.) e piuttosto buia. La rischiarano 48 lampade, 21 delle quali appartengono ai Latini.

La roccia primitiva è visibile soltanto nell'insenatura del presepio. Le pareti sono state adattate, durante i lavori giustinianei per reggere i marmi che, dal pavimento, andavano fino alla volta.

La volta esistente è in muratura, come la piccola abside della Natività, aperta ad est fra le due scale; anche questi sono lavorì giustinianei. La decorazione della volta fu distrutta dall'incendio del 1869 e la volta stessa. danneggiata dal terremoto del 1927.

Ai lati dell'arco dell'absidina si alzano due colonne di pietra rosa, molto simili, salvo le dimensioni, alle colonne della basilica. 1 resti musivi dall'absidina, riparati nel 1944, sono pochi, e non bastano a chiarire la descrizione di Focas. In basso abbiamo le lettere centrali dell'iscrizione latina 'Gloria in excels:is Deo et in terra pax hominibus'. Sopra, nel mezzo, si potrebbero vedere la Vergine, la mangiatoia, rappresentata come una cassetta, una parte del corpo del Bambino, avvolto in fascie. In un'altra scena abbiamo il lavacro del neonato; in un'altra ancora, l'annuncio ai pastori.

In basso, ai piedi dell'altare, la stella latina che ricorda la Natività.

Il presepio, il luogo della mangiatoia, ha pavimento e cielo più bassi di quelli del resto della grotta. La volta è sostenuta da una colonna di pietra rosa, anche essa simile per sagoma a quelle della basilica, sebbene più piccola. Si vedono poi due sottili colonne crociate con capitello, su una delle quali molti pellegrini hanno inciso delle croci; una colonna di marmo bianco, con la parte superiore a tortiglione, del tipo usato per sostenere i cibori, ed infine una quinta colonna, nella parte interna del presepio, che sorregge il cielo della grotta.

Di fronte al presepio c'è un piccolo altare che ricorda i Magi: è l'altare dove i Latini celebrano la Messa.

Sopra l'altare dei Magi e nel fondo del presepio si trovano due notevoli tele di Giovanni Baglioli, ravennate, dipinte a Gerusalemme nel 1875-6 e sistemate dove le vediamo, nel 1885: si tratta di un'adorazione dei Pastori e di un'adorazione dei Magi (tela firmata). Dello stesso autore è anche la Gloria posta in alto sopra il presepio.

L'impiantito del presepio non è originale ed i molti ritocchi che esso lascia vedere sono ben giustificati dalla grande usura provocata dallo strusciare dei piedi dei fedeli. L'impiantito della grotta è coperto di lastre di marmo, che un tempo deve essere stato bianco.

Tre pareti della grotta sono rivestite con un pesante coltrone di amianto, donato nel 1874 dal Maresciallo MacMahon, Presidente della Repubblica Francese, a seguito dell'incendio del 1869. (I fori che in esso si vedono, non servono che a far passare le corde delle lampade). Al di sotto esistono tuttora i marmi crociati; al di sopra sono appesi quadri privi di valore artistico. Intorno all'absidina della Natività e al presepio pendono drappi, sempre in lotta con il fumo delle candele e con le mani dei visitatori, modesti sostituti delle fastose tappezzerie latine che abbellivano la grotta fino al 1869.

La grotta della Natività è chiusa verso ovest da un muro che viene a formare un piccolo vestibolo, con volta leggermente più alta e pavimento leggermente più basso. Sul muro di separazione si vedono pochi resti di pitture di santi, che ricordano quelle della cappella del campanile. Dalle crocette e dai graffiti incisi sull'intonaco, si può dedurre che il luogo anticamente fosse visitato. L'esistenza di questo muro, di struttura giustinianea, che, creando il vestibolo, ha un poco rimpicciolito la grotta, e la presenza di pitture fanno pensare che nel vano si volesse commemorare un qualche ricordo, probabilmente quello di S. Girolamo, Paola ed Eustochio.

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Created / Updated November, 2005 by John Abela ofm ,E.Bermejo, E.Alliata, A.Alba, Marina Mordin
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